Le conferenze della vigilia sono quasi sempre inutili, e quasi sempre le leggiamo tutte. Maurizio Sarri si siede alle 15 in sala stampa a Zingonia, due ore prima della partenza per Torino, e chi lo conosce sa che non regalerà formazioni né titoli facili. 

La prima è il tono sulle due sconfitte. Dopo il Cagliari il tecnico ha parlato di una luce in fondo al tunnel, e a Sky, ieri, di un anno di costruzione; oggi vorremmo capire se il 2-1 subito due volte di fila è, per lui, una questione di episodi o di struttura. Stiamo parlando di onestà, non di comunicazione. La seconda è la regia: il modo in cui parlerà di Kessie e di Gaetano, escluso ieri dalla Nazionale, dirà chi guida la squadra da qui alla sosta, e la porta chiusa di Gaetano merita una frase dal suo allenatore. La terza è Torino, e qui il Comandante ha un problema: ogni parola sulla Juventus verrà letta come un regolamento di conti, e ogni silenzio come un rancore. Curiosità: nelle diciannove sfide da avversario ha vinto cinque volte. Ma torniamo alla Dea, che è la sola cosa che gli chiederemo.

Perché la domanda vera sarà se questa squadra somiglia già a lui. Il dieci contro dieci di venerdì sulla fase difensiva, le palle inattive provate fino a sera, i quattro azzurri chiamati da Mancini e i due rimasti fuori: sono tutti pezzi di una risposta che si darà domani alle 18. La conferenza, nel migliore dei casi, ci dirà con quale faccia la Dea sale sul pullman. 

Risposte tra le righe, poi il pullman: il resto lo dice l'Allianz.

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Sezione: Zingonia / Data: Sab 19 settembre 2026 alle 06:30 / Fonte: nostra inviata Claudia Esposito
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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