Atalanta-Parma ripropone il problema che accompagna i nerazzurri dall'inizio della stagione: una fase difensiva fragile, incapace di trasmettere sicurezza. Le assenze pesano, soprattutto in termini di esperienza e personalità, ma la sensazione è quella di un limite collettivo, fatto di reparti troppo distanti tra loro, spazi lasciati alle ripartenze avversarie e marcature poco efficaci.

LE SCELTE DI SARRI - La Dea si è schierata con il consueto 4-2-3-1. Davanti a Marco Carnesecchi, la coppia centrale era composta da Giorgio Scalvini e Relja Obrić, con Davide Zappacosta a destra e Lorenzo Bernasconi a sinistra. In mediana Éderson e Mario Pašalić, con Charles De Ketelaere sulla trequarti e, sugli esterni, Nicola Zalewski a destra e Jonathan Rowe a sinistra.

IL MURO DI GILARDINO - Il Parma di Alberto Gilardino ha risposto con un 3-5-2 pronto a trasformarsi in 5-3-2 in fase di non possesso. Davanti a Daffara, Mariano Troilo al centro della linea a tre, affiancato da Drobnic e Enrico Delprato. Sulle fasce Britschgi e Valeri, in mezzo Sierro davanti alla difesa con Giovanni Fabbian e Keita ai lati. In avanti l'ex nerazzurro El Bilal Touré con il giovane Lontani.

UN AVVIO CHE ILLUDE - Nella prima frazione l'Atalanta ha preso subito in mano il gioco, sfondando con continuità sulla trequarti grazie a un De Ketelaere inarrestabile e a esterni come Rowe e Zalewski capaci di vincere quasi ogni duello individuale, pur senza capitalizzare. Linea alta, occasioni a ripetizione, ma nessun gol. E, nelle rare ripartenze ducali, la retroguardia nerazzurra ha già mostrato crepe nelle letture e nel posizionamento. Il belga, partendo da posizione centrale e allargandosi su entrambe le fasce, ha messo in costante difficoltà la difesa emiliana, che si schierava a cinque con il ripiegamento di Britschgi e Valeri.

I SEGNALI DELLA FRAGILITÀ - Il vantaggio ospite, arrivato su palla inattiva in un primo tempo dominato dalla Dea per gioco e occasioni, ha confermato le incertezze difensive. La ripartenza e l'autogol in avvio di ripresa hanno poi evidenziato una certa confusione quando l'avversario attacca in velocità. Lo stesso vale per la terza rete: squadra mal disposta nella fase di rientro – come analizza L'Eco di Bergamo – con i mediani incapaci di garantire copertura e poco aggressivi nel pressing, una fragilità che ha reso inevitabile il tris incassato in casa contro i ducali.

CAMBI SENZA EFFETTO - Le mosse dalla panchina non hanno invertito la rotta. Sarri ha chiuso con Lazar Samardžić accanto a Pašalić in mezzo al campo e con Eljif Elmas, De Ketelaere e Kamaldeen Sulemana alle spalle di Nikola Krstović. Gilardino, invece, ha rinforzato il centrocampo con un elemento di contenimento abile nella pressione come Ordóñez, gestendo con lucidità e concretezza il vantaggio fino al triplice fischio senza concedere nulla.

Tanto gioco, troppe crepe: finché la Dea non risolverà i suoi problemi difensivi, anche le serate migliori rischieranno di trasformarsi in un incubo.

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Mar 03 novembre 2026 alle 07:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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