Sotto il diluvio della Timsah Arena di Bursa, lunedì sera, Giacomo Raspadori ha giocato i quarantacinque minuti più convincenti della sua stagione: una conclusione al 5', un mancino alto al 32', ma soprattutto una posizione, quella fra le linee, dove galleggiava imprendibile per la difesa turca mentre l'Italia di Roberto Mancini costruiva il 3-0 del primo tempo. Poi l'intervallo, il cambio con Nicolò Cambiaghi — cresciuto a Zingonia, curiosità che il calcio ama servire — e il giorno dopo gli esami: distrazione di basso grado del bicipite femorale destro, dieci-dodici giorni di stop. La ventata di fiducia è durata il tempo di un tempo.
Stiamo parlando di collocazione, non di infortuni, perché il muscolo guarirà e la questione che quei quarantacinque minuti hanno riaperto resta sul tavolo. Ad agosto, dopo lo 0-0 con l'Hapoel, Raspadori ci aveva detto con onestà rara che nelle zone centrali del campo si sente più a suo agio, pur accettando senza alibi il ruolo di ala sinistra che Maurizio Sarri gli ha cucito addosso nel 4-3-3. Da lì è arrivato il gol al Sassuolo, ma anche una serie di partite in cui l'esterno puro, quello che punta l'uomo e va sul fondo, non è mai stato lui. A Bursa Mancini lo ha messo dentro il campo e per un tempo si è rivisto il giocatore che nel settembre 2022 decise Italia-Inghilterra a San Siro. Il tecnico nerazzurro, dopo le tre sconfitte consecutive che hanno chiuso settembre, sta meditando il passaggio al 4-2-3-1: e il candidato naturale a fare il trequartista era esattamente l'uomo che si è fermato.
Il calendario dice il resto. Lunedì 12 ottobre arriva il Venezia, giovedì 15 l'esordio in Conference contro il Pafos, domenica 18 la trasferta di Milano: tre partite in sette giorni, ed è ragionevole pensare che il numero 18 salti la prima, torni fra i convocati per la seconda e sia a regime per la terza. Nessuna fretta, perché ottobre è lungo e un ricaduta su un muscolo posteriore costerebbe un mese. Due settimane senza di lui cambiano la geografia dell'attacco, anche perché in infermeria c'è già Kamaldeen Sulemana, fermo dalla preparazione estiva e mai visto in campo: l'unico esterno di gamba pura che la rosa avrebbe a destra come alternativa a Charles De Ketelaere.
Ma torniamo a ciò che Sarri ha in mano, perché non è poco. Sugli esterni restano Jonathan Rowe e De Ketelaere, con Nicola Zalewski ed Eljif Elmas come adattabili di qualità; sulla trequarti, in caso di cambio di sistema, le opzioni si chiamano Lazar Samardžić, Gianluca Gaetano e Mario Pašalić. Tenete presente che in questa sosta le notizie migliori sono arrivate proprio dai nazionali — Franck Kessié in gol e assist, Nikola Krstović a segno col Montenegro, De Ketelaere ritrovato col Belgio — e che la rosa, per una volta, ha più soluzioni che caselle. Il problema non è la quantità.
Il problema è il tempo, di nuovo, e l'ironia di questa piccola storia sta tutta lì: il 45 minuti che hanno mostrato dove Raspadori può rendere di più sono gli stessi che gli hanno tolto le due settimane in cui l'Atalanta avrebbe potuto provarci. Non è una tragedia, è un rinvio. Ma è un rinvio che pesa in un mese in cui la squadra cerca la scossa e il tecnico cerca la formula.
La gamba ha chiesto dieci giorni. La domanda su dove farlo giocare, invece, è aperta da agosto: quando tornerà, sarà interessante vedere chi risponde.
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Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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