Sarri e Gaetano, un rapporto che il tecnico difende con il paragone più impegnativo della sua carriera. Nell'intervista concessa al Corriere della Sera per le pagine di Bergamo, Maurizio Sarri ha risposto a chi considera il regista non all'altezza, ha chiarito quando userà il modulo alternativo e ha spiegato con i dati cosa è cambiato nel modo di stare in campo dei nerazzurri.

IL PROCESSO AL REGISTA - La tesi che gli viene sottoposta è netta: Gianluca Gaetano sarebbe un regista puro ma non ancora da Atalanta, mentre Franck Kessie sarebbe da Atalanta ma non il regista puro che serve. Il tecnico smonta la prima metà del ragionamento: «Aspetterei a dire che Gaetano non è da Atalanta». Il motivo è tecnico, perché «quello è un ruolo di alta specializzazione» e il giocatore lo ha interpretato in pochissime gare della sua carriera.

LA MISURA DEL TEMPO - Quando gli si fa notare che le partite da regista sono meno di venti, arriva la frase destinata a restare: «Beh, neppure Jorginho era Jorginho dopo venti partite». Il riferimento a Jorginho, il metronomo del suo Napoli più celebrato, non è un paragone di valore ma di percorso: anche il modello assoluto del ruolo, nella lettura del tecnico, ha avuto bisogno di tempo per diventare ciò che è stato.

LA SECONDA STRADA - Sul 4-2-3-1, già visto nei finali contro Cagliari e Juventus, l'allenatore premette la sua diffidenza per i cambi di sistema: «Io non amo cambiare troppi moduli», perché l'organizzazione di una squadra non si improvvisa. L'apertura, però, è concreta: «il 4-2-3-1 per noi può essere una soluzione, anche da inizio partita». A decidere saranno le singole situazioni, in un dibattito che a Bergamo è già aperto.

VENTI METRI PIÙ SU - Interrogato sui tempi del percorso, Sarri preferisce i dati alle previsioni: «abbiamo alzato il baricentro di 20 metri» con il passare delle partite. Una scelta che ha un costo, e non lo nasconde: «difendere così alti è più complicato che stare tutti dietro davanti alla porta». È la spiegazione di molti gol subiti, ma anche la misura del cambiamento in corso.

LE PALLE INATTIVE - Proprio sui gol presi arriva l'autocritica più circoscritta: «Dobbiamo migliorare sulle palle inattive». Il conto lo fa lui stesso, «Tra Roma, Cagliari e Juve abbiamo preso tre gol evitabili», ma il quadro non è solo negativo: sono cresciuti il possesso, la supremazia territoriale e il numero di palloni giocati al limite dell'area avversaria. Segnali che, al netto dei risultati, raccontano una squadra che ha cominciato a spostarsi.

Un regista da aspettare, un modulo da alternare, venti metri già guadagnati: la tattica di Sarri è un cantiere con i numeri in ordine e i risultati ancora in ritardo.

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Mer 07 ottobre 2026 alle 20:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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