Un primo tempo dominato, il gol subito alla prima vera occasione degli avversari e una ripresa in cui la squadra si è sciolta. Nella conferenza stampa successiva allo 0-3 casalingo con il Parma, Maurizio Sarri ha provato a decifrare una partita che, numeri alla mano, non giustifica il risultato. Il tecnico nerazzurro ha individuato nella fragilità mentale ed emotiva, e non nella tattica, la causa del tracollo, ha ammesso una mancanza di cattiveria sotto entrambe le porte, ha chiesto scusa alla società e ai tifosi e ha spiegato quale sarà il primo messaggio alla squadra nel ritiro annunciato dal direttore sportivo Cristiano Giuntoli. Con un pensiero finale per la Curva, i cui fischi, a suo dire, sono stati soltanto «d'amore».

Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com

Mister, ci aiuta a capire questo 0-3 e questa partita?
«Prima bisogna che la capisca io, perché è stata una partita difficile da decifrare: un primo tempo su ottimi livelli, forse una delle migliori frazioni giocate in questa stagione. Prendiamo gol nella parte finale del primo tempo e andiamo un po' in nervosismo: speravo che l'intervallo ci rimettesse un attimo in riga, invece siamo rientrati spenti dal punto di vista emotivo e l'abbiamo pagata duramente. Abbiamo ricominciato a giocare negli ultimi venti minuti, ma in quella fase della partita l'avevamo già pagata cara. È una partita che, a livello di numeri, non giustifica sicuramente questo risultato, però la sensazione di fragilità mentale negli ultimi cinque minuti del primo tempo e nei primi quindici-venti del secondo è netta. Quindi dobbiamo stare zitti e chiedere scusa alla società e ai tifosi, che anche stasera ci hanno dato una mano. Stare il più possibile in silenzio verso l'esterno e parlare tra di noi, per ritrovare compattezza, lucidità ed emotività positiva».

C'è una cosa che non capisco: nei primi trenta minuti avete quattro occasioni pulite, e l'ultima, dai laterali, è emblematica. Ci arrivate con sufficienza, in casa, in una gara da vincere, la prima di tre, che vi avrebbe dato positività. Poi, alla prima mezza occasione loro, uno si fa saltare davanti a Fabbian, l'altro arriva in ritardo e loro segnano. È qualcosa che può trasmettere lei ai giocatori o devono trovarlo loro, da professionisti che hanno giocato la Champions?
«È difficile. Un po' di mancanza di cattiveria in certe situazioni è venuta fuori fin dall'inizio: sono quattro-cinque partite che costruiamo situazioni favorevoli da trasformare in occasioni da gol, e facciamo fatica a farlo. E allo stesso modo, nelle situazioni difensive, in quelle sporche dentro la nostra area, ci manca qualcosa a livello di aggressività e di cattiveria, mentale e materiale. È una constatazione che stai facendo tu, ma l'ho fatta anch'io».

Guardando il percorso fin qui, con una proposta di calcio diversa da quella degli ultimi anni: lei che vive il quotidiano, sente di essere entrato nella testa dei calciatori con le sue idee o non ancora come vorrebbe?
«La partita di stasera l'abbiamo persa dal punto di vista mentale ed emotivo: l'aspetto tattico non c'entra niente. Finché la partita è rimasta in equilibrio nel risultato, perché nel gioco equilibrio nel primo tempo non ce n'era, li abbiamo messi sotto in maniera totale: la squadra ha fatto anche un calcio più di palleggio, di movimenti senza palla, di inserimenti, di combinazioni nello stretto. Quindi quello che è successo dopo non ha un'origine tattica: è stato un problema caratteriale o, penso, più emotivo. Trovarsi sotto in una partita che senti di avere completamente in mano ci ha fatto perdere lucidità, ci ha fatto andare in nervosismo e in confusione, e tutto si è trasformato in quei venti minuti brutti in cui abbiamo regalato la partita».

Lei parla di problemi caratteriali, emotivi e mentali, ma c'è anche un dato che preoccupa: quattordici gol subiti nelle ultime cinque partite, e anche prima della sosta ne prendevate due di media.
«No, prima si prendevano in maniera più accettabile. Nelle ultime partite li abbiamo presi anche in situazioni facilmente evitabili, sì: stasera abbiamo preso tre gol da una squadra che ha fatto una partita da 0,50 di expected goals, mi sembra».

Inconcepibile.
«Veramente, sì».

Nelle scorse settimane aveva parlato di tante cose da mettere a posto con il lavoro: anche questo aspetto mentale ed emotivo rientrava nel suo piano iniziale? Anche gli approcci, con tanti gol presi all'inizio dei due tempi, sono diventati un problema.
«Gli approcci sì, però negli ultimi tempi la squadra aveva dato anche la sensazione di avere reazioni potenti, forti. Stasera invece, di fronte al gol subito, ci siamo sciolti. Quindi è uno degli aspetti da mettere a posto, e probabilmente il più difficile».

Il direttore sportivo ha annunciato il ritiro da domani: qual è la prima cosa che dirà ai ragazzi quando li rivedrà?
«In questo momento bisogna parlare ad ampio raggio. L'unica cosa da fargli notare è: ripartiamo dal primo tempo. Non si può fare un primo tempo così dominato e andare negli spogliatoi sotto 1-0, alla prima volta che gli avversari entrano in area. Quindi prendiamo il positivo che c'è stato nel primo tempo e analizziamo perché un primo tempo promettente si sia trasformato in una partita così. C'è da lasciargli un aspetto positivo, ma anche da dargli da pensare».

A fine partita la squadra è andata sotto una Curva che ha cantato per novantacinque minuti nonostante lo 0-3: quanto può aiutare la compattezza di un confronto anche duro, ma sempre costruttivo e mai distruttivo?
«Io penso che nel nostro ambiente nessuno possa lamentarsi dei tifosi. Hanno fatto i tifosi per novantacinque minuti, anche mentre stavamo perdendo 3-0. Poi alla fine è chiaro che possono anche fischiare, ma sono fischi d'amore, perché qui si nota che c'è un grande amore nei confronti della squadra. Durante la partita c'è stato amore, non fischi».

Un'analisi lucida e amara, che sposta il problema dal campo tattico a quello mentale: Sarri chiede silenzio e confronto interno, convinto che la chiave per uscire da questo momento passi dal ritrovare compattezza ed emotività positiva. Il ritiro comincia subito, con un solo punto di partenza: quel primo tempo dominato che, dopo una serata che ha ribaltato i pronostici della vigilia, la Dea deve imparare a trasformare in punti.

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Sezione: Primo Piano / Data: Lun 02 novembre 2026 alle 23:46
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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