La Juventus si prepara a presentarsi in campionato con il vestito ritrovato in Europa: Luciano Spalletti ha deciso di portare in Serie A la difesa a tre collaudata contro il Nec Nijmegen, convinto che il nuovo assetto sia la risposta al problema che lo assillava da settimane. Domani alle 18, contro l'Atalanta, il tecnico capirà se l'intuizione regge davanti a un esame di tutt'altro spessore.

L'IRONIA SULL'EQUILIBRIO - Il punto di partenza è la serata di Reggio Emilia, che aveva lasciato strascichi. Giovedì in conferenza stampa il tecnico ci ha scherzato sopra: «Mi sembra di aver letto da qualche parte che contro il Sassuolo si è andati un po' troppo a giro per il campo». Da lì la scelta di rimettere ordine, con una squadra disposta in modo da ridurre le distanze e coprire meglio il campo.

UN TEST POCO ATTENDIBILE - Va detto che la prova generale andata in scena all'Allianz Stadium ha offerto un margine di errore amplissimo. Gli olandesi si sono complicati la vita da soli quasi subito, consegnando ai bianconeri una partita senza pressione dopo neanche dieci minuti. Più che una verifica, una lunga esercitazione tattica davanti a un impianto pieno. Domani il verdetto arriverà da una giuria decisamente più severa.

MCKENNIE, LA CHIAVE DEL SISTEMA - Non si tratta comunque di una rivoluzione: lo stesso allenatore ha ricordato di aver adottato quel disegno quasi una ventina di volte nella passata stagione, salvo poi adattarlo di volta in volta alle esigenze della gara. Il vero elemento abilitante è il rientro dello statunitense. Tre centrali, quattro in mezzo e due trequartisti alle spalle della punta: uno schema che vive sulla duttilità di Weston McKennie, esaltato senza mezzi termini da Spalletti: «Lui è tutto nel calcio perché sa fare tutto». Basta spostarlo dalla corsia alla trequarti – spiega il tecnico nelle parole riportate da La Gazzetta dello Sport – e la squadra torna alla configurazione precedente. Con lo spostamento di fascia di Zeki Celik, in corso d'opera, il ritorno al 4-2-3-1 è questione di un attimo.

NICO GONZALEZ, DA ESUBERO A INDISPENSABILE - Accanto al jolly americano, i due uomini che l'estate aveva messo sul mercato sono diventati intoccabili. Nico Gonzalez ha firmato una serata da protagonista assoluto: gol, rigore procurato e poi trasformato da Nick Woltemade, undici duelli ingaggiati (nessuno come lui) e rientri difensivi che hanno mandato in visibilio la panchina. L'ex viola porta in dote la merce più rara alla Continassa negli ultimi tempi, la personalità, e una versatilità che nel 3-4-2-1 lo rende impiegabile in entrambe le posizioni dietro la punta, se non da riferimento centrale. Con Manuel Locatelli e Kenan Yildiz ai box, il suo peso è cresciuto ancora: l'autonomia resta limitata, ma in miglioramento, e domani partirà titolare contro quell'Atalanta che nel 2024 se lo contese con la Juventus.

DOUGLAS LUIZ IN REGIA - Discorso diverso per il brasiliano, al quale Spalletti chiede un cambio di marcia: troppi tocchi, troppa riflessione tra il primo e il secondo controllo, ritmo di esecuzione basso. Eppure Douglas Luiz scende sempre in campo, perché il pallone lo accarezza come pochi e perché la fiducia ricevuta sta iniziando a tradursi in giocate. Sarà ancora lui a dettare i tempi davanti alla difesa.

Una squadra che somiglia a quella di un anno fa, guidata da due uomini che sembravano appartenere al passato. Il paradosso, se funziona, diventa un progetto.

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Sezione: L'avversario / Data: Sab 19 settembre 2026 alle 08:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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