Berat Djimsiti ha scelto i propri canali social per congedarsi dall'Atalanta e da Bergamo: un post accompagnato da un carosello di immagini e da una lettera aperta intitolata Grazie, Bergamo, pubblicata mentre il club saudita dell'Al-Diriyah annunciava il suo arrivo con un video in cui il difensore, già in maglia biancorosa, sorride tra le architetture di Diriyah. Dieci anni di storia nerazzurra si chiudono così, senza conferenze stampa e senza filtri.
L'ADDIO ANNUNCIATO DAI SOCIAL - Il messaggio pubblicato su Instagram parte dal principio: «Sono arrivato a Bergamo dieci anni fa come un giovane calciatore, con un sogno e tanta voglia di dimostrare il mio valore». E arriva subito al bilancio: «Oggi me ne vado sapendo che questo posto mi ha dato molto più del calcio». Poche righe che sintetizzano un decennio intero. Il club saudita, dal canto suo, ha accompagnato il proprio annuncio con una formula sintetica, quasi da diario di viaggio: prossima tappa Diriyah.
«QUI SONO DIVENTATO PADRE» - Il cuore della lettera non riguarda il campo. L'albanese scrive di una crescita che ha superato i confini professionali: «Qui sono cresciuto come giocatore, come uomo e come padre. Qui è cresciuta la mia famiglia». Da lì la definizione che ha fatto più rumore tra i tifosi: «Bergamo è diventata casa e l'Atalanta molto più di una squadra». È il passaggio in cui la parola casa, ripetuta in tutta la lettera, assume il valore di una chiave di lettura.
IL DESTINO CHE HA DECISO - C'è poi un retroscena che il difensore consegna ai lettori senza enfasi: «Forse non tutti sanno che dieci anni fa non era affatto previsto che Bergamo diventasse la mia casa». La vita, spiega, ha scelto diversamente: «Dieci anni fa la mia storia forse doveva essere diversa. La vita ha deciso che sarei rimasto». Un percorso costruito con un metodo che rivendica: «Non sono mai stato una persona di tante parole. Ho sempre preferito lavorare, combattere e lasciare che fossero i miei gesti a parlare per me».
LA TRATTORIA DI GIULIANA - Il dettaglio più intimo riguarda il momento in cui una città straniera ha cominciato a diventare familiare: «Forse, per me, il sentimento di casa è iniziato in un posto molto semplice: nella trattoria di Giuliana». Da lì, scrive, sono arrivati altri incontri e altri volti, fino al ribaltamento definitivo della prospettiva: «L'Atalanta non è stata più soltanto la squadra per cui giocavo. È diventata la nostra squadra».
IL MESSAGGIO AI TIFOSI - Un capitolo intero è dedicato al pubblico nerazzurro, e il tono cambia registro: «In dieci anni abbiamo vissuto momenti incredibili, ma anche momenti difficili». Poi il riconoscimento: «E voi siete rimasti. Avete sofferto con noi, avete combattuto con noi». Il patto, secondo il difensore, è sempre stato chiaro da entrambe le parti: «Non ci avete mai chiesto di essere perfetti. Ci avete chiesto di lottare, di rispettare questa maglia, questi colori, questa città». Sul carattere bergamasco, che dice di aver ritrovato nella squadra, l'analisi è netta: «Il bergamasco non ha bisogno di grandi discorsi. Lavora».
«NIENTE CI È STATO REGALATO» - Sul ciclo vincente il centrale rifiuta ogni lettura fatalista: «Niente ci è stato regalato. Ce lo siamo guadagnato con il lavoro, la disciplina, il sacrificio, il coraggio, il cuore e soprattutto insieme». Un principio che, nella sua ricostruzione, spiega il legame profondo tra il club e la sua gente. Ora la retroguardia perde il proprio riferimento più esperto e carismatico.
I NUMERI DI BERAT DJIMSITI - «Alla fine, i risultati diventano numeri. Le partite diventano ricordi. I trofei restano nelle bacheche», scrive l'albanese. E allora vale la pena rileggerli, quei numeri: 334 presenze in maglia nerazzurra, 11 gol e 10 assist, un bottino di assoluto rilievo per un centrale difensivo. L'arrivo risale al gennaio 2016 dallo Zurigo, con l'esordio in Serie A il 2 maggio dello stesso anno contro il Napoli; poi i prestiti ad Avellino e Benevento, prima del rientro definitivo nel luglio 2018 e di otto stagioni da titolare. Nell'ultimo campionato ha totalizzato 34 presenze con una rete e due assist. Sopra tutto, la notte di Dublino: la fascia da capitano al braccio e l'Europa League 2023/24 alzata al cielo. Chi ha seguito la vicenda sa che Berat Djimsiti era diventato negli anni molto più di un semplice titolare.
«NON VOGLIO DIRE ADDIO» - Il congedo, però, il difensore si rifiuta di chiamarlo tale: «Per questo non voglio dire addio. Alcuni legami non finiscono con l'ultima partita». E ancora: «È stato un onore indossare questa maglia. È stato un onore lottare per questi colori». Fino alla promessa che chiude la lettera: «Ovunque mi porterà la vita, una parte di me resterà sempre qui». La formula più citata resta però quella affidata al post: «Si può lasciare una squadra. Si può lasciare una città. Ma una casa ce la portiamo dentro».
«Grazie di tutto, Bergamo. Grazie di tutto, Atalanta», ha scritto l'albanese chiudendo il proprio messaggio. Ora tocca alla società ridisegnare un reparto che, senza Djimsiti, dovrà trovare un'altra guida.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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