Gli allenatori, alla vigilia, parlano quasi sempre di atteggiamento; Maurizio Sarri sabato ha parlato di minuti. Ha detto che vorrebbe un'Atalanta più propositiva, quella dei primi venti minuti del secondo tempo di Roma, ma con un minutaggio più ampio: quei venticinque minuti fatti bene devono diventare sessanta. È la frase più utile della conferenza, perché è l'unica che si può verificare. Stiamo parlando di un criterio, non di un augurio, e alle 18 all'Allianz Stadium la Dea sarà giudicata su quello.

Il tecnico ha spiegato anche perché la squadra non ci è ancora arrivata. Alla Lazio aveva il novanta per cento dei giocatori che erano già stati con lui; qui è tutto diverso, e la fase difensiva, fino al Cagliari, è stata troppo bassa e troppo passiva. Poi, sabato scorso, il baricentro si è alzato e le letture sono state sbagliate: una squadra che sale senza sapere ancora come. Curiosità: lo stesso Sarri, a Empoli, ripeteva che il suo calcio si vede dopo un anno, e ieri ha citato Klopp per dire che figuriamoci dopo un mese. Ma torniamo a Torino, dove la Dea si presenta senza Kossounou, con Kristensen all'esordio e con l'idea del doppio play, Gaetano e Kessie insieme, per proteggere una difesa che non si è mai vista. Sessanta minuti propositivi con questa formazione sono una richiesta alta. È giusto che lo sia.

Non mi piego alla lettura per cui una squadra in costruzione debba accontentarsi di non perdere. La Juventus di Spalletti ha preso tre gol in trentacinque minuti dal Sassuolo e ne ha segnati cinque a un NEC modesto: è un avversario che oscilla, e le squadre che oscillano si affrontano tenendo il campo, non aspettandole. Se la Dea alzerà il baricentro e sbaglierà qualche lettura, sarà un errore di crescita; se lo abbasserà per paura, sarà un passo indietro rispetto a Roma. Il tecnico lo sa, e per questo ha messo un numero davanti alla sua richiesta.

C'è un altro numero che pesa, e riguarda la sosta. Sarri ha detto che tra ottobre e novembre avrà fatto sì e no una decina di allenamenti completi con chi ha comprato a fine agosto, e ha definito distruttivo il problema del calendario. È vero, ed è anche il motivo per cui oggi conta più del solito: chi va alla pausa con una prestazione riconoscibile la usa per consolidare, chi ci va con un'altra sconfitta la usa per ricominciare. La parola costruzione ha bisogno di una partita che la giustifichi, e le cifre delle prime giornate aspettano di essere smentite.

Venticinque minuti a Roma, sessanta chiesti a Torino: alle 18 si contano, e non si discutono.

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Sezione: Serie A / Data: Dom 20 settembre 2026 alle 12:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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