C'era una volta il trequartista. Quello puro, il 10. L'uomo tra le linee, la brezza e la fantasia, l'estro al servizio dei palati, dei tacchi e dei tacchetti. C'era la mania dell'albero di Natale, c'era il calcio totale, c'era il 4-2-fantasia. Perché il calcio è come un pantalone a zampa d'elefante, un golf a collo alto; come un colletto tirato su, come la scarpa lucida, come lo scollo a v. Mode passeggere e idee radicate che s'intrecciano, che ritornano. Le tendenze del 2012/2013 raccontano di due correnti di pensiero che vanno per la maggiore: lo schema Zeman e lo schema Mazzarri. Tre attaccanti o tre difensori, due marchi di riconoscimento rilanciati, negli ultimi tempi, dal boemo e dal toscano, nella Serie A italiana. Filosofie di vita, pure, di chi ha sempre preso tutto a testa alta, attaccando sfrontatamente sistemi di gioco e sistemi politici, oppure quelle di chi si è chiuso a riccio per sfogare rabbia e capacità in ripartenze fulminee. Modi d'intendere, d'interpretare: i due davanti, coi tre difensori, possono essere un furetto ed un giocoliere, come nel caso della Juventus di Conte/Carrera, leggi Giovinco-Vucinic, dove le incursioni degli interni di centrocampo valgon però molto di più di quelle degli esterni come a Napoli. La Fiorentina di Montella, in questo, viaggia nel guado, a caccia delle frecciate dei mediani e delle falcate delle ali. Tre punte, per i tre punti, è anche l'idea di Ferrara, che ad un marcantonio come Maxi Lopez, affianca un uomo largo come Estigarribia ed una seconda punta come Eder. Cambia l'attaccante, da grande a piccolo, dalla Gallina a Bergessio, ma l'idea di Maran con Gomez e Barrientos ai fianchi è la stessa. C'è poi chi non abbandona il trequartista, seppur atipico, come il Milan, con Boateng a galleggiare tra le linee ed a servire talvolta i due incursori di mediana. C'è invece chi, con una punta centrale, vedi Stramaccioni con Milito, varia dal compagno di banco come Cassano al duo Palacio-Sneijder a ballar tango dietro il centravanti. Diamanti e Taider lo fanno con Gilardino a Bologna, Petkovic ha invece optato per un quattro fluido dietro a Klose, con Ledesma in regia più arretrato. Integralismi, appunto. Corsie e solo corsie, è il dogma di Ventura e del suo Torino. Lo stesso di Sannino che però, a Palermo, ha meno esterni di quelli sperati.
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