C'è una certa poesia nel fatto che l'ultima serata di Maurizio Sarri alla Lazio sia stata illuminata dal gol di Pedro. Il veterano spagnolo, in quella che quasi certamente è stata la sua ultima apparizione in biancoceleste, ha firmato il 2-1 contro il Pisa e si è preso la scena con il premio di MVP. Un finale degno per un personaggio che Sarri ha sempre definito un esempio di vita prima ancora che di calcio. La Lazio chiude al nono posto, con 21 punti in meno rispetto a dodici mesi fa, in uno stadio olimpico ancora una volta vuoto per via della protesta della tifoseria. Un'immagine che racconta meglio di qualsiasi statistica come è andata.
LE PAROLE CHE PESANO - Davanti ai microfoni nel post-partita, Sarri ha scelto la franchezza totale. Ha ringraziato i suoi giocatori con parole sincere: «Ho ringraziato la squadra per questa stagione devastante. Hanno sbagliato qualche partita ma non hanno mai mollato. Non sono la squadra più forte che ho allenato tecnicamente, ma sicuro quella con i valori migliori». Poi la confessione, amara e consapevole: «Sicuramente questa è stata la stagione più difficile da quando sono in Serie A, per tantissimi motivi. Abbiamo tirato fuori un'annata dignitosa — 29 punti nel girone di ritorno — ma forse era meglio che una stagione così mi fosse capitata a 40 anni che adesso» (con una risata, ndr). Una battuta che nasconde tutto il peso di un anno trascorso a fare il pompiere in una casa che bruciava.
IL NODO FUTURO: IL CONFRONTO CON LA SOCIETÀ - Poi, il passaggio che tutti aspettavano. Sul suo futuro alla Lazio, Sarri non si è nascosto: «Non so come andrà perché sono ancora sotto contratto, nelle prossime settimane valuteremo. Io non sono particolarmente contento perché quest'anno non mi sono sentito ascoltato. Sarebbe un discorso troppo lungo, che sarebbe meglio fare con la società a quattr'occhi». Parole che, unite alle tensioni accumulate nel corso della stagione — dal calciomercato bloccato dopo il suo arrivo alle incomprensioni crescenti con Claudio Lotito — tracciano il perimetro di una separazione che sembra ormai quasi inevitabile. Il contratto del Comandante lega ancora le parti fino al 2028, e la risoluzione richiederà un confronto diretto tra le parti.
L'ATALANTA NEL CORRIDOIO - Nel frattempo, in attesa di quel chiarimento, le voci si fanno sempre più concrete. Secondo le ultime ricostruzioni, Sarri e l'Atalanta sarebbero vicini a un'intesa di massima: un contratto biennale con opzione per un ulteriore anno, che porterebbe il Comandante a Bergamo per costruire il nuovo ciclo nerazzurro al fianco di Cristiano Giuntoli. L'amico e alleato storico dei tempi d'oro del Napoli, che si appresta ad assumere il ruolo di direttore tecnico a Zingonia, è la chiave di volta dell'intera operazione. L'Atalanta ha messo sul piatto un'offerta economicamente superiore a quella del Napoli e un progetto tecnico che stuzzica l'ambizione del Comandante: aria nuova, un gruppo da plasmare, una Conference League come trampolino verso obiettivi più grandi.
UNA STAGIONE DA DIMENTICARE, UN FUTURO DA SCRIVERE - La Lazio chiude la sua annata peggiore dell'ultimo decennio con un nono posto e una tifoseria esasperata, un allenatore che non si è sentito ascoltato e un presidente che ha risposto alle domande sul futuro con un lapidario «chiedete a lui». L'ago della bilancia pende verso Bergamo con sempre maggiore decisione: la prossima settimana sarà quella dei colloqui, delle firme, delle strade che si separano definitivamente. Sarri incontrerà Lotito per il confronto che entrambi si devono, poi scioglierà le riserve. Il calcio italiano attende. E Bergamo, in fondo, lo aspetta già da mesi.
Pedro ha salutato con un gol. Sarri lo ha salutato con la verità. Fine di un'era, inizio di tutto il resto.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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