ZINGONIA - L'ora del ritorno sul luogo del delitto sta per scoccare. Stefano Colantuono, allenatore di una corazzata inaffondabile sulla cui fiancata compare a caratteri cubitali la scritta Atalanta, è pronto ad arringare la ciurma dalla tolda di comando. Si va a Torino per il posticipo dell'ottava giornata di ritorno del campionato cadetto, una piazza dove il tecnico romano della capolista ha fallito l'approdo al porto sicuro della serie A la scorsa stagione: doppia finale playoff con il Brescia persa ingloriosamente, ed ecco il via libera per la sua seconda esperienza a Bergamo. E adesso, forte del 2-1 dell'andata (Padoin, Sgrigna e il Tir al 92'), la nuova sfida al recente passato. Anche se quell'evasione da fine settimana con la palla rotonda non è tutto. E l'intervista comincia con un pensiero a chi non c'è più.
Partiamo dall'extra calcio. A Bergamo, in questi giorni, l'attenzione della gente non è proprio catturata dalla partita.
"Non ci sono parole per Yara e la sua famiglia, una tragedia successa a due passi da tutti noi. Massimo sostegno e solidarietà. Ma voglio fare un appello anche a Daniel, il ragazzo fuggito: anzi, colgo l'occasione di invitarlo da noi al Centro Bortolotti per una settimana. Una società come la nostra deve vivere il suo territorio".
Con quale animo affronterete il big match dell'"Olimpico"?
"Noi non possiamo permetterci assolutamente di interrompere la nostra striscia postiva, il Toro è in netta ripresa e tenterà di metterci i bastoni fra le ruote. Ne uscirà un confronto da gustarsi fino alla fine. Abbiamo messo molto fieno in cascina disputando un campionato fin qui straordinario: ora si tratta di non mollare un millimetro".
Che ricordi ha di quell'esperienza e che ricordi ha lasciato?
"Recentemente mi hanno chiesto se un giorno potrei tornare ad allenare lì: ho risposto mai dire mai, andandoci coi piedi di piombo. Il mio desiderio è chiudere la carriera a Bergamo, ma nel mondo del calcio le certezze sono in coda a tutto il resto. Non mi sono lasciato male con la società né con la squadra: l'anno scorso abbiamo fatto un grande girone di ritorno, perdendo la A solo all'ultimo tuffo anche per colpa di alcuni episodi dubbi. Mi aspetto un'accoglienza favorevole".
Un rendez-vous da primo della classe non è male...
"Sì, ma non c'è nessuna rivalsa. Con il presidente Cairo ho ottimi rapporti, la piazza allo scorso giro l'abbiamo riavvicinata alla squadra dopo un momento di frizione: spero che alla fine della corsa Torino e Atalanta si ritroveranno nel paradiso del pallone".
Ci dica qualcosa su formazione e modulo. E' possibile un ritorno al rombo?
"Mai avuto pregiudizi sullo schieramento, ma non voglio anticipare nulla per non dare riferimenti agli avversari. La rosa è completa e abbastanza duttile, gli avvicendamenti in presenza di infoirtuni e acciacchi sono normali. In difesa Troest ha avuto molte noie e Talamonti ha avuto una ricaduta, in mezzo potrebbe giocare Peluso anche se lo preferisco come terzino di argine e di spinta. Barreto deve rimanere fermo un turno; abbiamo un Padoin in più, Doni ha i soliti problemini muscolari e dovrò decidere all'ultimo se farlo partire. Le soluzioni non mancano".
Bjelanovic e Tiribocchi sono la possibile coppia per l'attacco?
"Stanno bene come tutti gli altri. In avanti ho alternato parecchi giocatori finora, solo il Tir con Ruopolo sono scesi in campo come titolari con una certa continuità. Certo, alcuni di loro si conoscono già. Ma è chiaro che per avere alternative bisogna anche provarle. In quel reparto non ho proprio preoccupazioni, viviamo di abbondanza pura".
E dietro, sulla linea di centrocampo?
"Idem: posso ruotare molti elementi a seconda delle necessità. Non dimentichiamoci che ci sarebbe disponibile un certo Bonaventura, uno che sa come si fa a scardinare le difese altrui sia che giochi sulla fascia che dietro le punte. L'undici di partenza? Lo vedrete domani sera...".
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