Aurelio De Laurentiis ha trasformato la premiazione di Palazzo Grazioli in un comizio a tutto campo. Ricevendo il Premio Sportivo alla Carriera dell'Associazione della Stampa Estera in Italia, il presidente del Napoli ha toccato ogni tema caldo del suo mondo, dalle infrastrutture del club ai rapporti con la politica cittadina, in dichiarazioni raccolte da La Gazzetta dello Sport. E ha aperto con due annunci concreti.

IL CENTRO SPORTIVO A QUALIANO - Il primo riguarda la casa del vivaio, dopo mesi complicati di verifiche sui terreni. «Adesso, però, a Qualiano abbiamo trovato 17 ettari e mezzo», ha garantito Aurelio De Laurentiis, snocciolando poi i dettagli del progetto: «Lì realizzeremo dieci campi di calcio e 7.500 metri quadrati tra uffici e spogliatoi». Una struttura pensata sia per la prima squadra sia per l'intero settore giovanile: il Napoli avrà finalmente una base tutta sua.

LO STADIO A NAPOLI EST - Il secondo capitolo è più delicato, perché lo divide dall'amministrazione comunale. Il numero uno azzurro ha rivelato di avere già un accordo preliminare: «Per lo stadio ho una lettera d'intenti firmata un mese fa con la Q8, che a Napoli Est ha individuato 38 ettari». Il disegno è ambizioso: settantamila posti, centoventi sky box, ristorazione e perfino un museo interattivo realizzato con collaboratori americani, dove immergersi in una partita virtuale contro i grandi del passato. «Per realizzarlo serviranno tempo e milioni di dollari», ha ammesso, prima di chiarire un punto tecnico: niente pista di atletica, e un terreno mobile sul modello di quello che ha visto nella nuova casa del Real Madrid, per non compromettere il manto erboso con i concerti.

LA SFIDA AL COMUNE - Sul futuro dell'impianto attuale, il presidente non concede attenuanti al piano sostenuto dal sindaco Gaetano Manfredi e dalla Regione. Il suo verdetto è di quelli che non ammettono repliche: «Andrebbe demolito». E boccia senza appello le risorse messe sul piatto per la riqualificazione dell'impianto di Fuorigrotta: «Con 200 milioni al Maradona gli fai appena una carezza». Ventidue anni di convivenza gli bastano per ribadire un giudizio che ha già espresso più volte. E annuncia i tempi: «Non ci metterò una vita, serviranno 24 mesi», con il progetto interamente autofinanziato e il vecchio stadio destinato all'abbattimento.

IL CASO CARDINALE - Spazio poi al retroscena su una cena con il proprietario del Milan, risalente a tre anni fa. «Diceva cose che, dal mio punto di vista, non stavano né in cielo né in terra», ha raccontato il patron azzurro, che ha poi allargato il ragionamento alla filosofia dei fondi: chi investe per far fruttare il denaro dei propri sottoscrittori, ha spiegato, se non produce guadagni non porta alcun beneficio. Una distinzione netta tra chi ragiona da finanziere e chi da imprenditore.

LA STOCCATA AGLI ALLENATORI - Sul tema Luciano Spalletti ha provato a sfilarsi, rimandando alla fiction televisiva dedicata a quella vicenda. Ma non ha resistito all'affondo generale sulla categoria: «Gli allenatori devono capire di essere dei collaboratori chiamati a dirigere l'orchestra formata dai calciatori, ma rimangono dei dipendenti». Con una chiosa eloquente: a volte, ha aggiunto, tendono a dimenticarlo.

IL SISTEMA E GLI ULTRÀ - Nel confronto con il modello statunitense la diagnosi è impietosa: «Lo sport non è in crisi in America, lo è in Europa», con il riferimento al calcio inglese che fattura molto più di quello italiano e chiude comunque in rosso. Sul proliferare delle partite ha scaricato la responsabilità su leghe e federazioni, mentre a proposito di un movimento che vive una stagione complicata sul piano dell'immagine ha chiuso con la questione delle tifoserie organizzate: «Non puoi avere ultrà di matrice mafiosa, ndranghetista o camorrista».

Un'ora di palco, nessun argomento evitato. Come da copione.

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Sezione: Le Altre di A / Data: Gio 24 settembre 2026 alle 07:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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