L'Atalanta si prepara a tornare protagonista in Conference League, dove alla New Balance Arena è atteso il Kairat Almaty, una delle realtà più importanti del calcio kazako. Una sfida che, almeno sulla carta, vede i nerazzurri favoriti, ma che nasconde diverse insidie, soprattutto alla luce dell'emergenza infortuni che sta condizionando la squadra di Maurizio Sarri. Per conoscere più da vicino gli avversari dei bergamaschi, TuttoAtalanta.com ha intervistato in esclusiva Eldar Amanbayev, giornalista kazako, che ha analizzato il momento del Kairat, le difficoltà del calcio del suo Paese nel confronto con le principali realtà europee, i talenti da tenere d'occhio e le aspettative in vista della trasferta di Bergamo. Non manca uno sguardo all'Atalanta, ai giocatori più temuti e alle possibili protagoniste della Conference League.
Eldar, il Kairat ha perso matematicamente il titolo kazako a una sola giornata dalla conclusione del campionato. Quanto è stata grande la delusione per il club?
«All'inizio della stagione il Kairat era considerato il principale favorito per la conquista del campionato. Dopo aver raggiunto la fase campionato della Champions League, i tifosi si aspettavano ulteriori progressi e speravano che la squadra riuscisse a dare continuità ai propri successi non soltanto nelle competizioni europee, ma anche a livello nazionale. Tuttavia, un calendario particolarmente impegnativo, una preparazione precampionato condizionata dalle partite di Champions League disputate a gennaio, alcune scelte di mercato poco fortunate e l'emergere di una rivale economicamente molto forte come l'Ordabasy ne hanno complicato la stagione. Il club di Almaty non è riuscito a difendere il titolo, chiudendo il campionato al secondo posto, ma i tifosi non hanno considerato il piazzamento d'onore un fallimento totale. La squadra, inoltre, ha conquistato l'accesso alla fase campionato della Conference League, quindi sarebbe ingiusto definire negativa la stagione. Naturalmente perdere il titolo è stato deludente, soprattutto considerando le aspettative iniziali, ma il club ha continuato a competere in Europa, acquisendo un'esperienza preziosa. Inoltre, il livello della concorrenza nel calcio kazako è cambiato. Oggi ci sono più club di proprietà privata, sono arrivati nuovi investitori e le squadre hanno ingaggiato calciatori stranieri di qualità superiore. Il campionato nazionale sta diventando progressivamente più competitivo e meno prevedibile e tutti questi fattori hanno influito anche sui risultati del Kairat. Adesso il club dovrà adattarsi a questa nuova realtà se vorrà riconquistare il titolo».
Il Kairat ha perso il titolo appena tre giorni dopo la pesante sconfitta per 5-1 contro il Panathinaikos in Conference League. Gli impegni europei, iniziati già durante l'estate, possono aver condizionato il rendimento della squadra?
«Assolutamente sì. Le squadre kazake che raggiungono la fase campionato delle competizioni europee spesso non dispongono di una rosa sufficientemente ampia per affrontare due partite alla settimana per un periodo prolungato. In passato anche l'Astana ha vissuto una situazione simile: il club della capitale si è trovato talvolta costretto a sacrificare alcune partite di campionato facendo ruotare i giocatori e ci sono state persino occasioni in cui non ha schierato la migliore formazione possibile nelle competizioni europee. Il calcio di club in Kazakistan è ancora in fase di sviluppo e, per alcune società, può essere complicato persino costruire una rosa di 25 giocatori in grado di competere adeguatamente in una sola competizione. Quando una squadra è impegnata su due o addirittura tre fronti, ha bisogno di almeno 18 calciatori capaci di garantire costantemente prestazioni di alto livello e di sostenere un calendario così impegnativo. Sono convinto che in futuro i nostri club faranno tesoro di quest'esperienza. Le squadre che rappresentano il Kazakistan nelle competizioni europee dovranno sempre più costruire le proprie rose tenendo conto di questi impegni fin dall'inizio della stagione».
