C'è una frase, nella conferenza di sabato di Maurizio Sarri, che vale più di tutte quelle sulla formazione. Riguarda una persona di Bergamo con il figlio, che non ha mai commesso nulla dentro o fuori uno stadio e che oggi alle 18 non potrà entrare all'Allianz Stadium, perché il settore ospiti è riservato ai soli possessori di Dea Card. Il tecnico ha usato una parola forte, anticostituzionale, e un'altra ancora più chiara: pena collettiva. Ha citato Lucarelli, l'allenatore del Livorno che si era esposto sullo stesso tema, e si è detto vicino ai tifosi. Stiamo parlando di ordine pubblico, non di tattica, ma la tattica, in queste settimane, ci ha abituato a discutere di tutto tranne che di questo.

Le limitazioni alle trasferte sono uno strumento vecchio quanto le tessere del tifoso, e la logica che le sostiene è sempre la stessa: prevenire, quando non si può controllare. Il problema è che la prevenzione, applicata a un intero bacino, non distingue. Non distingue il ragazzo che ha lanciato un seggiolino da quello che ha comprato una sciarpa; non distingue chi va allo stadio per la partita da chi ci va per altro. È una scelta amministrativa che sposta la responsabilità dall'individuo alla categoria, e Sarri, che di categorie ne ha attraversate molte, dai dilettanti alla Premier, ha ragione a dire che non la digerisce. Curiosità: martedì, all'allenamento a porte aperte, i cori dei trecento tifosi di Zingonia erano stati anche per le trasferte libere. Ma torniamo a oggi: la Dea giocherà davanti a una piccola macchia nerazzurra, e il resto dello stadio sarà bianco e nero.

Non mi piego alla lettura per cui un allenatore non dovrebbe parlare di questi temi. Sarri lo ha fatto rispondendo a una domanda, e lo ha fatto sapendo che qualcuno lo avrebbe accusato di cercare un alibi o una simpatia. Non è né l'uno né l'altra: è un uomo di calcio che, alla vigilia di una partita che gli conta molto, ha scelto di dire una cosa vera e scomoda. Il calcio italiano ha bisogno di allenatori che parlino di ordine pubblico più di quanto abbia bisogno di allenatori che parlino di moduli. E il fatto che la frase sia arrivata nello stesso pomeriggio in cui il tecnico ha perso Kossounou e ha annunciato l'esordio di Kristensen dice qualcosa sulla sua scala di priorità.

Alle 18, all'Allianz, la Dea cercherà un risultato con una difesa inedita e con quattro azzurri che poi partiranno per Coverciano. Sugli spalti mancherà chi avrebbe voluto esserci e non ha potuto. I precedenti di Torino raccontano otto anni senza sconfitte; le parole di Sarri sulla costruzione raccontano un progetto. La pena collettiva racconta un Paese che, sugli stadi, non ha ancora deciso se preferisce la sicurezza o la giustizia.

Un padre e un figlio a casa, per colpa di qualcun altro: il tecnico l'ha chiamata con il suo nome, e ha fatto bene.

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Sezione: Serie A / Data: Dom 20 settembre 2026 alle 08:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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