L'Italia supera la Turchia per 3-1 nella quarta giornata del girone di Nations League. Al termine della sfida disputata al Dall'Ara, Riccardo Calafiori, autore del gol del momentaneo 2-1, è intervenuto ai microfoni di Rai Sport per commentare la gara, la propria prestazione e alcuni aspetti tattici e personali.

UNA SERATA SPECIALE AL DALL'ARA - Per Calafiori quella contro la Turchia è stata una serata dal significato particolare. Proprio a Bologna, infatti, il difensore aveva mosso i primi passi nel grande calcio e aveva esordito in Nazionale. «Credo ci sia qualcosa di scritto per me in questa città e in questo stadio: qui avevo esordito proprio contro la Turchia e qui ho segnato il primo gol. È un'emozione difficile da spiegare, ma volevo ringraziare tutti in qualche modo e credo di esserci riuscito abbastanza bene».

LA REAZIONE AL PAREGGIO - La Turchia aveva trovato il momentaneo 1-1, ma l'Italia è stata capace di reagire immediatamente, tornando in vantaggio e indirizzando nuovamente la partita. «Abbiamo reagito nella maniera giusta. Devo dire che è stata una partita diversa da quella giocata in Turchia, dove a volte ci avevano un po' sorpreso. Era importante tornare in vantaggio subito dopo e secondo me abbiamo vinto meritatamente».

I DIFENSORI SEMPRE PIÙ PROTAGONISTI - Otto gol segnati dall'Italia, sei dei quali arrivati su azione, con quattro reti realizzate da difensori: due di Bastoni, una di Calafiori e una di Kayode. Un dato che testimonia la volontà della squadra di portare molti uomini nella metà campo avversaria. «È il sintomo di un'idea collettiva e propositiva che evidentemente mi piace. Come ho detto nella prima intervista contro il Belgio, non è che in tre giorni o in due settimane si possa vedere interamente il lavoro di un mister, però l'idea è quella».

Calafiori ha poi aggiunto: «Abbiamo provato a fare il massimo, a lavorare, e piano piano i meccanismi entrano. Non voglio dire che abbiamo risolto tutto, ma siamo arrivati a un buon punto e andiamo a giocarci le ultime due partite di novembre».

«POSSO SEGNARE DI PIÙ, MA CONTA L'APPORTO ALLA SQUADRA» -  Il difensore ha parlato anche della propria vena realizzativa e della possibilità di aumentare il numero di gol nel corso della stagione. «L'anno scorso, per esempio, sono stato sfortunato e potevo chiudere ad almeno 5-6 gol. Quest'anno la stagione è cominciata abbastanza bene, ma ovviamente, al di là dei numeri, mi interessa l'apporto che do alla squadra». L'obiettivo principale resta quello di mantenere una buona condizione fisica: «Cerco di stare bene fisicamente: alla fine è quello che conta, perché quando sto bene posso aiutare in tanti modi».

LA LIBERTÀ DI ATTACCARE GLI SPAZI - Calafiori ha poi spiegato la propria interpretazione del ruolo, ricordando l'esperienza vissuta con Thiago Motta a Bologna e il lavoro svolto successivamente all'Arsenal. «Diciamo che tutto è cominciato con Thiago Motta al Bologna, che da centrale mi lasciava molto libero e mi sono trovato benissimo in quella stagione. Poi, appena arrivato all'Arsenal, inizialmente non era proprio così, ma ho parlato con il mister e lui stesso mi ha detto che se ho dentro questo impulso di andare ad attaccare gli spazi devo farlo, perché mi viene naturale».

Un'attitudine che, secondo il difensore, deve comunque essere accompagnata dalla giusta attenzione tattica: «Ovviamente va fatto con la testa, con le idee e nei momenti giusti, ma quando mi lasciano libero riesco ad esprimermi molto meglio».

IL GESTO PER IL GIOVANE TIFOSO - Calafiori ha poi commentato l'immagine diventata virale dopo la partita contro il Belgio, quando aveva regalato la propria tuta a un giovane tifoso. «In quel video mi soffermerei più sulla gioia del bambino: è una cosa difficile da spiegare. Come ho detto in quel commento a cui vi riferite, mi sembra passato un anno e mezzo o due da quando ero così e facevo il matto per Osvaldo o Lamela se mi davano una maglietta».

Il difensore ha raccontato l'emozione provata nel rivedere quelle immagini: «È un'emozione indescrivibile. Rivedendo il video mi sono accorto ancora di più di quanto fosse felice: queste sono le anime pure che ci sono nel mondo, bisogna tenersi strette e coltivare persone così».

LA COMUNICAZIONE CON IL TIFOSO - Il giovane tifoso non parlava inglese, ma Calafiori è riuscito comunque a capire la sua richiesta. «No, non parlava inglese. Ho provato a comunicare e lui mi diceva cose come “maglietta”, e io gli rispondevo di stare tranquillo che gliel'avrei data».

IL PALLONE D'ORO - Infine, una domanda sul prossimo Pallone d'Oro. Calafiori ha preferito non sbilanciarsi: «No, non vado ad entrare nel merito di queste decisioni! Se la giocano in 2-3 e sapete chi sono, ma quest'anno devo dire che è un po' difficile».

Sezione: Italia / Data: Lun 05 ottobre 2026 alle 23:08
Autore: Daniele Luongo
vedi letture