Il Kairat è uno dei club più importanti del Kazakistan, ma nelle competizioni europee ha incontrato diverse difficoltà. Ritieni esista un divario tecnico significativo rispetto alle squadre europee più forti?
«Il campionato kazako è decisamente indietro rispetto a molti campionati europei in termini di risorse economiche e investimenti. E non sto nemmeno facendo un confronto con i cinque principali campionati europei. Per esempio, se si osserva il valore di mercato dei giocatori scesi in campo nella partita contro il Panathinaikos, emerge una differenza enorme tra le due rose. Esiste anche un divario considerevole negli stipendi dei calciatori. Un altro fattore è rappresentato dal limite imposto agli stranieri: i club possono tesserare soltanto dieci giocatori stranieri per il campionato nazionale. Tutto questo incide sulle prestazioni delle nostre squadre nelle competizioni europee. Comprendiamo e accettiamo la realtà della situazione e la Federazione calcistica del Kazakistan ha già iniziato ad affrontare questa problematica. Tutti vorremmo vedere i nostri club competere alla pari con le principali squadre europee, ma non è qualcosa che può accadere dall'oggi al domani. Servono tempo, una strategia chiara e uno sviluppo costante. Nonostante queste difficoltà, i nostri club e i nostri giocatori continuano a lottare e ricevono il sostegno dei tifosi di tutto il Paese, anche dopo sconfitte dolorose come quelle recenti contro la formazione greca ad Almaty».
Le squadre kazake devono spesso affrontare trasferte europee lunghissime, talvolta anche con cambi di fuso orario. Quanto possono incidere questi fattori sulle prestazioni, soprattutto quando gli impegni internazionali si sovrappongono a quelli del campionato nazionale?
«Credo che le nostre squadre si siano ormai abituate a queste difficoltà e che non vi prestiamo più particolare attenzione. Naturalmente affrontare viaggi così lunghi è fisicamente impegnativo per i giocatori e richiede molto tempo. Tuttavia, le squadre che vengono a giocare in Kazakistan devono affrontare esattamente le stesse difficoltà. Direi quindi che ormai non si tratta più di un fattore decisivo per il rendimento dei nostri club. Quando il Kairat giocava in Champions League aveva un po' più di tempo per recuperare, perché le partite del campionato nazionale erano programmate la domenica. Nell'attuale stagione di Conference League ci sono state soltanto due occasioni in cui il calendario ha creato una situazione analoga. Adesso che il campionato kazako è terminato, il Kairat avrà tempo sufficiente per preparare le restanti partite europee. Questo permetterà alla squadra di concentrarsi completamente su questi incontri, senza doversi preoccupare degli impegni nazionali».
Dopo la pesante sconfitta contro il Panathinaikos, qual è stata la reazione nell'ambiente Kairat e quali sono le aspettative della squadra per il prosieguo della Conference League?
«L'obiettivo principale del Kairat in questa competizione è acquisire esperienza giocando a questo livello. Naturalmente ci piacerebbe anche raggiungere i playoff. Il Kairat ha già maturato esperienza affrontando avversarie persino più prestigiose in Champions League, tra cui Real Madrid, Arsenal e Inter. Il club non ha mai indicato pubblicamente la qualificazione ai playoff come un obiettivo preciso, ma sono sicuro che la dirigenza coltivi quest'ambizione. Dopotutto, perché partecipare alle competizioni europee se non si vuole vincere? In questa fase il primo passo è raggiungere i playoff, poi vedremo che cosa sarà possibile fare. Conoscevamo la forza del Panathinaikos e avevamo studiato la sua rosa, che comprende diversi giocatori molto conosciuti, come Stefan de Vrij, che per diversi anni è stato un difensore fondamentale dell'Inter. La sconfitta ha provocato una reazione molto forte da parte dei giornalisti, soprattutto perché il Kairat giocava in casa. Tuttavia, andando oltre il risultato e analizzando la partita, si può vedere che diversi gol subiti sono arrivati in seguito a nostri errori. Questo non toglie nulla ai meriti del Panathinaikos, ma il risultato finale non racconta completamente l'andamento dell'incontro».
