La settimana più lunga di Daniel Maldini si è chiusa con il verdetto che il Cagliari attendeva. L'esame effettuato all'ospedale Niguarda di Milano ha certificato che l'attaccante rossoblù è «al di sotto del limite di cut off», dunque negativo a qualunque sostanza stupefacente. Un responso definitivo, che ribalta l'esito del pre-test del 13 settembre e chiude un caso che lo aveva trascinato al centro della ribalta mediatica.

LA NOTTE DELL'INCIDENTE - Tutto era nato al termine di una serata iniziata nel migliore dei modi. Dopo il rigore decisivo firmato a Bergamo contro la sua ex squadra, l'Atalanta, per l'1-2 dei sardi, il numero 70 aveva trascorso la notte all'Hollywood di Milano. Alle 5.15, al volante di una Porsche Carrera, non aveva dato la precedenza a una Golf: ne erano seguiti il ritiro della patente, la denuncia per guida in stato di ebbrezza dopo l'alcoltest positivo e quel primo screening sulle sostanze che non aveva superato.

LA RISPOSTA IN CAMPO - In attesa del responso ufficiale, il classe 2001 milanese ha scelto la strada del silenzio e del lavoro. Rientrato immediatamente in Sardegna, si è sottoposto a tutti i controlli possibili, sempre con esito negativo. Poi sabato, a Udine, ha risposto nel modo più eloquente: sua la rete del successo, costruita approfittando di un clamoroso regalo di Miller, con il concorso di Kabasele ed Ebosse. Terzo centro consecutivo per lui, terza vittoria di fila per i rossoblù, la quarta in cinque giornate.

MALDINI IN NAZIONALE - Un rendimento che ha convinto anche Roberto Mancini, che lo ha voluto a Coverciano nel giorno del suo ritorno sulla panchina azzurra. Per l'attaccante non è una prima volta: era già stato chiamato da Luciano Spalletti, collezionando sei presenze senza reti. Ora insegue il primo gol con la maglia che hanno onorato il nonno Cesare e il padre Paolo, portando avanti una dinastia che il calcio italiano conosce bene.

IL CAGLIARI SOGNA - L'intero ambiente ha accolto la notizia con sollievo e festa. La squadra di Fabio Pisacane occupa il quarto posto, a un solo punto dal terzetto di testa formato da Roma, Inter e Lazio: l'unico passo falso è arrivato in casa contro i nerazzurri milanesi (0-1), poi i successi a Parma, Bergamo e Udine e quello interno sul Lecce. Tre dei cinque gol stagionali portano la firma dell'ex milanista.

LE PAROLE DI GIULINI - Il presidente Tommaso Giulini, che non ha mai smesso di difenderlo, ne ha parlato a Radio anch'io lo sport con un tono quasi familiare: «La mia posizione resta quella del genitore, quando si esce a bere qualcosa è sempre meglio non prendere la macchina». Il numero uno rossoblù ha ricordato come il club lo seguisse da anni, al punto da aver pensato di farlo crescere all'Olbia, e come in estate sia stato il sostituto ideale di Sebastiano Esposito, protagonista di una fuga notturna dal ritiro di Ponte di Legno per questioni economiche. La ricostruzione – riportata da La Gazzetta dello Sport – restituisce l'immagine di una società compatta attorno al suo attaccante.

PISACANE E IL PESO DEL COGNOME - Anche il tecnico, a margine dell'incontro tra allenatori e Aia a Lissone, si è schierato senza riserve, sottolineando la buona fede raccontatagli subito dal giocatore e i valori del ragazzo. Poi la stoccata al clamore mediatico: «Avrei voluto vedere cosa sarebbe successo se si fosse chiamato Pisacane e non Maldini». Una riflessione che l'allenatore ha chiuso con amara lucidità: «Questo è il prezzo da pagare quando si porta un cognome così importante sulle spalle».

Il caso è chiuso, i gol restano. E a Cagliari Daniel sembra aver trovato finalmente la continuità che inseguiva da anni.

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Sezione: L'angolo degli ex / Data: Mar 22 settembre 2026 alle 09:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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