Alla New Balance Arena l'Atalanta cade 1-2 contro il Cagliari e incassa la prima sconfitta casalinga della stagione, la seconda di fila dopo quella maturata all'Olimpico. A decidere è il rigore trasformato da Maldini al 61', in una serata in cui i sardi hanno mostrato più personalità e più concretezza. Il pari di Scamacca resta l'unico squillo di una squadra che, dopo lo svantaggio, non ha mai trovato la reazione che serviva.
IL CONTROPIEDE CHE APRE IL CONTO - La Dea manovra con calma, il Cagliari rinuncia alla pressione alta e aspetta. Al 6' Scamacca si libera di Rodriguez con un tacco di pregio ma calcia debolmente, respinge Caprile; poi il Cagliari alza la testa. Al 14' Romano costringe Carnesecchi a deviare in corner, al 19' arriva la stoccata: lancio di Zé Pedro, aggancio di Adopo e gran pallone in mezzo per la girata vincente di Mendy. Una transizione letale che trova la difesa nerazzurra scoperta al centro.
L'APPRENSIONE PER KESSIE E IL PARI - Al 22' il gioco si ferma per un problema del regista ivoriano, con Pašalić mandato a scaldare: tre minuti dopo Kessie rientra con una vistosa fasciatura alla caviglia destra e stringe i denti. L'Atalanta alza il baricentro senza precisione — Scamacca fuori al 31', Éderson troppo debole al 34' — finché al 41' non trova il pari con l'unica giocata verticale della frazione: Scalvini batte rapidamente una punizione, De Ketelaere allarga a destra e il centravanti sfrutta un rimpallo favorevole per battere Caprile in diagonale.
LA RIPRESA E IL BRACCIO DI KOLASINAC - Il secondo tempo si apre con due tentativi di Rowe al 49', entrambi fuori misura, e con un gol annullato al Cagliari al 52' per fuorigioco di partenza sulla verticalizzazione di Romano per Mendy. Poi, al 60', l'episodio che decide la partita: sugli sviluppi della punizione di Romano svetta Deiola e il colpo di testa viene toccato con il braccio da Kolasinac. Arena indica il dischetto senza esitazioni e dagli undici metri Maldini spiazza Carnesecchi. Un gol che nasce da un'ingenuità, la seconda in una serata già segnata da errori di lettura.
LA REAZIONE CHE NON ARRIVA - Il dato più severo è quello registrato al 73': il Cagliari manovra facendo girare a vuoto l'Atalanta, e la reazione dopo il secondo gol semplicemente non c'è. Al 64' De Ketelaere aveva impegnato Caprile senza affanni, al 74' Carnesecchi doveva respingere il destro di Obert. Il rimpianto più grande arriva al 76', quando Samardžić si inventa una grande giocata ma il tocco di punta sull'uscita del portiere sfila a lato: era il pareggio.
IL FINALE NERVOSO - Sarri prova a cambiare con Raspadori, Bernasconi, Pašalić e Krstović, ma le occasioni restano sprecate: all'83' Caprile non si fa sorprendere dal tocco sotto di Kessie e Bernasconi calcia fuori sulla ribattuta; all'84' il montenegrino gira di testa senza pericolo; all'85' l'ex Milan spedisce sull'esterno della rete. Al 90' il clima si scalda ulteriormente, con il quarto uomo Manganiello che si avvicina alla panchina nerazzurra per espellere il preparatore dei portieri Massimo Nenci. Dopo cinque minuti di recupero, chiusi dal tentativo velleitario di Raspadori, arriva il triplice fischio.
IL QUADRO DOPO QUATTRO GIORNATE - Sei punti in quattro giornate, due sconfitte consecutive e un'identità di gioco ancora tutta da costruire: il bilancio non consente alibi. Alla vigilia si chiedevano risposte anche sulla qualità della manovra, e la serata ne ha fornite poche. L'esordio dal primo minuto di Rowe non ha portato l'imprevedibilità sperata, mentre le condizioni della caviglia di Kessie restano da valutare.
Il cantiere di Sarri procede più lentamente delle attese, e la New Balance Arena — che doveva diventare una fortezza — ha ceduto al primo esame vero. Ora la sosta, poi la ripresa: servirà molto più di quanto visto stasera.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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