Come descriveresti l'identità tattica del Kairat? Quali sono i principali punti di forza e le debolezze che l'Atalanta potrebbe sfruttare? Quali giocatori potrebbero creare maggiori difficoltà alla difesa nerazzurra?
«Considerando che tiferò per il Kairat, preferirei non svelare troppo sui moduli tattici e sulla capacità della squadra di adattarsi alle diverse situazioni… Posso però dire che il Kairat pratica un calcio tecnico, basato sulle combinazioni di gioco. Abbiamo buoni giocatori in ogni ruolo e vi consiglierei di tenere particolarmente d'occhio il nostro giovane portiere Temirlan Anarbekov, il terzino destro Aleksandr Mrynskiy e l'attaccante Jorginho, che in passato ha trascorso un periodo nel settore giovanile del Real Madrid. Sono tra i giocatori che si stanno distinguendo maggiormente nel Kairat in questo momento. Credo che soprattutto i primi due abbiano le qualità per adattarsi al calcio italiano e competere in Serie A».
Oltre ai giocatori che hai appena citato, ci sono altri giovani talenti del Kairat che meritano particolare attenzione?
«Ci sono anche un paio di altri giovani talenti che vale la pena seguire. Uno di questi è Azamat Tuyakbayev, particolarmente pericoloso sui calci di punizione. Un altro è Ismail Bekbolat, un giocatore il cui talento, a mio parere, è paragonabile a quello di Dastan Satpaev, che il Kairat ha ceduto al Chelsea. Sono giovani con un grande potenziale e credo che in futuro potrebbero attirare ulteriormente l'attenzione».
L'Atalanta sta attraversando una vera e propria emergenza infortuni, con diversi giocatori indisponibili. Qual è invece la situazione del Kairat? Ci sono assenze importanti e quale formazione ti aspetti di vedere a Bergamo?
«Anche il Kairat ha qualche assenza, ma la nostra situazione non è minimamente grave quanto quella dell'Atalanta. La squadra si è già abituata a giocare senza il difensore brasiliano Lucas Africo, che è stato sostituito con successo dal nazionale kazako Aleksandr Shirobokov. Non ci sono altre assenze particolarmente importanti, quindi il Kairat arriverà a Bergamo con una rosa praticamente al completo e spero che la squadra riesca a dare battaglia a un'avversaria che parte favorita».
I tanti infortuni nell'Atalanta vengono visti come un possibile vantaggio per il Kairat? C'è maggiore ottimismo all'interno del club e tra i tifosi sulla possibilità di ottenere un risultato positivo a Bergamo?
«Conosciamo la qualità dei nostri avversari e nutriamo un grande rispetto per l'Atalanta, un club che compete in uno dei campionati più forti del mondo. Nonostante i problemi legati agli infortuni, sappiamo che i nerazzurri resteranno i favoriti, soprattutto giocando in casa. Come ho già sottolineato, acquisire esperienza nelle competizioni europee rappresenta un obiettivo importante per il Kairat in questa fase. Questo, però, non significa assolutamente che verremo a Bergamo soltanto per fare presenza. Avremo le nostre occasioni e la chiave sarà riuscire a sfruttarle, mantenendo allo stesso tempo solidità e disciplina difensiva. È proprio questo che rende il calcio così speciale: in novanta minuti può succedere qualsiasi cosa. Riconosciamo la forza dei nostri avversari, ma certamente non abbiamo paura di loro. Avremo anche alcuni tifosi in arrivo dal Kazakistan, quindi i nostri giocatori di Almaty non saranno privi di sostegno a Bergamo».
Che tipo di partita ti aspetti alla New Balance Arena?
«Prima di tutto vogliamo vedere il fuoco negli occhi dei nostri giocatori e una vera voglia di lottare per ottenere un risultato positivo. La squadra ha un nuovo allenatore e spero che la sua energia possa avere un effetto positivo sui calciatori e che si possa vedere concretamente in campo la sua filosofia di gioco. Vogliamo tornare da Bergamo con dei punti. Sono convinto che anche un solo punto per noi avrebbe il sapore di una vittoria».
