Sembrava quasi una sceneggiatura fatta appositamente. Il positivo tra i calciatori - almeno due nel gruppo azzurro, spiegavano voci di corridoio - fa tremare l'Italia in vista della partita di Bergamo, la città più colpita dal Coronavirus che tenta di ripartire dopo avere vissuto almeno un mese come in Silent Hill, il videogioco prodotto da Konami nel 1999. Non sono stati mesi semplici per chi ha vissuto più di un dramma familiare, per chi ha salutato persone all'imbocco di un'ospedale d'avanguardia per poi non poterlo nemmeno più vedere, se non in un urna.

Il mondo del calcio si scontra con i positivi, con Cristiano Ronaldo che rischia di fermarsi prima della sfida contro il Barcellona, mentre El Shaarawy fortunatamente ha un riscontro negativo al secondo tampone. Come può sopravvivere il calcio in un mondo pieno di positivi? Paradossalmente Chiellini ha ragione, con la speranza che le terapie intensive non si intasino sin da inizio novembre, altrimenti il rischio è quello di un inverno lunghissimo, di un secondo lockdown che non cerca (né vuole) nessuno.

Molti parlano del problema nazionali, con viaggi e con positività riscontrate, fuori dalla bolla che qualcuno vorrebbe in stile NBA. Difficile conciliare una situazione del genere, praticamente impossibile per chi si muove in giro per l'Europa per le coppe. C'è una duplice speranza: che questa seconda ondata sia molto meno cruenta della prima - Bergamo ha la maggiore mortalità abitanti/malati, New York è tipo un terzo, gli altri vanno da un sesto in giù - e che la normalità possa ritornare, non solo per il calcio ma anche in generale. Per il resto bisogna continuare a vivere, con qualche regola in più. Noi italiani, da sempre allergici ai divieti, stiamo facendo meglio degli altri. Meglio continuare così.

E per il calcio? La differenza fra amatoriale e dilettantesco (e professionistico) è straordinariamente perfetta. Potere risalire a contatti, contagi e focolai ha senso. Certo, sarebbe interessante implementare le app - fubles in primis - in questo senso. Lo spettacolo deve continuare, il calcio non fa differenza, né lo fanno gli altri sport. O la vita.

Sezione: #Coronavirus / Data: Gio 15 ottobre 2020 alle 09:00 / Fonte: di Andrea Losapio
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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