In otto giorni l'Atalanta ha vissuto le due facce del VAR. Sabato 12 settembre, alla New Balance Arena, il richiamo al monitor per il braccio di Sead Kolašinac su un colpo di testa in area ha regalato al Cagliari il rigore del 2-1; domenica 20, all'Allianz Stadium, la trattenuta prolungata di Pierre Kalulu su Jonathan Rowe, con la maglia tirata per metri dentro l'area, non ha prodotto nemmeno una revisione. Ieri, nel meeting di Lissone con i club di Serie A, il designatore Daniele Orsato ha riconosciuto che il rigore andava concesso.

I DUE EPISODI - Il primo caso riguarda un fallo di mano: il braccio del bosniaco, largo rispetto al corpo, è stato giudicato punibile dopo la revisione, secondo un'interpretazione severa ma coerente con la linea della stagione. Il secondo riguarda una trattenuta: Luca Zufferli ha lasciato correre e il VAR non è intervenuto, nonostante le immagini mostrassero la maglia di Rowe tirata in modo evidente. Sono due tipologie di fallo diverse, ma il risultato è lo stesso: due punizioni massime contro la Dea e nessuna a favore, in due partite decise da un gol.

LE VOCI - Nel dopo gara Luca Marelli, a DAZN, non ha avuto dubbi sulla natura del fallo; Éderson ha parlato di una maglia trattenuta per due metri, Adani ha definito il regolamento un optional, Graziani ha dichiarato morto il VAR. Poi è arrivata l'ammissione di Orsato, che chiude il caso senza cambiarne l'esito: il rigore andava concesso, e la partita resta 2-0.

IL METRO - Il presidente della Lega Simonelli, ieri, ha promosso la nuova linea arbitrale dicendo che gli piace ma va affinata; il confronto tra i due episodi nerazzurri dice esattamente dove. Se il protocollo VAR interviene sul braccio largo e non sulla trattenuta evidente, il problema non è la tecnologia ma la soglia dell'intervento, che a settembre appare più bassa per i tocchi di mano e più alta per i contatti. Il caso aperto da Sky pone la domanda giusta: qual è il limite.

LA POSIZIONE DI SARRI - Il tecnico ha chiesto di pulire il VAR e ha detto che il calcio è diventato un gioco e non uno sport: parole forti, che la società non ha commentato. La linea di Zingonia resta quella di Éderson, nessun alibi: gli episodi pesano, ma la Dea ha tirato in porta una volta. L'accusa del capitano e il suo rifiuto degli alibi convivono nella stessa serata.

Un braccio punito e una maglia ignorata: la Dea ha imparato in otto giorni che il metro esiste, ma non è uguale per tutti i falli.

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Sezione: Serie A / Data: Mar 22 settembre 2026 alle 08:15
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