Sabato alle 11, a Zingonia, la Primavera dell'Atalanta affronta l'Inter. Sulla carta è la partita peggiore che potesse capitare dopo il 2-1 di Como: una squadra di vertice contro una formazione ferma a sette punti, con una sola vittoria e una difficoltà cronica negli avvii di gara. A guardarla meglio, però, è forse la partita migliore: quella in cui una squadra in crisi non ha nulla da perdere, e in cui può ricordarsi di che cosa significhi indossare quella maglia.

Perché la Primavera dell'Atalanta non è una squadra qualsiasi, e non lo è mai stata. È il vivaio che negli ultimi anni ha vinto scudetti, coppe e supercoppe, che ha lanciato in Serie A una generazione intera di giocatori, che ha abituato il calcio italiano a pensare a Zingonia come a una scuola. Questo gruppo, profondamente rinnovato, si porta addosso quel peso senza averne ancora la forza. È comprensibile. Ma è anche il motivo per cui le sconfitte di quest'autunno fanno più rumore di quanto farebbero altrove.

Il problema, l'abbiamo scritto, è tecnico e mentale insieme. La squadra di Bosi entra in campo come se la partita dovesse cominciare più tardi, subisce, poi reagisce. Ha dimostrato di avere carattere nei finali, contro la Lazio al 93', e di saper battere una grande, come con il Milan. Le manca la continuità e, soprattutto, la convinzione di poter fare la partita dal primo minuto. Contro l'Inter, quella convinzione non può essere un dettaglio: è la condizione per restare in partita.

C'è un parallelo che a Zingonia in questi giorni nessuno può ignorare. La prima squadra, chiusa in ritiro, si sta interrogando sul perché si spenga al primo episodio negativo. La Primavera ha il problema opposto: il primo episodio negativo arriva troppo presto. Sono due facce della stessa questione, quella mentale, e dentro lo stesso centro sportivo si lavora per risolverle entrambe. Sarebbe bello se fossero i ragazzi a dare per primi il segnale.

Bosi ha a disposizione un gruppo giovane, con qualche individualità interessante e un portiere, Sonzogni, che da quindici giorni vive la prima squadra dalla panchina e torna in Primavera a parare con una consapevolezza nuova. È da lì che si può ripartire: dalla porta, dalla compattezza, dall'idea che contro l'Inter si può perdere ma non si può non giocare. Il risultato, per una volta, conta meno dell'atteggiamento. Una sconfitta a viso aperto vale più di un pareggio strappato in difesa, perché insegna a questi ragazzi chi devono diventare.

Il calendario, dopo l'Inter, porterà Lecce e Monza: partite da vincere, per allontanare la zona bassa. Ma la stagione della Primavera, oggi, passa da sabato mattina. Non dalla classifica, ma da novanta minuti in cui una squadra in crisi può scegliere di somigliare all'Atalanta che l'ha preceduta. Paura no, sabato. Il resto si costruisce.

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Sezione: Primo Piano / Data: Mer 04 novembre 2026 alle 21:15 / Fonte: Carmine Roca
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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