Dopo Maurizio Sarri, è Eljif Elmas a prendere la parola nella conferenza stampa della vigilia di Atalanta-Kairat, nella sala della New Balance Academy al Centro Sportivo Bortolotti di Zingonia. Alla vigilia della terza giornata della League Phase di Conference League, in programma domani alle 18.45 alla New Balance Arena, il centrocampista macedone ha parlato del ritiro deciso dopo il pesante 0-3 con il Parma, del messaggio ricevuto dalla tifoseria, dell'insidia rappresentata dai kazaki e di un precedente vissuto a Napoli. Poi ha spiegato cosa può dare alla squadra con la sua duttilità, ha indicato i veri leader dello spogliatoio, ha guardato già alla sfida di Monza e ha difeso con decisione Maurizio Sarri, invitando tutti a non scaricare le colpe sull'allenatore.

Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com

Eljif, a cosa servirà compattarsi tutti e mettere la squadra al primo posto? E quanto vi può aiutare il discorso fatto dalla tifoseria dopo la partita con il Parma, forte ma costruttivo e mai distruttivo?
«In verità questo ritiro ci farà sicuramente bene. E, come hai detto anche tu, sui tifosi: dispiace veramente un pochettino anche a noi, perché è un momento difficile, però abbiamo capito bene cosa vogliono i tifosi, e noi dobbiamo davvero dare un pochettino di più e fare le cose che i nostri tifosi meritano. Per questo, secondo me, domani è la partita giusta per andare in campo, fare bene e far vedere ai tifosi che stiamo capendo cosa vogliono».

La partita di domani ha due aspetti, uno mentale molto delicato e uno tecnico-tattico, contro un avversario che conoscete poco: quale dei due prevale secondo te?
«In verità tutti e due sono importanti in questo momento, perché sappiamo da quale momento arriviamo a questa partita. Però anche noi giocatori sappiamo già che affrontiamo una squadra difficile: non è facile giocare contro il Kairat, abbiamo visto tante buone cose, è una squadra difficile. Per questo domani dobbiamo partire forte dal primo minuto e fargli capire che per loro non ci sarà niente da vincere».

Ti è già capitato di trovarti in una situazione come questa, con un progetto nuovo, una squadra che non riesce a fare per tutta la gara quello che chiede il mister e difficoltà mentali così evidenti?
«No, in verità una cosa così non mi è capitata. Però, quando ero a Napoli, dopo aver vinto lo scudetto, è successo un po' lo stesso con mister Rudi Garcia: eravamo in difficoltà, e anche in quel momento non è stato facile. Anche questo è un momento difficile, però dobbiamo capire che a Napoli era diverso e qui è diverso, perché dopo dieci anni cambiare allenatore e modulo, con giocatori che non sono abituati a giocare con questo sistema, non è mai facile. Per questo, secondo me, dobbiamo avere un pochettino di pazienza, anche i tifosi, tutti, perché il mister è un grande allenatore: lo ha dimostrato con quello che ha fatto in passato, e sicuramente dobbiamo dare una mano anche a lui e uscire tutti insieme da questo momento difficile».

Sei un giocatore utile, impiegato in diversi ruoli e abbastanza esperto: cosa pensi di poter dare alla squadra in questo momento, per le tue caratteristiche?
«In verità, come dicono tutti, posso giocare in tutte le posizioni, e posso aiutare anche a livello mentale, perché di esperienza ne ho fatta abbastanza. Abbiamo parlato tutti insieme, e io, da parte mia, sto sempre facendo capire ai compagni che sono pronto e che darò sempre il massimo per loro: secondo me questa mentalità deve esserci da parte di tutti. Non è facile, sicuramente, però stiamo cercando di unirci ancora di più tutti insieme, e poi vedrete: sono sicuro che le cose andranno molto meglio per tutti noi».

