Ci sono sconfitte che si spiegano in un modo solo e sconfitte che si spiegano in due, e quelle del secondo tipo sono le più pericolose. Maurizio Sarri, domenica sera all'Allianz, ha offerto entrambe le letture nel giro di dieci minuti: alla televisione ha detto che alla squadra serve più fuoco nell'anima e più vita mentale, in conferenza ha detto che il calcio è diventato un gioco e non uno sport e che bisogna pulire il VAR. Aveva ragione due volte. Il problema è che una delle due ragioni è un alibi, e a Bergamo si sa da tempo che gli alibi sono la cosa più costosa di una stagione.

Partiamo dalla seconda. La trattenuta di Kalulu su Rowe era un rigore, lo ha detto Marelli in diretta, lo ha ripetuto Adani, lo ha ammesso ieri Orsato davanti ai club. Sull'1-0, con un'Atalanta in difficoltà ma non ancora battuta, quel rigore avrebbe cambiato la partita; non l'avrebbe vinta. Stiamo parlando di un episodio, non di una prestazione, e la prestazione dice altro: un tiro in porta vero, un colpo di testa salvato sulla linea, un possesso lento che Spalletti ha definito snervante senza che mai diventasse pericoloso. Curiosità: la settimana prima, contro il Cagliari, il rigore era stato dato alla Dea contro, per il braccio di Kolašinac, e Sarri aveva parlato di luce in fondo al tunnel. Ma torniamo al fuoco.

Perché è la prima lettura quella che conta, e il tecnico lo sa. Una squadra che ha in rosa Scamacca, De Ketelaere, Samardžić, Kessie, Raspadori ed Elmas non può chiudere una partita con un tiro nello specchio e chiedere il conto all'arbitro. Éderson, in conferenza, ha usato una parola sola, alibi, per dire che non ne esistono; Giuntoli ha detto che al tecnico verrà dato il tempo che serve. Non mi piego alla lettura per cui il tempo sia un regalo: è un investimento, e gli investimenti hanno una scadenza anche quando nessuno la dichiara. Il fuoco di cui parla Sarri non si compra al mercato degli svincolati e non arriva per decreto; nasce da una squadra che sa cosa fare con il pallone e da un allenatore che, in tre settimane di sosta con metà rosa, glielo insegna.

Tredici giocatori sono partiti per le nazionali, Kossounou ha una lesione al bicipite femorale (resterà fuori almeno 2 mesi), il Venezia arriva il 12 ottobre con zero punti e una paura enorme. La sosta è il momento in cui il Comandante non può più parlare di VAR, perché non ci sono arbitri a Zingonia; può parlare solo di fuoco, e deve accenderlo con chi resta. 

© Riproduzione Riservata

🟦⬛ Community nerazzurra Segui TuttoAtalanta.com su tutti i canali ufficiali Ultim'ora, esclusive, foto e dirette: la Dea raccontata H24, dove preferisci. Scegli il tuo canale e resta collegato.
Sezione: Copertina / Data: Mar 22 settembre 2026 alle 08:00
Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
vedi letture