Inácio Piá racconta da vicino il figlio Samuele Inacio, il più giovane del gruppo di Roberto Mancini e uno dei volti su cui l'Italia punta per ripartire dopo aver mancato tre Mondiali consecutivi. In un'intervista esclusiva concessa a TuttoMercatoWeb, l'ex attaccante del Napoli ha descritto caratteristiche e prospettive del ragazzo, allargando poi il discorso allo stato del talento nel calcio italiano.

IL MODELLO RODRYGO - Il paragone scelto dal padre è di quelli che fanno rumore, anche se accompagnato dalla dovuta prudenza: «Passami il paragone: una sorta di Rodrygo, fatte le debite proporzioni». Il punto di contatto, spiega, sta nella capacità di inventare: «Ti crea la giocata dal nulla con la sua tecnica». Più che un esterno puro, dunque, una seconda punta creativa, abituata a decidere le partite con un colpo improvviso.

SAMUELE INACIO, L'IDENTIKIT - Sulla collocazione in campo, Piá non ha dubbi: nel tridente, la casella naturale è quella di sinistra. Il motivo è legato al suo modo di attaccare lo spazio: «A lui piace tagliare il campo e poi fare la differenza col piede forte». Un movimento a rientrare che rappresenta la sua firma, senza però limitarne l'impiego, visto che nel percorso giovanile l'ex Atalanta ha ricoperto più o meno tutti i ruoli del reparto offensivo.

LA TURCHIA E LA TOP 100 - L'attesa, adesso, è tutta per un possibile esordio. Il padre accoglie con una risata il terzo posto del figlio nella classifica dei cento migliori giovani italiani stilata dalla testata, poi confessa il suo desiderio per la sfida contro la Turchia, ultimo impegno azzurro della sosta: «Spero che possa trovare qualche minuto con la Turchia, sarebbe una bellissima soddisfazione». Nessuna fretta, però: Samuele, assicura, sa aspettare il proprio turno con serenità.

IL TALENTO ITALIANO - Il discorso si allarga poi al movimento. Per Piá il problema non è la materia prima, che nel nostro calcio non è mai mancata, e lo dimostra con un parallelo che chiama in causa il suo Paese d'origine: «Sento dire che non ci sono più i Maldini, i Pirlo, i Del Piero e i Totti, ma neanche nel Brasile non ci sono più Romario, Ronaldinho e Rivaldo». Un modo per ricordare che le generazioni irripetibili sono un'eccezione ovunque, non un metro di giudizio.

IL DIRITTO DI SBAGLIARE - La chiave, secondo l'ex attaccante, è la pazienza: insistere sui giovani e accettarne gli errori. Altrimenti il rischio è bruciarli prima ancora di vederli crescere: «Se togli un ragazzo perché all'esordio non fa 2 gol, non entrerà mai nei meccanismi di Prima Squadra e rischia di perdersi». Un messaggio che vale per Samuele, ma che suona come un monito per tutto il sistema.

L'ATTESA AZZURRA - Talento e pazienza, il binomio è chiaro. Ora tocca al campo, e a Mancini, scrivere il primo capitolo.

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Sezione: Interviste / Data: Lun 05 ottobre 2026 alle 18:44
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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