Gasperini: "Atalanta, non si può tornare indietro. Juventus? Come la affronteremo lo sappiamo"

 di Simone Franzini  articolo letto 2270 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Gasperini: "Atalanta, non si può tornare indietro. Juventus? Come la affronteremo lo sappiamo"

Ospite di Radio anch'io lo sport su Radio 1, Gian Piero Gasperini commenta il buon momento della sua Atalanta, dopo la vittoria sul Sassuolo e in vista della sfida di Coppa Italia contro la Juventus: "È un anno e mezzo che l'Atalanta viaggia su ritmi alti, quest'anno il campionato è più equilibrato e la lotta Europa League più difficile".

Ora la Juventus, poi campionato e Borussia Dortmund in Europa League.

"Sarà un mese durissimo, con tante partite difficili. Incontreremo tre volte la Juve, due il Borussia: sarà un mese importante, lo affrontiamo con entusiasmo. Vogliamo dare un significato sempre più importante alla stagione".

Nei giorni scorsi ha criticato l'operato del club sul mercato. C'è una divergenza di vedute e si può pensare che lasci l'Atalanta per la big o la nazionale?

"L'Atalanta indubbiamente in questo anno e mezzo ha cambiato molto profilo, ha avuto valorizzazioni importanti e ha dato grandi soddisfazioni alla tifoseria. Credo che l'obiettivo di tutti sia portare la squadra a essere sempre più competitiva, tornare indietro diventa difficile dopo che la società ha acquisito lo stadio. Bisogna trovare nuove strade per tenere la squadra più in alto possibile, tornare indietro sarebbe complicato".

È arrivato il momento di una panchina importante?

"Io sono molto felice della situazione a Bergamo, ho un bel riscontro da parte dei tifosi a livello professionale e personale. Non sono alla ricerca di altre situazioni, bisogna trovare soddisfazioni dove si sta bene, io qui sto bene. Voglio dare sempre qualcosa in più: non è facile, però credo che l'Atalanta abbia la struttura per pensare in grande".

Alcuni dicono che siete superiori alla Juve sul gioco.

"È una bella sfida. La Juve è favorita, è fortissima e giochiamo in due partite. Però per noi è una possibilità incredibile, l'Atalanta non gioca una semifinale da tanto tempo: sarà una partita con grande attesa, la qualificazione si giocherà soprattutto al ritorno e lo sappiamo. Dobbiamo giocarci le nostre carte".

Sta valorizzando giocatori che non hanno fatto mai così bene. Qual è il suo segreto?

"Penso che dipenda da tanti piccoli fattori. Al primo posto a Bergamo ci sono i comportamenti, e dipendono dalla società: servono comportamenti corretti a livello personale e professionale, servono per affrontare vittorie e sconfitte. Io ho trovato tanti giovani che avevano voglia di emergere, poi se fai risultato vuol dire che ci sono dei valori. Penso che sia tutto l'insieme ad avere portato un ambiente così entusiasta intorno a noi". 

I giovani ci sono e sono forti.

"Sì. Non è facile avere fuoriclasse, però c'è una grandissima base che spesso trascuriamo a favore di giocatori che non sono meglio di quelli che abbiamo noi. Questa è una filosofia che, in chi costruisce le squadre, tende a privilegiare ciò che arriva dall'estero. E poi finiamo per avere problemi con la nazionale: se hai due giocatori italiani a partita diventa difficile renderla competitiva".

Ieri hanno vinto tutte le squadre che ambiscono all'Europa League. È più facile arrivarci in campionato o in Coppa Italia?

"Noi cercheremo di giocare al meglio questa opportunità, poi sappiamo che la Juventus è fortissima. Oltretutto bisognerebbe anche vincere la finale per andare in Europa. Ci proveremo. In Europa la competizione è ancora più difficile, mi sembra che la strada migliore sia il sesto o settimo posto. Però devo dire che quest'anno c'è una concorrenza fortissima".

Ieri tante polemiche per il VAR.

"Ieri è stata una giornata sfortunata, anche se sta succedendo da un po' di giornate. Credo che il VAR sia sempre lo stesso, cambiano le interpretazioni: bisogna recuperare un po' di certezze. Io auspico che siano gli arbitri a parlare, è una sperimentazione che ha dimostrato di avere cose positive ma stanno succedendo cose strane. Io ieri ho sentito Donadoni e Costacurta, due persone corrette: se hanno dubbi loro vuol dire che c'è qualcosa di non chiaro. È un momento di passaggio, ma servono alcune certezze in più, almeno nell'interpretazione. Se rivedendo le immagini ci sono idee diverse vuol dire che c'è un po' di confusione. Poi alcune situazioni sono giuste in un modo o nell'altro, sono difficili da inquadrare. Però è evidente che un po' di confusione s'è fatta, la tecnologia deve migliorare ma è un momento di passaggio".

Cosa vi siete detti voi allenatori con gli arbitri.

"Sì, però anche lì i problemi più grossi erano relativi a fuorigioco e fallo di mano. Sul fuorigioco, se la tecnologia traccia una linea, diventa difficile parlare di centimetri di tolleranza. È come il gol: o c'è o non c'è. Poi la tecnologia per ora è imperfetta. Sul fallo di mano c'è confusione: se attaccato al corpo non è fallo, bisogna rivedere il concetto di volontarietà. È difficile interpretare in modo univoco un episodio: parlo del rigore non dato al Bologna, non del gol del Milan".

Cosa farebbe se vincesse la Coppa Italia?

"Siamo disponibili a qualunque cosa. Sarebbe straordinario. Bisogna concentrarsi sul campo, bisogna mettere in difficoltà la Juventus, vedere che prestazione riusciamo a fare. Sarà soprattutto il campo a dire cosa saremo in grado di fare".

Tra i giovani c'è Orsolini. Perché non l'ha mai impiegato?

"Beh, di giovani noi ne abbiamo tanti. Caldara, Spinazzola, Cristante: avere tre giocatori così è un successo. Io ai giovani non è che regalo niente solo perché sono giovani, Orsolini è una speranza per il calcio italiano: speriamo che possa diventare un certo tipo di calciatore, ora è in fase di crescita e ha bisogno di dimostrare tutto il suo valore. Purtroppo il calcio è impietoso, non guarda alla carta d'identità".

Tornando alla Juventus, ha già pronto il piano?

"Come la affronteremo lo sappiamo, il resto lo vedremo in campo perché ci sono tante cose che si evolvono durante la gara".

Turnover o no?

"Io ho la fortuna di avere più di undici titolari".