L'Atalanta riparte dalla sosta con più interrogativi che certezze, ma nella Serie A di inizio ottobre il malessere non abita soltanto a Bergamo. Il primo scorcio di stagione ha restituito indicazioni spesso contraddittorie anche in casa delle grandi, e tre settimane senza partite possono aver rimescolato gerarchie, condizione e umori: da sabato, in un certo senso, si ricomincia da capo.
SOSTA SERIE A - Uno stop di questa durata mancava dall'autunno del 2022, quando il Mondiale in Qatar aveva congelato il calendario. Ora che il campionato si rimette in moto dopo tre settimane di silenzio, il conto lo presentano anche le nazionali: qualcuno rientra rigenerato, qualcun altro con un infortunio in più nella valigia. E la forbice tra chi ha già messo fieno in cascina e chi deve rincorrere punti e risposte appare ormai nitida.
ATALANTA, IL TEMPO DI SARRI - Nella fotografia di questo avvio i nerazzurri stanno nella parte bassa della pagella, e non potrebbe essere diversamente: tre sconfitte nelle ultime uscite, una graduatoria avara e una fatica evidente nel costruire gioco. Sull'altro piatto della bilancia, però, pesano attenuanti tutt'altro che pretestuose. Maurizio Sarri sta muovendo i primi passi di una rivoluzione tecnica, e ogni cambio di pelle esige pazienza prima di dare frutti.
SCAMACCA, DE KETELAERE E GLI ALTRI - Qualche indizio confortante, del resto, si era già visto prima della pausa. E le settimane con le rispettive selezioni hanno restituito energia a più di un elemento della rosa: da Gianluca Scamacca a Charles De Ketelaere, passando per Nikola Krstović e Giorgio Scalvini. L'unica nota stonata riguarda Giacomo Raspadori, costretto a fermarsi, sebbene per un problema di breve durata. Poi c'è Rowe, che ha i mezzi per carburare. Lo spazio per cambiare marcia esiste, e la posta in gioco va oltre la semplice classifica.
INTER E ROMA IN VETTA - A fissare le gerarchie, prima di qualsiasi giudizio, provvede la graduatoria: Inter, Roma e Lazio condividono il comando con quattro successi e un pareggio, e l'unico segno X di nerazzurri e giallorossi è maturato proprio nello scontro diretto. La squadra di Cristian Chivu resta il punto di riferimento: partiva già con l'organico migliore, l'estate l'ha ulteriormente irrobustita e trasmette la sensazione di tenere sempre in mano le redini. Ha un vizio singolare, quello di ritrovarsi spesso sotto di due reti, compensato dalla capacità di ribaltare il punteggio con disinvoltura. Dalla sosta riceve in dote il recupero di Hakan Calhanoglu, perno della manovra, mentre dovrà rinunciare a Curtis Jones per circa un mese.
ROMA, IL MOTORE DI GASPERINI - Anche i giallorossi sono partiti con il piede giusto. Donyell Malen va a segno con una regolarità impressionante e, nonostante un acciacco, è già sulla via del rientro, così come Wesley. La brillantezza atletica tocca il massimo, marchio di fabbrica delle squadre di Gian Piero Gasperini, abituate ad alternare fasi a pieno regime e inevitabili flessioni: proprio per questo la Roma deve capitalizzare il momento, a cominciare dalla trasferta di domenica a Como, già carica di significato. Nel frattempo è finito ai box Bryan Cristante, uno che non ruba l'occhio ma tiene in piedi gli equilibri.
LAZIO, LA SORPRESA DI GATTUSO - Il caso più spiazzante, però, porta i colori biancocelesti: un avvio del genere, alla vigilia, nessuno l'avrebbe pronosticato. Lo scudetto resta un traguardo fuori portata, ma ormai ha poco senso domandarsi se la Lazio meriti un posto tra le grandi. Il mercato, pur con risorse ridotte, è stato condotto con giudizio, e Gennaro Gattuso, senza stravolgere nulla, sta cercando il riscatto dopo l'amara parentesi sulla panchina azzurra, rimettendo in quota uno dopo l'altro Nuno Tavares, Davide Frattesi e Christos Mandas. Per l'Atalanta è una rivale da monitorare con attenzione – evidenzia L'Eco di Bergamo – perché la corsa ai posti europei passerà anche da lì.
LE ALTRE - Ai piani alti si sono accomodate anche due ospiti inattese: Cagliari e Frosinone sono le note più liete del primo mese, qualunque sia la durata della loro permanenza lassù. A metà del guado si colloca il Como di Cesc Fàbregas: quasi sempre piacevole da vedere, anche sul palcoscenico della Champions, ma incrinato dal ko di Frosinone che, a ridosso della pausa, ha messo a nudo alcune fragilità. Ora non bisogna smarrire la bussola, a partire dall'incrocio con la Roma: il tecnico spagnolo dispone di un meccanismo oliato che maneggia come nessun altro. Il rovescio della medaglia è che i lariani, ormai considerati una grande, vengono affrontati come tali, e la sosta ha pure lasciato in eredità parecchie assenze. Stazionano nelle zone nobili anche i rossoneri, senza però aver convinto davvero. Ruben Amorim è al via di un progetto dall'esito tutt'altro che garantito, Ramos deve ancora sbloccarsi sotto porta e Alexis Saelemaekers va incontro a un lungo periodo di stop. Molto, a Milanello, resta da costruire. C'è poi chi, pur con qualche punto in più, sta peggio della Dea. La Juventus conta un'infermeria affollata, Kenan Yildiz compreso: ritrova Andrea Cambiaso, ma adesso anche Kerim Alajbegović non è al meglio, e Luciano Spalletti continua a ritoccare sistema di gioco e ruoli, senza nemmeno l'attenuante di un ciclo appena avviato come quello bergamasco. Ancora più cupo il quadro in casa azzurra: prestazioni poco convincenti, raccolto magro e mezza rosa fuori causa, perché agli indisponibili si sono appena aggiunti Antonio Vergara, Favasuli e Mathías Olivera. Un elenco che lascia a Massimiliano Allegri margini di manovra ridotti all'osso.
IL VERDETTO RINVIATO - Da sabato tornerà a parlare il campo, e le prime cinque giornate hanno il sapore dell'indizio più che della sentenza. Per l'Atalanta, più che per chiunque altro, è il momento di trasformare le attenuanti in risposte.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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