Ci sono parole che in un cantiere suonano rassicuranti e in uno stadio suonano come una resa. "Costruzione" è una di queste. Maurizio Sarri l'ha usata oggi ai microfoni di Sky Sport, a due giorni dall'Allianz Stadium, e non l'ha usata da solo: ha spiegato che la società non fissa traguardi materiali a breve periodo ma ragiona su obiettivi a lungo termine. Tradotto dal sarrese: quest'anno non mi giudicate dalla classifica. È un patto dichiarato in pubblico, ed è la cosa più importante detta a Zingonia da quando il Comandante ha firmato.

Non è la prima volta che Sarri chiede tempo, e lui stesso ha tirato fuori i precedenti: l'Empoli ultimo dopo le prime giornate, il Napoli con due punti dopo quattro partite. Sono storie vere, e sono storie che finirono bene. Ma c'è una differenza che il tecnico non ha detto e che io dico volentieri: quell'Empoli e quel Napoli non avevano appena speso per una rosa che, a detta di chi la guarda da fuori, è tra le più costose del campionato. La pazienza si concede a chi parte da zero; a chi parte da Scamacca, De Ketelaere, Samardžić e un mercato che ha portato Kessie, Rowe, Elmas e Raspadori, la pazienza va spiegata. Sarri lo sa, e infatti ha aggiunto che nessun allenatore è contento al cento per cento del mercato e che la società deve ancora conoscerlo del tutto. Frase misurata, non innocente.

Stiamo parlando di comunicazione, non di tattica. Il tecnico ha messo sul tavolo tre cose in un colpo solo: il tempo, il mercato e le coppe, che "ti fanno pagare qualcosa" in campionato. Tre attenuanti preventive, elencate prima di una partita che può portare la Dea alla terza sconfitta consecutiva. Un cinico ci leggerebbe il paracadute. Io ci leggo l'onestà di uno che ha sempre preferito dire in anticipo ciò che gli altri scoprono dopo, e che negli ultimi tre giorni ha visto i suoi giocatori dire la stessa cosa: Pašalić parla di adattamento graduale, Gaetano di una squadra a un passo dalla versione vera. Il coro è intonato, e questo, nei momenti difficili, non è mai un caso.

Il rischio è un altro, e vale la pena nominarlo. "Costruzione" è una parola che regge finché il cantiere produce qualcosa di visibile: un pressing che scatta, una linea che non si fa infilare dal lancio lungo, un tridente che tira in porta più di quanto subisce. Il saldo dei tiri delle prime giornate, cinquantuno in negativo, è il dato che nessuna parola può coprire. A Torino, contro una Juventus che ha appena ritrovato i gol con il 5-0 al NEC, la Dea non deve vincere per forza; deve mostrare che il disegno esiste. Se lo mostra, la parola costruzione diventa un programma. Se non lo mostra, diventa un alibi, e gli alibi a Bergamo hanno vita breve.

Curiosità: è la stessa Juventus che sei anni fa liquidò un Sarri campione d'Italia perché non le somigliava. Torna con le parole di oggi a Sky in tasca e con una squadra che, per sua stessa ammissione, deve ancora formarsi in parte. Ma torniamo al punto: la società gli ha dato la cosa più rara del calcio italiano, la garanzia del tempo. Ora tocca a lui usarla per costruire davvero, non per spiegare perché non ha ancora costruito.

La parola è stata detta. Da domenica si vede se era un progetto o una promessa.

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Sezione: Primo Piano / Data: Ven 18 settembre 2026 alle 19:29
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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