A volte, nel calcio, possono bastare poche ore per cambiare una carriera. Storie di un pazzo mercato, le chiamiamo così, ormai ci siete abituati. Chiedere per informazioni a Marko Livaja, classe 1993, a vederne la struttura fisica sembra il papà di un 19enne. La stessa impressione che hanno gli 007 dell’Inter nell’estate del 2010, missione in Croazia, Marko ha 17 anni. Parla poco, segna tanto, si muove già da grande. E’ amore a prima vista per quel ragazzino che gioca con la maglia dell’Hajduk, squadra di Spalato, la sua città. Livaja è un croato purosangue e tifoso dell’Hajduk, dove arriva a 15 anni dopo le esperienze tra Gonsk Gabela, Omladinac Vranjic e Dinamo Zagabria da giovanissimo. Il tempo di una presenza in prima squadra, l’emozione dell’esordio. Ma per Marko le nazionali giovanili già diventano una vetrina dove non manca di mettersi in mostra. Tra Under 15, Under 16 e Under 17 segna con una continuità impressionante, impossibile non notarlo. L’Inter, dicevamo, lo adocchia e si informa: quel ragazzino è chiaramente superiore a tutti gli altri. Ma non è sola, perché anche alcune società inglesi e il Milan ci hanno messo gli occhi. Non c’è tempo da perdere, gli uomini rossoneri hanno chiesto relazioni su Livaja e il blitz può arrivare da un momento all’altro, con i giovani funziona così. Quella prima punta col fisico di un carrarmato non ha il passaporto comunitario, le norme su un solo extracomunitario tesserabile non aiutano, anzi: l’Inter aveva Livaja in pugno ma deve trovare un escamotage per evitare gli inserimenti di Milan o club inglesi. Detto, fatto: Livaja viene parcheggiato al Lugano, poi nell’estate del 2011 a tesserarlo d’accordo con l’Inter è il Cesena. Marco Giampaolo se ne innamora, lo definisce il ‘piccolo Rooney’ per l’abnegazione mista a concretezza che fa di Livaja un giovane quasi unico nel suo genere. Una matricola che l’Inter porta a casa grazie a una pazza storia di mercato, tre presenze nel Cesena e nel gennaio del 2012 l’approdo a Milano. Naturalmente all’Inter, perché il Milan non è riuscito nel sorpasso. In panchina per la Primavera c’è Andrea Stramaccioni, innamorato calcisticamente di Livaja: prima punta o all’occorrenza largo in un 4-2-3-1 con licenza di spingere. Marko – carattere esuberante e gol come pane quotidiano – diventa un perno della squadra che vincerà scudetto e Next Generations Series, il resto è storia recente. L’Inter ne ha riscattato la metà del cartellino dal Cesena, poi lo ha fatto debuttare in campionato. E specialmente in Europa League, da protagonista in quest’ultima annata (sfortunata): 4 gol in 7 partite di cui il primo all’esordio da titolare, tanta roba a 19 anni. Troppo poco però per Livaja, che ha bisogno di giocare anche in campionato per crescere (solo 50 minuti totalizzati in Serie A fino a gennaio). L’Inter lo manda all’Atalanta nell’affare Schelotto, venduta la metà del cartellino con la promessa di lasciarlo a Bergamo anche il prossimo anno. Qualche comportamento sopra le righe (punito e perdonato, per adesso), due gol in undici presenze e la voglia di dimostrare all’Inter che poteva far comodo: Marko Livaja si gode il presente e aspetta il futuro, in nerazzurro, ma quello proprio dell’Inter. Perché strapparlo all’Inghilterra e al Milan fu un merito, adesso Livaja va valorizzato. Le storie di un pazzo mercato sono così, tutte da raccontare e ancora da scrivere, tra passato e soprattutto futuro…
Autore: Redazione TA / Twitter: @tuttoatalanta
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