Trentasei primavere raggiunte oggi da disoccupato illustre. Anzi, svincolato, come recita la vulgata burocratica dell'Associazione Italiana Calciatori. Undici maglie diverse in un quindicennio da professionista. Grazie a un destro ciclonico e a tostissime qualità da terzino fluidificante, per usare il linguaggio calcistico in voga nei tempi andati. Ma Paolo Foglio, atalantino nel dna e girovago per vocazione, il salto verso la grandezza cui i mezzi tecnici sembravano poterlo destinare non è mai riuscito a compierlo veramente. Cresciuto a pane e pallone nel settore giovanile nerazzurro, il ragazzone nato a Gazzaniga l'8 settembre del 1975 e con la tendenza a mettere su peso ha disputato con la divisa della Dea ben quattro delle sue sedici stagioni totali da stipendiato del pallone. Dopo una puntatina nelle file dei cugini dell'AlbinoLeffe impegnati nella scalata al sogno dorato della serie A, da gennaio a giugno del 2008, niente più contratti nero su bianco e fine - un po' malinconica - dei discorsi.

E sì che prometteva bene, il pupo abilissimo nel fiondarsi in avanti e di pericolosità a volte letale sui calci da fermo. A concedergli l'esordio, un taumaturgo della panchina di nome Emiliano Mondonico. E' sotto la guida del suo baffo sornione che il biondino di Leffe conosce il battesimo del fuoco, quel 15 settembre 1996, a una settimana di distanza dal ventunesimo compleanno. Atalanta-Fiorentina 2-2, è da qui che iniziano le trasmissioni. Che porteranno il nostro ad ammonticchiare a fine corsa 149 presenze e 4 reti sul palcoscenico che conta, mica da buttar via. Però, che peregrinare incessante e senza requie. Due albe sotto il Mondo (con salvezza e retrocessione), seguìte al biennio di gavetta pura in C1 al Fiorenzuola, ed ecco che le stazioni passano vorticosamente davanti al treno di una carriera fatta di ingaggi strappati e speranze spesso disattese. Verona, Reggina, Venezia, Chievo, un altro annetto e mezzo sotto la Maresana (il Vava e in coda il mancato salvagente Finardi sulla tolda di comando) tra gennaio 2002 e maggio 2003; quindi il Siena, un triennio in A intervallato da 14 match e 5 gol pesantissimi al Genoa in cadetterìa, e il canto del cigno ad alti livelli con il bianconero dell'Ascoli prima del commiato a tinte blucelesti. Con il ruolo da titolare a scivolargli dalle spalle, e la zavorra di qualche chiletto di troppo. Tanti auguri.

Sezione: Auguri a... / Data: Gio 8 Settembre 2011 alle 10:00 / articolo letto 3698 volte
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com.