Niente amarcord bianconero, ma una presa di posizione netta: alla vigilia dell'Allianz il tema più caldo arriva da fuori dal campo. Maurizio Sarri, nella conferenza stampa della vigilia al Centro Bortolotti di Zingonia ripresa da TuttoAtalanta.com, si è schierato al fianco dei tifosi bergamaschi che non potranno seguire la squadra nella trasferta di Torino, con parole che pesano molto più di una scelta di formazione.

Una domanda fuori dal campo: domani, come in tante altre trasferte, i tifosi bergamaschi non ci saranno. Cosa ne pensa, anche alla luce delle parole di Lucarelli?
«Si può essere espresso male, ma è condivisibile. Io una pena collettiva non riesco a capirla né a digerirla. Quindi domani una persona di Bergamo con il figlio, che non ha mai commesso nulla né fuori dallo stadio né allo stadio, non può andare a vedere la partita: secondo me è anche incostituzionale. Io mi sento vicino a tutti i nostri tifosi e condivido quello che pensano loro in questo momento».

In quattro giornate sono già saltati due allenatori in Serie A: è così riduttivo il calcio di adesso, per cui se domani vince è un eroe e se perde è già sulla graticola?
«Dimmelo te, l'opinione la fai te, non io: io faccio le partite. Se si è creato questo tipo di mentalità, io vedo due grandi responsabilità: voi e le dirigenze. Non vedo altri tipi di responsabilità. C'è un'intervista a Klopp in cui dice che prima di un certo tempo di lavoro con un allenatore non si può vedere nulla: figuriamoci il primo mese».

Cosa pensa della maxisosta per le nazionali, sedici giorni senza Serie A: resterete a Zingonia con pochissimi giocatori?
«Praticamente sette o otto giocatori. Si può lavorare sulla condizione fisica, sulla tecnica individuale e sulla tattica individuale: non c'è tanto altro da fare. Il problema del calendario è un problema enorme, e il problema delle nazionali, per le squadre di club, è un problema distruttivo. Io penso che le nazionali debbano essere confinate in un periodo di tempo: si fanno finire i campionati dieci giorni prima e si dedica il periodo da metà maggio a metà giugno alle nazionali. Così, penso che sia una situazione che non può andare avanti. E poi c'è anche l'ipocrisia delle liste: fai giocare un giocatore settanta partite l'anno e gli metti anche le liste. Perlomeno dammi quaranta giocatori: se ingolfi il calendario e poi ho una lista da rispettare, è un'ipocrisia».

Una vigilia che sposta il baricentro ben oltre i novanta minuti, fra una questione di principio e un sistema messo sotto accusa senza troppi giri di parole. E il fronte aperto da Sarri non si esaurisce qui.

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Sezione: Interviste / Data: Sab 19 settembre 2026 alle 18:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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