Davide Frattesi non ha addolcito il quadro. Nel terzo giorno di ritiro a Coverciano, in conferenza stampa, il centrocampista è stato chiamato a misurare la distanza tra l'Italia e le migliori nazionali del mondo, e ha scelto la franchezza. Sulla carta, ha spiegato, la differenza c'è, soprattutto nel ritmo: «Gli altri in questo momento vanno al doppio di noi, la verità è questa». Una frase che pesa alla vigilia del debutto del Mancini-bis contro il Belgio.

IL CONFRONTO - Frattesi ha fatto l'esempio della Francia, che a suo giudizio potrebbe vincere un Mondiale anche con la terza squadra. Ha però ricordato che in campo le distanze si accorciano e che tutto diventa una questione di occasioni. Ha anche toccato il tema della scarsa presenza di italiani nelle grandi squadre, osservando che la Juventus, a Sassuolo, schierava come unico italiano Guglielmo Vicario. È un problema che Roberto Mancini conosce bene e che ha provato ad affrontare con nove esordienti.

LA RINASCITA - La parte più personale riguarda il suo percorso. Dopo tre anni all'Inter, in estate Frattesi si è trasferito alla Lazio, spinto anche dalla corte insistente di Gennaro Gattuso. L'ultimo anno in nerazzurro era stato difficile, con poca continuità e condizioni fisiche precarie. Oggi il giocatore dice di essere tornato felice: «Ho ritrovato la voglia di giocare», ha raccontato, spiegando di divertirsi di nuovo come da bambino.

ZENICA - Il passaggio più duro è stato sul passato recente dell'Italia. Frattesi ha ammesso che la ferita dell'eliminazione mondiale di Zenica sanguina ancora e che nel gruppo non se ne parla mai. Sul nuovo ct ha detto che la squadra è felice del suo ritorno. Il giorno di Coverciano era stato segnato anche dalla visita del presidente federale, con le sue parole di fiducia e ottimismo sugli azzurri.

Il ritmo degli altri, la voglia ritrovata, una ferita ancora aperta: Frattesi racconta l'Italia che riparte.

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