Oltre centomila mattoncini, tre mesi di progettazione e circa 1.200 ore di lavoro. Tra i numerosi modelli realizzati da Rafał Szymanski, quello della New Balance Arena occupa un posto particolare e non solo perché per dimensioni supera le riproduzioni del Camp Nou, del Santiago Bernabéu e dello stadio di Danzica realizzate in precedenza dal suo team. Soltanto il PGE Narodowy di Varsavia può essere paragonato al progetto nerazzurro. Il modello dello stadio dell'Atalanta, lungo 220 centimetri e largo 155, venne svelato ufficialmente il 19 marzo 2024 a Oriocenter, alla presenza di Antonio e Luca Percassi e dello stesso Szymanski, autore dell'opera e ideatore della mostra. Una costruzione resa ancora più particolare da un dettaglio: quando il progetto prese forma, i lavori di riqualificazione dell'impianto reale non erano ancora terminati. Il team lavorò quindi sulla documentazione e sulle visualizzazioni ricevute da ingegneri e progettisti per riprodurre quello che sarebbe diventato lo stadio nella sua configurazione definitiva. Ma per Szymanski quel progetto non si è fermato ai mattoncini. Il polacco ha conosciuto da vicino il mondo nerazzurro, è stato invitato dal club allo stadio, ha seguito l'Atalanta contro il Raków Częstochowa e, a Varsavia, ha vissuto dal settore atalantino la Supercoppa Europea contro il Real Madrid. Fino ad arrivare, oggi, a definire l'Atalanta come la sua squadra italiana preferita.
In esclusiva per TuttoAtalanta.com, Rafał Szymanski racconta la nascita del progetto, l'incontro con Antonio Percassi, il rapporto costruito con Bergamo e un desiderio che guarda al futuro: riuscire un giorno a portare la sua esposizione proprio nello stadio dell'Atalanta.
Rafał, partiamo dall'inizio: come è nata l'idea di realizzare lo stadio dell'Atalanta con i mattoncini LEGO?
«Mentre organizzavo una mostra all'Oriocenter di Bergamo, ho conosciuto alcune persone splendide, in particolare alcuni membri della direzione del centro commerciale. Uno di loro è un grandissimo tifoso dell'Atalanta. Credo che per lui, a parte sua moglie naturalmente, l'Atalanta sia la cosa più importante al mondo. Sarebbe disposto a fare qualsiasi cosa per l'Atalanta. Da parte mia, avevo già realizzato parecchi modelli legati allo sport. Per esempio, da molti anni costruiamo riproduzioni in scala 1:1 di atleti famosi e credo di averne realizzate ormai più di venti. Insieme abbiamo definito i dettagli e ci siamo messi al lavoro sul progetto. Per me è stato anche un bel modo per ricambiare Bergamo dopo il grande successo della mostra. So che anche per i visitatori è stato davvero speciale poter vedere all'interno dell'esposizione qualcosa che conoscono nella loro vita quotidiana».
Quando ha iniziato questo progetto, quanto conosceva l'Atalanta? Vivendo in Polonia, conosceva già la squadra o l'ha scoperta soprattutto attraverso questo lavoro?
«Naturalmente conoscevo già l'Atalanta. Sono anch'io un appassionato di calcio e conosco l'Atalanta già da molti anni attraverso la Serie A. Nel vostro massimo campionato hanno giocato tanti grandi calciatori polacchi, sia in un passato lontano sia più recentemente. Zbigniew Boniek, Piotr Zieliński, Wojciech Szczęsny: so che nessuno di loro ha giocato nell'Atalanta, ma grazie anche a loro conosco la Serie A praticamente da quando ero bambino. La massima serie italiana è molto popolare in Polonia da decenni. Conoscendo da tanto tempo il campionato italiano, quindi, conosco da molto tempo anche l'Atalanta».
Il modello della New Balance Arena esposto a Oriocenter è composto da oltre 100mila mattoncini e ha richiesto tre mesi di progettazione e circa 1.200 ore di lavoro. Qual è stata la parte più difficile da realizzare?
«Sulla facciata ci sono degli elementi verticali. Sono molto delicati e devono essere montati con altrettanta delicatezza, quindi assemblarli è stato piuttosto impegnativo. So che lo stadio si trova ancora all'Oriocenter, ma quando verrà trasferito nel museo che dovrebbe aprire nella vostra città, probabilmente sarà necessario anche il nostro intervento. Con le costruzioni in mattoncini funziona così. Succede anche a noi: ogni volta che spostiamo le nostre esposizioni c'è sempre parecchio lavoro di ricostruzione da fare».
Quando avete realizzato il modello, i lavori dello stadio vero non erano ancora terminati, ma voi lo avete riprodotto già nella sua configurazione finale. Come avete fatto a ricostruirlo così fedelmente?
«A dire il vero non ricordo più tutti i dettagli esatti, ma, per quanto ricordo, eravamo in contatto con il team d'ingegneri e progettisti del nuovo stadio dell'Atalanta. Abbiamo ricevuto da loro della documentazione e alcune visualizzazioni e, partendo da quelle, abbiamo creato il nostro progetto. Del resto, quello era proprio l'obiettivo: mostrare lo stadio nel suo nuovo aspetto. Era anche una forma di promozione e di sostegno al progetto di ristrutturazione del vostro bellissimo impianto».
Dopo averlo studiato e ricostruito nei minimi dettagli, ha avuto l'occasione di vedere dal vivo lo stadio dell'Atalanta?
