Il 4-1 rifilato al Manchester United ha acceso un paragone inevitabile: il Como di oggi può ripercorrere, o addirittura superare, la straordinaria stagione europea dell'Atalanta 2019/20? La domanda è stata posta agli opinionisti di TMW Radio, che hanno offerto letture diverse, tra chi vede nei lariani una squadra persino superiore a quella Dea e chi invita a non forzare il confronto. Per Mimmo Cugini le affinità sono evidenti: «Sono due esempi di squadre piccole diventate grandi».

IL PARAGONE CON L'ATALANTA - Cugini si spinge oltre, individuando nella personalità il tratto che distingue i lariani: «Sul piano della personalità e del dominio delle partite questo Como è ancora meglio di quell'Atalanta». Un giudizio condiviso, con qualche distinguo, da Fabio Santini, che evidenzia le differenze di impostazione pur riconoscendo un'anima comune: «Il modello di gioco è diverso, lo spirito è simile». Anche per lui la bilancia pende leggermente dalla parte della squadra di oggi, «un pochino meglio di quell'Atalanta», ma con un riconoscimento importante alla Dea di allora: «Anche l'Atalanta era l'unica italiana che aveva un gioco europeo».

FABREGAS COME GASPERINI - Il parallelo, secondo Paolo Stringara, passa soprattutto dalle panchine. L'ex tecnico accosta la guida lariana a quella che fece grande la Dea in Europa: «Lì c'era un fuoriclasse come Gasperini come ora Fabregas per il Como». Ma la differenza, sottolinea, sta nei risultati già consegnati alla storia dai bergamaschi: «L'Atalanta c'è riuscita a fare certe cose, ora vedremo se ce la farà il Como».

LA NAVE PIRATA - Più immaginifica la lettura di Enzo Bucchioni, che vede nella squadra di Cesc Fàbregas un corsaro dell'Europa: «Deve essere una nave pirata il Como dentro la Champions, che va e fa dei blitz come ieri sera». Il giornalista nota il contrasto con il rendimento in Serie A, ma resta fiducioso sul percorso continentale: «Non è stato così esaltante in campionato, credo che possano andare avanti però in Champions». Sulla stessa linea Massimo Brambati, che pur marcando le differenze tra i due progetti – «sono due modi di vedere il calcio completamente diversi» – intravede margini importanti in una competizione dove, a suo dire, solo poche squadre sono davvero irraggiungibili: «Levate le solite 3-4, con le altre si può andare in difficoltà». Un ottimismo alimentato da un cammino delle italiane in Champions fatto di alti e bassi.

IL NODO DEI TALENTI ITALIANI - Non mancano le voci critiche. Bortolo Mutti allarga il discorso a un fenomeno più ampio, che riguarda anche i vivai: «Oggi c'è una logica di non considerare più il talento locale». Ancora più netto Paolo Paganini, che pur apprezzando lo spettacolo offerto dai lariani non nasconde le sue perplessità: «Il Como di italiano non ha niente». Un'osservazione che, nella sua visione, rende la squadra quasi slegata dal contesto nazionale: «Potrebbe essere iscritto a qualsiasi altro campionato». Un tema che si intreccia con le serate europee del calcio italiano, tra entusiasmi e riflessioni sul modello di crescita.

Il paragone resta aperto: l'Atalanta ha già scritto la sua storia, il Como ha appena iniziato a raccontare la propria.

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Sezione: Le Altre di A / Data: Gio 22 ottobre 2026 alle 19:53
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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