Doveva essere la giornata della Ferrari. La vigilia aveva costruito aspettative precise, con le Rosse dominatrici delle prove libere e tre nomi — Max Verstappen, Lewis Hamilton, Charles Leclerc — che sembravano già spartirsi la prima fila ideale del Gran Premio di Monaco. Poi è entrato in pista Andrea Kimi Antonelli, cappellino azzurro Mercedes, ricci disordinati, sorriso di chi ignora il peso che il momento porta con sé. E in pochi minuti ha rimescolato tutto.
IL GIRO PERFETTO - Qualifica dopo qualifica, il bolognese ha costruito la fiducia necessaria per muoversi con naturalezza tra i guardrail del Principato, strade dove ogni centimetro guadagnato sulla traiettoria vale decimi di secondo e dove l'errore si paga in lamiera. Il suo giro definitivo è stato un esercizio di controllo assoluto: nessuna sbavatura, nessuna concessione alla prudenza, la velocità esatta che il limite consente. Risultato: pole position con 43 millesimi di vantaggio su Verstappen, nuovo record come il più giovane poleman della storia di Montecarlo. «Questa pista è speciale, era la preferita del mio mito Ayrton Senna — aveva detto giovedì all'arrivo nel Principato —: magari qui non saremo noi i favoriti per la pole ma vogliamo sicuramente lottare». La lotta l'ha vinta da solo.
IL MITO E L'EREDE - Il nome di Senna ricorre spesso quando si parla di Kimi Antonelli e di Monaco, e non è una coincidenza. Il brasiliano ha dominato questo circuito come nessun altro — cinque pole, sei vittorie — con quella sintonia quasi soprannaturale tra guida e asfalto che ha alimentato decenni di racconti. Antonelli ha studiato quei video ossessivamente, cercando di capire come funzionava quella connessione speciale. Adesso sta scoprendo di poterne costruire una sua: «So che mi gioco qualcosa di importante quest'anno — ha spiegato — ma mi diverto, mi sento davvero bene con la macchina e vado veloce. È tutto quello che posso desiderare e voglio continuare a correre così, per me e per il mio team, a cui devo tutto». L'urlo via radio al momento del miglior tempo — con Toto Wolff che balzava in piedi a braccia alzate esclamando «Grande Kimi, grande» in italiano — era la risposta più eloquente.
I RIVALI SI INCHINANO - Verstappen ha abbracciato Antonelli appena sceso dalla monoposto, secondo in classifica e primo nel riconoscere il valore di chi lo ha battuto – come riferisce La Gazzetta dello Sport –. «Kimi ha tutto quello che serve per diventare campione — ha ammesso l'olandese —: quando arrivi in F.1 il talento non basta, devi diventare un pilota più completo sotto tutti gli aspetti e, naturalmente, devi avere anche il pacchetto tecnico per poter ottenere certi risultati. Lui sta facendo benissimo ed è davvero bello da vedere». Poi, in conferenza stampa, la battuta: «Se gli posso dare qualche consiglio per il via? Certo! Kimi, quando si spengono le luci, aspetta un secondo prima di partire». Hamilton, terzo sulla Ferrari a due decimi, ha raccolto il filo: «Io sono un passo indietro, quindi meglio se aspetti due secondi».
IL PUNTO DEBOLE DA CORREGGERE - Dietro all'ironia c'è un tema reale. Le partenze hanno rappresentato la crepa più visibile nella stagione di Andrea Kimi Antonelli fino a questo momento, un'imperfezione tecnica e caratteriale da limare per trasformare un talento già lampante in un campione completo. Partire dalla pole a Monaco — dove il sorpasso è quasi impossibile — riduce il rischio, ma non lo elimina: la gara è un'altra storia, e Verstappen lo sa bene.
IL CONTESTO DEL GENIO - In un fine settimana che ha già regalato all'Italia dello sport emozioni fuori dall'ordinario — con Jannik Sinner uscito di scena inaspettatamente a Parigi e Flavio Cobolli pronto a giocarsi una finale Slam — Antonelli ha portato la sua piccola rivoluzione su quattro ruote. A diciannove anni, con il cappellino storto e la leggerezza di chi non sente il peso della storia, il leader del Mondiale ha messo la sua firma sul sabato più importante dell'intera stagione di Formula 1. «Non mi metto mai pressione, mi piace vivere il momento, da quando sono bambino, con grande passione e grandi sorrisi»: parole che suonano quasi come una dichiarazione di poetica, il manifesto di un fuoriclasse che sta imparando a volare senza dimenticare di restare sé stesso. Anche i grandi — i Verstappen, gli Hamilton, i Leclerc — hanno ormai capito di avere a che fare con uno di loro. Forse, con il più giovane tra i grandi che questo sport abbia mai visto.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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