Giovanni Sartori non arretra. In una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, il dirigente del Bologna affronta a viso aperto il momento difficile dei rossoblù e le voci che lo riguardano, a partire da quella su un possibile addio a fine stagione. La risposta di Giovanni Sartori è netta: «Io non scappo». Un messaggio che fissa subito il tono di tutta la conversazione.

IL FUTURO DI SARTORI - Il contratto scade nel 2027, ma il dirigente non ha alcuna intenzione di mettere in discussione il proprio percorso: «Io qui voglio restare a vita». Il discorso sul rinnovo, spiega, verrà affrontato come di consueto in primavera. E respinge l'immagine di un club diviso in centri di potere, tra la proprietà, l'amministratore delegato, il direttore sportivo e lui stesso: «La parrocchia è una e si chiama Bologna». Una rivendicazione di unità che suona come risposta a chi racconta un ambiente frammentato.

IL MOMENTO DEL BOLOGNA - Due punti in cinque giornate non spaventano chi, come lui, ha già vissuto partenze difficili. Sartori ammette la preoccupazione, ma rifiuta il clima da fine del mondo: «Il pessimismo cosmico mi pare troppo». Il malumore, secondo la sua lettura, è nato già in estate, dopo il mercato, e ora va rovesciato. La squadra ha bisogno di tempo per assorbire la partenza di quattro titolari come Lucumí, Castro, Freuler e Rowe. Del resto, ricorda, già in passato gli addii eccellenti sembravano irreparabili, e invece il Bologna ha continuato a crescere e a vincere: «I conti si fanno alla fine, sempre».

LA PROPRIETÀ - Nessun passo indietro da parte del presidente, assicura il dirigente. Alle voci su un presunto disimpegno di Joey Saputo risponde con decisione: «A me non risulta». Il numero uno del club, sottolinea, ha partecipato a ogni decisione, mercato compreso.

L'ADDIO A TEDESCO - Il capitolo più delicato riguarda la separazione da Domenico Tedesco maturata dopo la trasferta di Napoli. Fu proprio il confronto successivo a quella gara, racconta Sartori, a far emergere dubbi insuperabili: «Il suo esonero è stata una sconfitta per tutti». Nessun rancore verso l'allenatore, descritto come una persona di grande valore: semplicemente, squadra e tecnico non si sono mai trovati, anche per differenze nei principi di gioco.

PERCHÉ PALLADINO - Sulla scelta del successore, il dirigente non ha esitazioni. A convincerlo è stato il percorso recente di Raffaele Palladino: «La sua storia parla chiaro, viene da tre anni di risultati evidenti». E c'è anche un elemento di continuità tecnica: «Il suo gioco si avvicina molto a quello di Italiano». Sugli eventuali rinforzi di gennaio, la porta resta aperta, a patto che sia il nuovo allenatore a chiederli dopo aver conosciuto la rosa.

IL CASO ROWE - Sartori ricostruisce poi la cessione più discussa dell'estate. Fino a pochi giorni dalla chiusura del mercato, spiega, non erano arrivate proposte concrete, poi il quadro è cambiato: «Si è creata una situazione sgradevole con noi, anche coi compagni». L'attaccante chiedeva con insistenza di partire e il club ha ceduto solo di fronte a un'offerta importante.

FREULER E ROMANO - Anche sul centrocampista svizzero i dettagli non mancano: la prima proposta di rinnovo risale al settembre 2025, un accordo annuale con opzione e ritocco dell'ingaggio. «Ha sempre tentennato», ammette il dirigente, ipotizzando che il giocatore attendesse una grande occasione legata al Mondiale. Confermato, invece, l'interesse per Alessandro Romano, poi accantonato per un profilo diverso: «È stata fatta la scelta di andare su un box to box, Amondarain».

ATTACCO E PORTA - Sul reparto offensivo Sartori difende le scelte estive: Piccoli e Dovbyk rappresentano «certezze», con un peso calcistico già riconosciuto in Serie A. Quanto a Łukasz Skorupski, nessuna emergenza tra i pali: «Non c'è un problema portiere se Lukasz tornerà ai livelli degli anni precedenti».

RAIMONDO COME PIO ESPOSITO - In chiusura, uno sguardo a chi cresce lontano da Casteldebole. Antonio Raimondo, in prestito secco al Frosinone, segue secondo il dirigente un percorso già visto: «E' un valore del Bologna». Il paragone scelto è eloquente, quello con Francesco Pio Esposito e i suoi due anni formativi nella stessa piazza, a La Spezia.

Tra classifica e voci di mercato, Sartori ha scelto la linea della fermezza. Il resto, dice, lo diranno i conti di fine stagione.

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Sezione: L'angolo degli ex / Data: Sab 26 settembre 2026 alle 07:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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