C'è un pezzo di Bergamo nel cuore di Ljubiša Dunđerski. L'ex centrocampista dell'Atalanta, che in Italia ha vestito anche le maglie di Como e Treviso, si è raccontato in un'intervista esclusiva ripercorrendo gli anni nerazzurri e commentando il presente della Dea, tra il colpo Kerim Alajbegović e il nuovo corso targato Maurizio Sarri.

UN ALTRO LIVELLO - Il primo pensiero va al salto compiuto dai due club della sua vita italiana, con il Como in Champions League e l'Atalanta reduce da annate europee di primo piano. «Ormai sono a un altro livello», riconosce, ricordando come ai suoi tempi la squadra oscillasse tra Serie A e cadetteria: retrocessioni, promozioni, ritorni. Una costante, però, non è mai mancata.

LA FUCINA DEL VIVAIO - Perché ciò che lo colpiva, allora, era il flusso continuo di ragazzi promossi in prima squadra: cinque o sei ogni stagione, molti dei quali destinati a carriere importanti. Nell'elenco dei nomi compaiono i fratelli Zenoni, Bellini, Pinardi, il portiere Pelizzoli e Fausto Rossini: «Si vedeva che l'Atalanta con i giovani lavorava alla grande».

DONI, UN FRATELLO - Discorso a parte per Cristiano Doni, arrivato dal Brescia e dunque non prodotto del vivaio: in riva al Mella aveva fatto bene, a Bergamo diventò «il Doni nazionale». Il legame resiste al tempo: «Cristiano è un mio fratello», racconta, spiegando che Cristiano Doni è uno dei pochi ex compagni con cui è rimasto in contatto. In quel gruppo c'era stato anche Dalla Bona, andato via però prima del suo arrivo.

QUEI TIFOSI INDIMENTICABILI - Sui sostenitori nerazzurri il giudizio è netto: tra i migliori d'Italia. «Per loro puoi giocare anche male, ma se sudi la maglia e dai tutto in campo ti perdonano tutto», sottolinea, a patto che l'impegno non manchi mai. Ricordi che definisce indelebili, con la sensazione unica di scendere in campo davanti a quel pubblico.

IL CASO JURIC - Sulla Conference League il serbo si sbilancia con ottimismo, convinto che il club possa ambire in alto perché da anni cresce senza smarrire la propria strada. L'unico appunto riguarda la scelta dell'allenatore della passata stagione – come raccoglie gianlucadimarzio.com –, con il riferimento a Ivan Juric: «Non voglio parlare male di Juric… Lo conosco ed è una grande persona», premette, prima di parlare di un incastro sbagliato nel momento sbagliato. La ricetta, secondo lui, sarebbe stata semplice: proseguire sul solco tracciato da Gian Piero Gasperini, senza stravolgere nulla e continuando a fare gruppo.

LA SPONSORIZZAZIONE PER ALAJBEGOVIĆ - Poi il capitolo mercato, con la benedizione al talento bosniaco: «Buon giocatore», dice, giudicandolo un investimento azzeccato alla luce di quanto mostrato negli ultimi mesi. E Bergamo, per Kerim Alajbegović, sarebbe la piazza ideale: «Io dico sempre che l'Atalanta è la mia seconda casa dopo il Vojvodina». Città, gente e ambiente farebbero il resto, con un solo compito richiesto al giocatore: pensare al campo, perché al resto ci pensano i bergamaschi.

CON SARRI SI TORNA AL TOP - Fiducia piena, infine, nel tecnico toscano. Per il serbo l'organizzazione sarà la chiave: dentro e fuori dal campo si dovrà fare esattamente ciò che l'allenatore chiede. La conclusione è una promozione senza riserve, perché con il nuovo corso la Dea può tornare ai massimi livelli.

IL SOGNO NEL CASSETTO - E un ritorno in Italia? La risposta arriva con un sorriso: andrebbe ad allenare le giovanili dell'Atalanta già domani. L'esperienza non gli manca, visto che da quindici anni alterna i ruoli di direttore sportivo, allenatore e vice. Il Vojvodina resta casa sua, ma la porta è aperta: «se fosse possibile tornare, perché no?».

Parole che raccontano un legame mai spezzato: per Dunđerski, Bergamo resta una seconda patria.

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