Andrea Kimi Antonelli ha vinto il Gran Premio d'Italia scattando dalla diciannovesima casella e ha raccontato la sua impresa di Monza in una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport. Lacrime sul podio, come già era accaduto in Cina al momento del primo successo iridato, e la sensazione ricorrente di trovarsi davanti a un pilota che a vent'anni ragiona come un veterano.

LA VITTORIA DI ANTONELLI - Alla vigilia parlava di una top five come obiettivo realistico. Ne è uscito qualcosa di completamente diverso, e la sorpresa è la prima cosa che ammette: «Non so come ho fatto, non avrei mai immaginato potesse andare così». Poi la scala dei valori personale, che dice molto su come vive questo mestiere: «È il giorno più bello della mia vita, migliore anche di quello in cui ho ottenuto il primo successo in Formula 1». Nessuna euforia sul lungo periodo, però, perché il calendario è ancora fitto: la parola d'ordine resta tenere il profilo basso, godendosi intanto la vetta della classifica.

IL PUBBLICO DI MONZA - Il capitolo tribune è quello che lo emoziona di più. In passato ai piloti italiani è capitato di essere accolti freddamente, per via di un tifo interamente votato alla Ferrari: stavolta sono arrivati solo applausi e cori. E lui li ha cercati mentre guidava: «All'uscita dalla Prima Variante ho visto le persone in piedi sulle tribune e mi sono gasato». Un rumore che dall'abitacolo nemmeno arrivava, ma che non serviva sentire: «Non riuscivo a sentirli perché fortunatamente le nostre macchine sono abbastanza rumorose, ma sapevo che dovevo vincere per loro». A fine gara, il tributo è diventato reciproco, con il bolognese che si è lasciato trasportare dalla folla come una rockstar.

LA SVOLTA DELLA GARA - Il momento in cui l'idea di vincere ha smesso di essere un'ipotesi ha una collocazione precisa nel suo racconto: «Dopo la seconda partenza ho visto che non ero troppo lontano e ho pensato che avevo una grande occasione». Da lì in poi ha pesato la scelta strategica che lo ha separato dal compagno di squadra: la sosta sotto Virtual Safety Car mentre George Russell restava in pista a soffrire con le gomme. «Io invece ho potuto spingere e sono riuscito a colmare il distacco», spiega. E quando il divario si è azzerato, la prudenza è finita lì: il secondo posto aveva smesso di bastargli.

LA PAURA SULLA GHIAIA - Il passaggio più delicato resta il tentativo andato storto su Russell, con la monoposto finita lunga. Il ricordo è ancora vivido: «È stato piuttosto spaventoso. L'asfalto si stava sgretolando, ma pensavo di poter comunque completare la curva». Per un istante ha creduto di aver buttato via tutto, poi il ritmo della vettura gli ha concesso la seconda possibilità. È il dettaglio che spiega meglio di ogni statistica quanto sia costata questa vittoria sul circuito di casa.

IL PODIO E "VOLARE" - Sul gradino più alto è andata in scena l'immagine simbolo della giornata, con il coro intonato insieme al pubblico. Lui la mette giù così: «È stata la ciliegina sulla torta». E aggiunge una considerazione da tifoso più che da protagonista: «Vedere tutto il rettilineo dall'alto è semplicemente stupendo ed essere a casa aggiunge quel tocco in più». Alla domanda se sia la gara più bella della sua carriera risponde con un misto di orgoglio e ambizione: «Il meglio deve ancora venire, ma penso che sia stata davvero una prestazione unica e speciale».

MONDIALE E RIVALI - Sul titolo, Kimi Antonelli tiene il freno tirato: «Non voglio pensarci troppo perché abbiamo visto come le cose possono cambiare velocemente nel corso di una stagione». La linea è quella di chi non vuole guardare oltre il weekend successivo, massimizzando ogni occasione senza fare conti anticipati. Anche perché la gerarchia vista a Monza non è scolpita: «Magari sarà la McLaren la macchina da battere o la Ferrari». Nell'elenco dei pericoli inserisce la Red Bull di Max Verstappen e lo stesso Russell, in un momento di forma evidente.

SINNER, BRIGNONE E BEZZECCHI - Nel paddock, prima del via, si era radunato un pezzo dello sport italiano. L'incontro che lo ha colpito di più porta un nome preciso: «Prima della partenza ho incontrato Jannik Sinner: mi ha augurato buona fortuna e mi ha detto che sperava che ottenessi un grande risultato». C'erano anche Federica Brignone e Marco Bezzecchi, e il verdetto è quello scaramantico di sempre: «Hanno portato bene, se potessi li vorrei con me ad ogni gara».

Resta un telefono che continua a vibrare e un messaggio ancora da ricambiare. Piccoli problemi, per chi ha appena firmato la giornata perfetta.

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Sezione: Altri Sport / Data: Lun 07 settembre 2026 alle 06:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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