Scade a mezzanotte il primo capitolo della corsa che porterà, nella prima settimana di ottobre, alla designazione dei cinque stadi italiani destinati a ospitare l'Europeo del 2032, organizzato insieme alla Turchia. Entro stasera le città coinvolte dovranno consegnare alla Figc i fascicoli relativi agli impianti prescelti, allegando contratto, progetto approvato, garanzie economiche e la conformità ai numerosi requisiti fissati dalla Uefa: una documentazione che ammette comunque integrazioni per circa un altro mese.

UNA POSTA IN GIOCO ENORME - Ieri ne erano già arrivati tredici o quattordici, e non è escluso che altri si aggiungano in giornata. La Federazione si prenderà ora il tempo necessario per esaminare migliaia di pagine tutt'altro che agevoli, per poi comunicare a settembre i cinque impianti scelti, insieme ad altri di supporto in caso di problemi futuri. «È una grande opportunità per il Paese», aveva sottolineato il presidente Giovanni Malagò dopo una delle riunioni sul tema con il ministro Andrea Abodi, il commissario straordinario per gli stadi Massimo Sessa e l'Executive Director di Euro 2032 Italia, Michele Uva. Le stime parlano chiaro: chi ospiterà le gare potrà contare su un indotto compreso tra gli 800 milioni e il miliardo di euro.

TORINO E ROMA, I NOMI SICURI - Una sola città può vantare un impianto già pienamente conforme ai parametri Uefa: Torino con l'Allianz Stadium. Inaugurato nel 2011 e concepito con una spiccata attitudine al rinnovamento, negli anni si è adattato all'evoluzione tecnologica e alle esigenze di sostenibilità: impensabile che resti fuori dalla cinquina. Stesso discorso per Roma, dove l'Olimpico parte in netto vantaggio in quanto impianto pubblico, celebre nel mondo per la propria storia e già destinatario di 140 milioni per il restyling. C'è poi il nuovo stadio giallorosso, da 1,3 miliardi, che sta rispettando i tempi: verosimilmente uno dei due entrerà tra i cinque, l'altro finirà tra le riserve.

FIRENZE E MILANO INSEGUONO - Procede senza intoppi anche il progetto di restyling del Franchi, sostenuto da Comune e Fiorentina, ampiamente nei tempi e con ottime possibilità di ospitare una gara. Milano, invece, viene collocata tra le probabili più per prudenza che per reali dubbi, viste le difficoltà iniziali: il cantiere del nuovo San Siro, di proprietà di Inter e Milan, è ormai avviato e quattro giorni fa è arrivato il via libera all'accordo tra Comune e Regione Lombardia per coordinare l'iter autorizzativo. Non è escluso che la città presenti un dossier anche per il vecchio Meazza, destinato alla demolizione parziale solo quando il nuovo impianto entrerà in funzione.

IL FRONTE DEL SUD - La distribuzione geografica peserà inevitabilmente sulla decisione, e il Mezzogiorno abbonda di progetti. Napoli presenterà il fascicolo del Maradona con la riqualificazione da 200 milioni voluta da Comune e Regione, ma non è escluso il colpo di scena di Aurelio De Laurentiis, che sta spingendo molto sull'impianto di proprietà: siamo però a uno stadio embrionale, con l'area appena individuata, e strappare anche solo un posto tra le riserve appare molto complicato. Il sindaco De Luca preme per Salerno, con un progetto pubblico da 150 milioni, mentre Palermo si presenta lanciatissima con un investimento da 320. Chiude Cagliari, dove proprio ieri sera il Consiglio comunale ha approvato la dichiarazione di pubblico interesse e il diritto di superficie al club – come riporta La Gazzetta dello Sport.

Un percorso che si inserisce nella più ampia stagione di ammodernamento degli impianti italiani, quella che a Bergamo ha già prodotto un impianto di proprietà completamente rinnovato. Ora tocca alla Figc: per la cinquina, però, bisognerà ancora attendere. E la New Balance Arena resta uno dei modelli a cui guardare.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Altre news / Data: Ven 31 luglio 2026 alle 10:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture