C'è sempre, a un ricevimento, l'ospite che entra per ultimo: la sala è già piena, le presentazioni fatte, e nel giro di mezz'ora se la prende tutta. Nella prima uscita stagionale della Dea a Clusone, quell'ospite era alto un metro e novantacinque. Entrato nella ripresa nella formazione dei grandi, Sergej Levak ha prima pareggiato al 74' il gol dell'Under 23, poi, al 91', nell'ultimissima azione della partita, ha ribattuto al volo in rete il 2-1. Due reti, gli ultimi due tocchi del pomeriggio. Un'amichevole è un'amichevole, d'accordo. Ma certi biglietti da visita non si consegnano per caso.
L'identikit spiega perché a Bergamo lo osservano con attenzione. Nato a Osijek nel maggio 2006, oggi ventenne, cresciuto nel vivaio dell'NK Osijek, Levak sbarca in Italia nel gennaio 2023 alla Roma: Under 17, poi Primavera, dove diventa una colonna con 35 presenze, 7 gol e 4 assist e una finale scudetto persa contro l'Inter. La scorsa estate il contratto con i giallorossi scade, il rinnovo salta, e l'Atalanta lo preleva a parametro zero soffiandolo alla concorrenza. Un colpo di mercato giovanile a costo zero, di quelli che a Zingonia hanno fatto scuola. Il nome vi dice qualcosa? In patria lo chiamano il piccolo Milinković-Savić, per la stazza e per il modo di divorare l'area di rigore da lontano.
E qui il discorso si fa tecnico, non suggestivo. Nella passata stagione, alla prima annata italiana tra i professionisti, ha messo insieme 34 presenze e 7 reti in Serie C con l'Under 23, diventandone il pilastro, tanto da guadagnarsi la chiamata in prima squadra di Palladino e un rinnovo fino al 2031. Il paragone col centrocampista serbo pesa proprio perché arriva sulla scrivania giusta: Maurizio Sarri quel tipo di mezzala imponente, che parte da dietro e spunta in area sul secondo tempo dell'azione, l'ha allenato alla Lazio e sa esattamente come cucirgli il campo addosso. Due Sergej, lo stesso identikit. Non è un dettaglio.
Il rovescio della medaglia è che il gigante di Osijek è già una calamita. L'Atalanta ha respinto un sondaggio dal Newcastle, dalla Premier ha bussato pure il Nottingham Forest, e in Serie B Levak è finito nel mirino del Catanzaro, mentre il Cagliari di Pisacane — a cui la Dea ha già detto no, per lasciarlo valutare a Sarri nel ritiro — resta alla finestra. Ed ecco il bivio: trattenerlo in una mediana già affollata (Gaetano, Ederson, Samardžić) col rischio di vederlo in tribuna, oppure spedirlo a giocare titolare tra i cadetti per non bruciarne la crescita, come già accaduto un anno fa in prestito. Prima squadra o esperienza altrove: la scelta è tutta lì.
A Clusone, Sarri ha visto un ragazzo che si presenta sempre nel posto giusto al momento giusto. E a volte, si sa, l'ultimo ad arrivare è quello che poi non se ne va più. Il salto dalla Serie C alla New Balance Arena passa da questa settimana di lavoro: il Comandante ha una decisione da prendere, e due gol pesano più di mille valutazioni.
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Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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