Come viene considerata l'Atalanta in Kazakistan? Quali sono i giocatori nerazzurri più conosciuti e temuti?
«Il calcio italiano è molto popolare in Kazakistan e naturalmente seguiamo con grande attenzione il vostro campionato. Prima di tutto vorrei sottolineare il valore del vostro allenatore, della sua filosofia e del suo approccio tattico. Maurizio Sarri è un tecnico di grande esperienza e uno dei migliori allenatori italiani della sua generazione. L'Atalanta ha costruito una rosa molto forte in questa stagione, con giocatori come Ederson e Charles De Ketelaere che spiccano particolarmente. Mi soffermo soprattutto su di loro perché sono tra quelli che mi aspetto di vedere in campo contro il Kairat. L'Atalanta dispone di una rosa ben equilibrata ed è un peccato che gli infortuni impediranno ad alcuni giocatori di prendere parte alla sfida contro la formazione kazaka. Ci sarebbero molti calciatori da menzionare, ma in questo momento Ederson e De Ketelaere sono quelli che, a mio parere, rappresentano le minacce maggiori».
Guardando al calcio europeo, quali campionati consideri attualmente i più competitivi? E quale squadra vedi favorita per la vittoria della Conference League 2026/27?
«Come ha dimostrato l'esperienza in questa competizione, qualsiasi squadra proveniente dai cinque principali campionati europei può arrivare fino in fondo. Le rappresentanti di questi tornei devono sempre essere considerate tra le favorite. In base alla forma e ai risultati attuali, metterei in evidenza il Brighton della Premier League. In questo momento sta dimostrando di essere molto forte. Tuttavia, le cose possono cambiare notevolmente quando inizieranno i playoff. A quel punto molto dipenderà dalla condizione dei singoli giocatori e dalla capacità degli elementi più importanti di farsi trovare pronti e fare la differenza nei momenti decisivi. Anche l'Atalanta deve essere considerata tra le pretendenti alla vittoria. Il Monaco, in Francia, poi, ha iniziato la stagione in maniera promettente e anche l'Ajax, che è riuscito a battervi piuttosto nettamente, potrebbe riservare qualche sorpresa. Credo sia ancora troppo presto per indicare una favorita assoluta. Molto dipenderà da come cresceranno le squadre nei prossimi mesi e dalla condizione con cui arriveranno alle fasi decisive della competizione».
Infine, qual è il tuo pronostico per Atalanta-Kairat?
«Sarà una partita molto difficile per il Kairat. Conosciamo la forza dell'Atalanta, ma non credo sarà facile per voi. Molto dipenderà dal primo tempo. Se il Kairat riuscirà a mantenere il risultato in equilibrio fino all'intervallo, avrà la possibilità di rendere interessante la seconda parte della gara. La cosa più importante sarà evitare di subire un gol nei primi minuti, com'è successo contro il Panathinaikos. Naturalmente tiferò per la nostra squadra, ma se devo essere completamente sincero, credo che la qualità individuale dell'Atalanta e il fattore campo finiranno per fare la differenza. Mi aspetto una vittoria convincente della formazione orobica».
Dalle parole di Eldar Amanbayev emerge il ritratto di un Kairat consapevole del divario tecnico ed economico che lo separa dalle principali realtà europee, ma determinato a giocarsi le proprie possibilità senza timori reverenziali. La fine del campionato kazako consentirà alla formazione di Almaty di concentrarsi esclusivamente sulla Conference League, mentre l'Atalanta dovrà fare i conti con un'infermeria ancora affollata. I nerazzurri partono favoriti, ma il messaggio che arriva dal Kazakistan è chiaro: il Kairat non verrà a Bergamo per fare da comparsa. E se per gli ospiti anche un pareggio avrebbe il sapore di una vittoria, per la squadra di Sarri sarà fondamentale non sottovalutare l'avversario e ritrovare quella concretezza necessaria per proseguire il proprio cammino europeo.
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