Lo Spezia ha vinto 2-1 e Beati, dalla tribuna, ha parlato di punto di partenza. Si può sorridere della formula, che gli allenatori usano quando non hanno altro da dire, ma stavolta è vera, e per una ragione che non ha nulla a che fare con la classifica del girone B. Nelle ultime tre settimane l'Under 23 dell'Atalanta ha fornito alla prima squadra un titolare fisso, Relja Obrić, un esordiente in Serie A, Javison Idele, e tre convocati stabili, Plaia, Levak e, dalla Primavera, Sonzogni. In un mese in cui la Dea ha perso dieci giocatori, la seconda squadra è stata l'unico mercato aperto. Questo è il suo risultato, e vale più dei quindici punti.

Non è retorica da vivaio. È la ragione per cui l'Under 23 esiste. Quando l'Atalanta ha deciso di avere una seconda squadra in Serie C, l'ha fatto per questo: avere un serbatoio di giocatori abituati al calcio dei grandi, che quando vengono chiamati non si presentino con le gambe della Primavera. Obrić è la dimostrazione che il meccanismo funziona: un ragazzo del 2006 che in tre settimane è passato dalla panchina di Caravaggio alla difesa titolare contro Milan, Frosinone, Fiorentina e Parma, con tutto quello che ne consegue. Ha sbagliato, ha deviato palloni nella porta sbagliata, ha sofferto. Ma non ha mai avuto l'aria di chi gioca fuori categoria. Questo lo deve a Beati e al suo staff, prima che a Sarri.

E poi c'è Idele, entrato al 75' di Atalanta-Parma sullo 0-3, in uno stadio che fischiava. Si dirà che un esordio così non vale nulla. Noi crediamo il contrario: un ragazzo di diciannove anni che entra nel momento in cui i grandi hanno smesso di correre, e corre, dice qualcosa sulla scuola da cui arriva. Nel 4-2-3-1 di Sarri, con Bellanova e Kristensen fuori fino alla sosta, Idele è la seconda opzione per la fascia destra, e lo sarà anche giovedì contro il Kairat. Non è un premio: è una necessità. Ma le necessità, a Bergamo, sono sempre state il modo in cui i giovani hanno trovato spazio.

Resta il problema dell'altra faccia, quella che riguarda l'Under 23 come squadra. Quindici punti e metà classifica sono un bilancio onesto per una formazione che cambia ogni settimana, ma il 2-1 del Picco ha mostrato i limiti di un gruppo a cui vengono tolti i migliori proprio nel momento in cui servirebbero di più. Beati lavora con quel che resta, e quel che resta ha retto alla capolista per lunghi tratti: Anelli ha tenuto a galla la squadra, Zanaboni ha riaperto la partita, Ghislandi e Rinaldi hanno sofferto il ritmo di chi arriva dalla B. È il destino di una seconda squadra: più funziona come serbatoio, meno funziona come squadra. Non si può avere tutto, e l'Atalanta, in questo momento, ha scelto cosa avere.

Quello che chiediamo è un'altra cosa, e la chiediamo a chi sta sopra. Che l'emergenza non diventi l'unico motivo per guardare in basso. Obrić è arrivato in prima squadra perché mancavano i centrali, Idele perché mancavano i terzini, Sonzogni perché mancava un portiere. Quando torneranno Hien, Kossounou, Kolašinac, Kristensen e Bellanova, qualcuno si ricorderà di loro? Il vivaio di Zingonia ha lanciato ventotto giocatori in dieci anni, e lo ha fatto quando serviva e quando non serviva. L'Under 23 di Beati sta facendo la sua parte nel momento peggiore. La prima squadra, quando tornerà a essere una squadra, dovrà ricordarsi anche di chi l'ha tenuta in piedi.

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© foto di atalanta.it
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Sezione: Primo Piano / Data: Mar 03 novembre 2026 alle 19:00
Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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