Dieci giorni fa scrivevamo di Lazar Samardžić come del nerazzurro dimenticato, l'unico dei tredici nazionali senza un minuto. Due panchine contro Grecia e Olanda, la Serbia che perdeva e il ct che non lo guardava, come raccontato ne le due panchine di inizio sosta. Ieri sera, a Eindhoven, lo stesso giocatore è sceso in campo con la fascia di capitano al braccio, ha servito l'assist del pareggio e ha provato due volte il tiro da fuori. È uscito al 72', in un minuto beffardo, quello del gol olandese che ha deciso la partita.

La parabola ha qualcosa da insegnare. Il calcio vive di fotografie, e le fotografie di una settimana diventano giudizi definitivi troppo in fretta. Samardžić è arrivato a Bergamo con l'etichetta del talento incompiuto, ha faticato a trovare una collocazione nel sistema di Maurizio Sarri, è finito ai margini anche in nazionale. Poi, quando il suo ct ha deciso di cambiare, ha risposto con una partita da leader. Non è una rivoluzione, ma è un segnale.

Per l'Atalanta il segnale arriva al momento giusto. Con Giacomo Raspadori fermo per due o tre settimane, sulla trequarti servirà qualcuno capace di inventare. Samardžić ha il piede per farlo, e ora anche la fiducia. Toccherà al tecnico decidere se dargli lo spazio che il serbo ha dimostrato, ieri sera, di saper meritare. Le soste servono anche a questo: a scoprire che un giocatore può valere più della sua ultima panchina.

Due panchine, un ingresso e una fascia: Samardžić torna a Zingonia con una storia da raccontare e un'occasione da prendersi.

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