La separazione tra Marten de Roon e l'Atalanta continua a produrre strascichi, e i dettagli emersi in questi giorni raccontano una rottura maturata molto prima dell'ultima settimana di mercato. L'olandese vive oggi su due piani paralleli: da un lato l'entusiasmo per l'avventura nella Capitale, che gli ha restituito stimoli nuovi; dall'altro l'amarezza profonda per il modo in cui si è chiuso il capitolo bergamasco.
LA FAMIGLIA È RIMASTA A BERGAMO - Il legame con la città, del resto, non si è spezzato affatto. La moglie e le tre figlie non si sono mosse: c'è la scuola, ci sono la pallavolo e i corsi di sci, c'è la casa progettata su misura per la famiglia e ci sono amicizie che le ragazze non hanno alcuna voglia di interrompere. Una situazione destinata a restare così, almeno per ora.
IL SILENZIO DI SARRI - Rientrato dal Mondiale attorno al 20 luglio, il centrocampista non aveva in testa nessuna partenza. Un dettaglio, però, lo aveva sorpreso: il nuovo allenatore, Maurizio Sarri, non gli aveva rivolto neppure una telefonata. Da capitano se l'aspettava, poi si era detto che ognuno ha il proprio metodo. Bastarono i primi giorni a Zingonia per capire che il vento era cambiato: Cristiano Giuntoli al lavoro su ogni reparto, il tecnico che chiedeva Gianluca Gaetano e poi anche Franck Kessie, l'addio di Berat Djimsiti, il rientro e il rinnovo di Ederson.
LO SCAMBIO CHE HA CHIUSO TUTTO - Nessuno, né il direttore sportivo né l'allenatore, gli fornisce spiegazioni. Poi il colpo che spezza definitivamente il filo: il tentativo di inserirlo nella trattativa per Jonathan Rowe. Il Bologna lo contatta, lui ringrazia e declina. Faticava semplicemente a credere che, dopo una vita in nerazzurro, il club potesse considerarlo merce di scambio. Da lì la consapevolezza che fosse tutto finito, mentre la piazza restava ancora più incredula di lui.
LE ORE DECISIVE - A quel punto arriva la richiesta di rescissione, accolta dalla società. Quando lo chiama Gian Piero Gasperini, però, l'olandese conosce bene i rapporti tra i due club e pone una condizione: prima l'intesa tra le dirigenze. Telefonano entrambi a Percassi, e l'Atalanta – ricostruisce il Corriere dello Sport – concede il via libera al giocatore con più presenze nella propria storia, limitandosi a chiedere dei bonus. Lui avrebbe voluto qualche giorno per spiegarsi e salutare il pubblico allo stadio, ma Gasperini lo vuole subito a Lecce: tutto si definisce in piena notte, nel giro di poche ore.
IL NODO NON È LA CARRIERA - La frattura con la tifoseria, in fondo, ha una radice precisa. Nessuno contesta la scelta di continuare a giocare invece di accettare il ruolo di «scarpa vecchia», per riprendere l'espressione usata dal suo ex allenatore. Ciò che non viene digerito è la destinazione: proprio la Roma di Gasperini e di Tony D'Amico. Sull'altro fronte, intanto, una parte del tifo giallorosso non dimentica le ruggini del passato.
LA CORSA SOTTO LA SUD - Resta il capitolo dell'esultanza al gol di Matías Soulé contro i nerazzurri. Nessuna provocazione premeditata: quando l'intera panchina si è alzata, non se l'è sentita di restare seduto da solo. Nessun gesto plateale, soltanto la partecipazione a un abbraccio collettivo, da professionista felice per i nuovi compagni. Lo striscione comparso in curva, però, lo ha ferito, com'era prevedibile.
GASPERINI PADRE SPORTIVO - Nulla di tutto questo cancella gli anni migliori della sua vita, vissuti in una città e in un club che considera casa. E nemmeno il rapporto con l'allenatore che de Roon definisce un padre sportivo, di cui un domani vorrebbe seguire le orme.
Magari partendo proprio dal suo staff. Il finale, per ora, resta aperto.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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