ZINGONIA - Il gol contro il Cesena, botta in diagonale al culmine di un dribbling insistito che nemmeno uno strike, è stato degno del miglior Messi. Oppure, con un ulteriore volo di fantasia, dell'assolo con cui Ryan Giggs fece secco l'Arsenal in FA Cup nel lontano 1999. Paragoni illustri, eppure parliamo di un terzino. Ma nonostante questa ed altre prodezze, quelle per intenderci più consone a un mastino dal senso dell'anticipo e dalla falcata ariosa come lui, Federico Peluso rischia di passare per eterno sottovalutato. Al secondo gol in A a due rotazioni terrestri di distanza dal battesimo del fuoco sotto porta in un 3-1 al Parma, il mancino romano scollina verso i ventott'anni con la consapevolezza di essere un punto di forza dell'Atalanta bella e tormentata di questa coda di anno solare. Per il numero 13, due date che rappresentano gli estremi di una maturazione professionale, quelle del sigillo personale allo score della Dea: 25 ottobre 2009 e 21 dicembre 2011.
L'esultanza sul 4-1 ha avuto il sapore della liberazione. Non solo perché ha arricchito il tuo tabellino personale.
“Erano punti che valevano doppio, perché conquistati contro una diretta concorrente. E poi arrivavamo da giorni fastidiosi, anche se siamo riusciti a mantenere la concentrazione regalando spettacolo e risultato ai tifosi”.
C'è la consegna del silenzio, ma lo stato d'animo dello spogliatoio non è un segreto...
“Non è una situazione semplice, ma dobbiamo lavorare e pensare al campo. Dopo tutto siamo giocatori di calcio, pagati per fare il nostro mestiere. Le questioni non di nostra pertinenza le lasciamo volentieri a chi di dovere”.
Dopo le feste, ecco la mission impossible. Il Milan da affrontare alla ripresa.
“Si scende in campo con la speranza di sfoderare una prestazione all'altezza e ovviamente di raccogliere un buon bottino. Finire la partita con la maglia sudata è un must, il resto verrà da sé. Noi abbiamo già dimostrato di potercela giocare con chiunque”.
Ritmo spezzato dalla solita pausa per le festività?
“Avrei preferito continuare a giocare, almeno non si sarebbe parlato d'altro. Purtroppo non si può scegliere. Peccato, nessuno vorrebbe mai staccare la spina quando le cose vanno alla grande. Approfittiamone per ricaricare le pile”.
Un voto al tuo 2011?
“Positivo. A parte la promozione, frutto degli sforzi di tutti, credo che quello che stiamo facendo sia davvero unico. Voti alti per l'intero gruppo, senza dubbio”.
Un difensore che sforna traversoni e va pure a segno è un valore aggiunto.
“Io però non mi pongo limiti. Io mi alleno con la certezza di avere margini di miglioramento molto ampi.
Ora, almeno, si sono sparigliate le carte sul tuo vero ruolo. Altro che centrale.
“L'imprinting della duttilità me lo tengo ben stretto, perché sono arrivato qui come jolly e comunque mi ritengo in grado di ricoprire anche la posizione di centrale. Con Stefano Colantuono sono riuscito a trovare la continuità che forse prima non avevo raggiunto”.
Se dovessi fare il nome di un compagno per il quale ti auguri la ribalta, quale sceglieresti?
“Sicuramente Guido Marilungo. Un ragazzo che merita molto a prescindere, e non solo perché s'è messo vistosamente in mostra col Cesena".
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