«Il nucleo centrale delle imputazioni è rimasto intatto alla luce di quanto emerso nel dibattimento. La Procura ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio l’esistenza di una struttura anarchica caratterizzata da una disorganizzazione assoluta».

Con queste parole il pm Patricio Ferrari ha dato il via alle arringhe dell’accusa e delle parti civili nel processo in Argentina che vede imputati i sette componenti dello staff medico responsabile dell’assistenza a Diego Armando Maradona dopo l’intervento per la rimozione di un ematoma alla testa.

Secondo Ferrari, «quel gruppo di improvvisati era guidato da Leopoldo Luque» e, tra l’11 e il 25 novembre 2020, «ha infranto tutti gli obblighi a cui si era impegnato, abbandonando Maradona alla sua sorte».

«MARADONA ERA UNA BOMBA A OROLOGERIA» - L’arringa del pubblico ministero è stata durissima. «L’11 novembre 2020, Maradona era una bomba a orologeria. Se ne sono liberati e lo hanno portato in quella casa dove, 14 giorni dopo, è morto», ha dichiarato Ferrari.

Il procuratore ha quindi elencato quelle che, secondo l’accusa, erano le gravi carenze dell’assistenza: «Non c’erano guanti, garze, una flebo, una cassetta di pronto soccorso, un defibrillatore, un’ambulanza né nulla di ciò che avevano promesso. Era il vuoto assoluto, quella casa non aveva niente». Per Ferrari, non si sarebbe trattato di una situazione improvvisa, ma di una progressiva degenerazione delle condizioni di assistenza. «È stata una situazione che si è sviluppata con il passare dei giorni», ha insistito il pm.

«LA MORTE ERA EVITABILE» - Al centro dell’intervento della Procura anche le conclusioni della Commissione medica interdisciplinare, secondo cui Maradona non sarebbe stato «un uomo sano morto improvvisamente», ma «un paziente con una gravissima complessità medica».

Una delle conclusioni raggiunte dalla Commissione, ha sottolineato Ferrari, è stata che «la morte era evitabile e che l’assistenza medica era inadeguata». Il procuratore ha quindi definito lo staff come un «gruppo di dilettanti che ha dimenticato in ogni momento di avere a che fare con un paziente vulnerabile e complesso».

I SETTE IMPUTATI - Sono sette le persone imputate nel procedimento: il neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov, lo psicologo Carlos Diaz, l’infermiere Ricardo Almiron, il suo capo Mariano Perroni, la coordinatrice dell’assicurazione sanitaria Swiss Medical Nancy Forlni e il medico clinico Pedro Di Spagna.

Per tutti il principale capo d’imputazione è quello di omicidio semplice con dolo eventuale, reato per il quale è prevista una pena compresa tra gli otto e i 25 anni di reclusione.

IL NUOVO PROCESSO VERSO LA SENTENZA - Il procedimento arriva dopo il clamoroso annullamento del primo processo, travolto dallo scandalo legato al documentario filmato clandestinamente dalla giudice Julieta Makintach.

Il nuovo giudizio ha preso il via ad aprile e si avvia ora verso la fase conclusiva, con le arringhe finali delle difese e delle altre parti. Al termine sarà attesa la sentenza del Tribunale di San Isidro.

Sezione: Altre news / Data: Gio 08 ottobre 2026 alle 20:00
Autore: Daniele Luongo
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