Prima annuivi quando il mister parlava della mancanza di leader in campo: sei pronto a portare la tua leadership e a caricarti questa squadra, magari dando consigli a qualche compagno?
«In verità, guardate, io sono arrivato qui da poco. Ci sono tanti leader, non è che non ne abbiamo: ci sono Mario, Ederson, c'è Sportiello, che è il portiere, sono loro i veri leader, e ci sono anche altri giocatori che sono qui da più tempo di me. Per questo non posso arrivare adesso e dire che il leader sono io. Io posso dare il mio contributo alla squadra, parlo sempre con loro di queste cose, ma come leader in questo momento sicuramente no, perché ci sono giocatori più esperti di me e che sono qui da più tempo. Secondo me serve un po' di tempo per diventare leader, non è facile, e per questo lascio questo ruolo ai più grandi, a chi è qui da più tempo».

In questi due giorni di ritiro avete pensato anche a un piano per arrivare alla partita di domenica, determinante per guadagnare punti prima di una sosta lunga?
«Sì, certo, abbiamo parlato chiaro tutti insieme, perché sappiamo da quale momento arriviamo a questa partita. Però dobbiamo pensare prima a domani, che è una partita difficile e che dobbiamo vincere. Dopo ci sarà ancora il ritiro, ne parleremo, e conosciamo anche l'importanza della partita di Monza: siamo indietro con i punti, per questo dobbiamo cercare di rialzarci subito domani, e poi andare a Monza e vincere quella partita».

Quello che in questi mesi non sono riuscito a capire è perché iniziate spesso il secondo tempo in difficoltà: è successo a Firenze, lunedì e anche altre volte. Tu, che conosci bene l'ambiente del calcio, come te lo spieghi?
«In verità questa cosa non si spiega. È una cosa difficile e fa veramente male rientrare nel secondo tempo e prendere gol così velocemente. Come ha detto il mister, siamo un pochettino fragili, però secondo me dobbiamo capire ancora meglio le cose che dobbiamo fare, perché rientrare in campo e prendere subito gol fa veramente male, e dopo rialzarsi non è facile. Per questo dobbiamo trovare il modo di non prendere tanti gol, perché, come vedete anche voi, ne prendiamo tanti: dobbiamo essere più maturi in questi momenti e capire che non dobbiamo prendere subito gol».

Quando sei arrivato hai detto di aver scelto l'Atalanta per il grande allenatore, e oggi hai ripetuto che dovete aiutarlo anche in campo. Cosa vi dite tra di voi per risollevarvi quando non riuscite a seguire in tutto ciò che chiede il mister, anche a livello emotivo?
«Come ho detto prima, sono venuto qui perché volevo lavorare con il mister, che in verità è un grande allenatore, e dobbiamo dare una mano anche a lui. Non dobbiamo sempre cercare di dire che è colpa del mister: dobbiamo capire che anche per lui è un momento difficile, perché è arrivato in un club che ha fatto tanta storia, che per dieci anni ha fatto bene giocando con un sistema diverso, e venire qui e fare subito bene non è facile. Per questo dobbiamo aiutarlo a trovare le cose giuste per iniziare a fare bene: in questo momento stiamo facendo poco bene, quindi dobbiamo dare ancora qualcosina in più a lui. E anche tra di noi dobbiamo essere più uniti e più consapevoli di quello che meritano i tifosi: dobbiamo fare le cose giuste per entrambe le parti».

Autocritica, spirito di gruppo e una difesa netta del suo allenatore: Elmas presenta la sfida con il Kairat come la prima occasione per rispondere alla Curva, senza cercare alibi e senza scorciatoie. Con l'umiltà di chi lascia la leadership ai senatori ma è pronto a dare tutto per i compagni, il macedone indica la strada di una squadra chiamata a crescere in fretta, già da domani e poi a Monza.

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Sezione: Primo Piano / Data: Mer 04 novembre 2026 alle 14:30 / Fonte: nostro inviata Claudia Esposito
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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