«Sono stato invitato dal club ad assistere a una partita. Ero allo stadio in tribuna vip e ho avuto modo di vedere l'impianto. È uno stadio bellissimo e si percepiva davvero un'atmosfera meravigliosa. So quanto profondamente voi bergamaschi amiate il vostro club e quanto siano appassionati i tifosi atalantini. Questa cosa mi è piaciuta molto».
Lei ha realizzato anche altri stadi con i mattoncini. In cosa è stato diverso il progetto dello stadio dell'Atalanta rispetto agli altri?
«In precedenza con il mio team avevamo costruito molti altri stadi, tra cui il Camp Nou, il Santiago Bernabéu e lo stadio di Danzica, che è stato uno dei quattro impianti polacchi costruiti per Euro 2012. Ma erano realizzazioni molto più piccole. Lo stadio dell'Atalanta è decisamente più grande. L'unico progetto di uno stadio paragonabile che abbiamo realizzato è il PGE Narodowy di Varsavia, che è il miglior impianto multifunzionale della Polonia. In realtà ho un legame molto particolare con quello stadio. Quest'anno vi sto organizzando la settima edizione della mia esposizione di modelli realizzati con mattoncini LEGO. Magari un giorno riuscirò a organizzare una mostra anche nello stadio dell'Atalanta».
Alla presentazione a Bergamo erano presenti Antonio e Luca Percassi. Ricorda la loro reazione quando hanno visto il modello?
«Naturalmente ricordo i signori Percassi. In realtà fu Antonio a svelare insieme a me il modello LEGO dello stadio durante l'inaugurazione ufficiale. È una persona molto gentile. Ci siamo scambiati qualche parola. Ricordo che il modello dello stadio gli piacque davvero molto e che era visibilmente commosso».
Secondo lei un'opera come questa può contribuire a far conoscere l'Atalanta anche all'estero, tra persone che magari conoscono ancora poco Bergamo e la sua squadra?
«Ogni volta che realizziamo la riproduzione di qualcosa che viene poi vista da migliaia di persone durante le nostre esposizioni, contribuiamo a promuovere quel luogo. È evidente. Come dicevo prima, il modello LEGO del vostro stadio è nato grazie all'impegno di persone che hanno a cuore l'Atalanta e la sua promozione. Quando lo stadio verrà collocato nel museo e potrà essere visto da tante persone, quindi sarà anche un ottimo strumento promozionale. È un po' questo il senso di ciò che faccio: descrivo il mio lavoro come una riproduzione del mondo reale, ma attraverso i mattoncini LEGO. Vedere qualcosa che conosciamo nella vita di tutti i giorni trasformato in un modello costruito con piccoli mattoncini è sempre affascinante, non soltanto per i bambini, ma anche per gli adulti. Spero che il nostro modello LEGO dello stadio possa contribuire in maniera significativa alla promozione sia del club nerazzurro che del vostro impianto».
Lei è polacco e oggi nell'Atalanta gioca un suo connazionale, Nicola Zalewski. Lo conosce calcisticamente?
«Naturalmente conosco Nicola. Ogni tifoso polacco di calcio lo conosce. È senza dubbio un grande giocatore. Nella nostra Nazionale si distingue molto e ci ha sorpreso tante volte con giocate brillanti e intelligenti. So che attualmente deve affrontare una forte concorrenza nell'Atalanta e gli auguro ancora più successi. Nella nostra Nazionale viene visto come un giocatore allegro, sorridente, ma anche con un grande spirito combattivo. Ho dei bellissimi ricordi di Bergamo e, dato che in questo momento non ci sono molti polacchi che giocano in Serie A, sono davvero felice che uno di loro giochi nella vostra squadra».
Le è capitato di vedere altre partite dell'Atalanta?
«Sì, sono stato a una partita dell'Atalanta, proprio insieme al mio amico di Bergamo. Qualche anno fa siamo andati a vedere in Polonia la partita contro il Raków Częstochowa. Naturalmente, nonostante l'Atalanta giocasse in trasferta, essendo la squadra molto più blasonata vinse agevolmente 4-0. Successivamente sono andato, ancora una volta insieme al mio amico di Bergamo, alla finale di Supercoppa Europea contro il Real Madrid al PGE Narodowy di Varsavia. L'Atalanta perse di misura contro il Real, ma fu un grande spettacolo e un'esperienza fantastica. Eravamo seduti nel settore dei tifosi dell'Atalanta. In realtà raggiunsi la partita con un pullman speciale della fan zone vip ufficiale dell'Atalanta, alla quale ero stato invitato. L'atmosfera era incredibile».
Cosa vuole augurare all'Atalanta e alla società nerazzurra per il futuro?
«Visto che l'Atalanta è senza dubbio la mia squadra italiana preferita, le auguro successi assoluti, persino superiori a quelli che possono immaginare i tifosi più appassionati. E non penso affatto che sia un augurio senza fondamento. Conosco la dedizione dei vostri tifosi e dei vostri dirigenti e credo che, con una squadra così, sia assolutamente possibile. Vi auguro davvero tutto, tutto il meglio».
Da oltre centomila mattoncini è nato così qualcosa che è andato oltre la semplice riproduzione di uno stadio. Quel progetto ha avvicinato ancora di più Rafał Szymanski all'Atalanta e a Bergamo, fino a portarlo a seguire la Dea anche dalla Polonia. Oggi il modello attende il futuro trasferimento nel museo, ma il dettaglio più curioso dell'intera storia è che Szymanski ha iniziato sì costruendo la casa dell'Atalanta, ma alla fine è diventato anche lui un po' atalantino.
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