Ci sono due video, e sette giorni fra l'uno e l'altro. Il primo è di mercoledì: Marten de Roon parla piano, dice «sarà sempre casa mia», ringrazia tutti, promette che un giorno tornerà. Il secondo è di sabato notte, ed è un video che non ha girato lui ma che lo riguarda: la panchina della Roma che al 93', dopo il sinistro di Matías Soulé, si riversa verso la curva, e in mezzo al gruppo, in tuta, l'uomo che per undici anni ha portato la fascia dall'altra parte. Non era entrato in campo. Ha corso lo stesso.
Prima la partita, perché merita rispetto. L'Atalanta di Maurizio Sarri era andata in vantaggio al 47' con Éderson e aveva retto per quaranta minuti a un assedio da 39 conclusioni, con il solito Marco Carnesecchi a tenerla in piedi e la traversa a fare il resto; poi il colpo di testa di Mario Hermoso, solo in area, e tre minuti dopo il sinistro a giro di Soulé sul palo del portiere. Da 0-1 a 2-1 nel recupero, con la coda amara del rosso a Gianluca Gaetano a gara finita. Ve la ricordate Lisbona? Il 12 agosto 2020, contro il Paris Saint-Germain, due gol subiti fra il 90' e il 93' cancellarono una semifinale di Champions. Stessa aritmetica, stessa crudeltà.
Stiamo parlando di sensibilità, non di regolamenti. Un giocatore che cambia squadra esulta con la squadra nuova: è la regola del mestiere e nessuno può pretendere che un professionista resti seduto mentre i compagni festeggiano. Chi scrive lo mette per iscritto, per non essere frainteso. E tuttavia il calcio vive di tempi e di destinazioni, e qui sono sbagliati entrambi: la richiesta di cessione, la scelta di Roma, il video dell'arrivederci, l'esordio a Lecce e infine quella corsa contro l'Atalanta, tutto compresso in una settimana. Le immagini hanno fatto il giro dei social nel giro di minuti, e nelle ore successive la redazione ha ricevuto una quantità di messaggi che non si vedeva da tempo. Fra i post più condivisi, quello di un tifoso che ha dato fuoco alla maglia comprata all'asta.
Curiosità che rende la serata ancora più stridente: lo stesso Olimpico, il 2 dicembre 2024, l'aveva visto segnare al 69' nel 2-0 nerazzurro sulla Roma, con la stessa fascia al braccio. Ventuno mesi dopo, la corsa era nella direzione opposta. Ma torniamo alla ragione, perché serve.
La ragione dice che quella corsa era anche verso Gian Piero Gasperini: 270 partite di Serie A insieme, il rapporto più lungo fra un giocatore e un allenatore nel campionato italiano. Dice che un uomo con 445 presenze e la cittadinanza onoraria non cancella dieci anni in dieci secondi, e che i 158 bergamaschi del settore ospiti ridotto hanno visto da lontano una scena che avrebbero preferito non vedere, non un tradimento. Dice anche, però, che le parole di mercoledì e i gesti di sabato non stanno insieme senza sforzo, e che il tempo che serve a un addio per diventare un arrivederci, a Bergamo, si è appena allungato.
Il video di mercoledì era stato scritto con cura. Quello di ieri sera all'Olimpico non l'ha scritto nessuno: è per questo che lo riguarderanno più a lungo.
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Il momento in cui Soulé ha deciso di far impazzire i suoi tifosi #RomaAtalanta #SerieAEnilive #DAZN pic.twitter.com/zXJFZbLP8x
— DAZN Italia (@DAZN_IT) September 5, 2026
Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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