Costinha torna a parlare della sua esperienza all'Atalanta e lo fa con parole durissime. Alla vigilia di Porto-Napoli, in un'intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, l'ex centrocampista campione d'Europa con il Porto di José Mourinho ha ripercorso il suo passato in nerazzurro, svelando un retroscena clamoroso: nel 2009 era tutto pronto per il suo trasferimento all'Inter del suo vecchio allenatore, ma fu proprio l'Atalanta a bloccare l'operazione. «Ho pagato le scelte di due dirigenti scorretti e incapaci», è la sua sintesi amara.

IL SOGNO DELLA SERIE A - Costinha era arrivato a Bergamo con grandi ambizioni. Il campionato italiano era sempre stato il suo obiettivo, alimentato dai ricordi del Milan degli olandesi e dell'Udinese di Zico, al punto da lasciare l'Atlético Madrid, dove era vicecapitano. A volerlo fu Luigi Delneri, che lo aveva allenato per un paio di mesi al Porto. Ma dopo l'esordio, nell'unica partita disputata con la maglia nerazzurra contro il Parma, tutto cambiò: «Giocai la prima, poi mi feci male e da lì... non mi hanno più preso in considerazione». E aggiunge un dettaglio pesante: «Non mi facevano nemmeno allenare con la squadra».

LO SCAMBIO CON DACOURT - Da quella situazione nacque anche una vertenza legale, ma il portoghese racconta un episodio che definisce paradossale. Nel 2009 trovò l'accordo con Mourinho per trasferirsi all'Inter: in nerazzurro non giocava mai e il tecnico portoghese riteneva che un uomo della sua esperienza potesse essere utile nel proprio spogliatoio. L'operazione prevedeva uno scambio con Olivier Dacourt, ma all'improvviso il club bergamasco si oppose. La sua reazione, ancora oggi, è incredula: «Ma come, non gioco mai, parlate male di me e volete tenermi qui a marcire regalandomi lo stipendio?». Una scelta che lui legge così: «Credo che se fossi andato via e avessi fatto bene qualcuno avrebbe perso la faccia». E il rimpianto più grande: «Magari sarei passato dallo stare in tribuna alla vittoria del Triplete».

LE FUGHE AD APPIANO - Anche Mourinho, racconta, rimase sbalordito: «Mi chiamò dicendomi che era assurdo». Da lì una situazione quasi surreale. A Bergamo il centrocampista si allenava da solo e in orari differenti rispetto al gruppo, e allora ne approfittava per raggiungere il suo vecchio maestro: «Quindi scappavo... e andavo da José», ad Appiano Gentile, per assistere agli allenamenti dell'Inter.

CONTE E LE MANI LEGATE - Nulla cambiò nemmeno con l'arrivo in panchina di Antonio Conte. Il portoghese ricorda di essere stato preso da parte dal nuovo tecnico, che gli prospettava un ruolo importante: «So che Antonio mi voleva». Ma anche lui, prosegue, si sarebbe scontrato con i limiti imposti dall'alto: «Ma scoprii pure lui di avere le mani legate». Secondo Costinha, a decidere erano sempre gli stessi due dirigenti, responsabili di avergli reso la vita un inferno in una parentesi bergamasca ancora oggi carica di veleni.

IL LEGAME CON BERGAMO - Nonostante tutto, il ricordo della città resta positivo. Costinha parla di una Bergamo bellissima, di una tifoseria e di uno spogliatoio di cui conserva un affetto sincero, tanto da avere ancora oggi un gruppo WhatsApp con Cristiano Doni, Sergio Floccari, Leonardo Talamonti e altri ex compagni. Il rammarico, però, è profondo: «Sono triste di non aver potuto dare il mio contributo per colpa di due incompetenti».

GLI ALTRI TEMI: PORTO, FARIOLI E MOURINHO - Nel resto dell'intervista, Costinha presenta la sfida tra Porto e Napoli descrivendo i portoghesi come una squadra coraggiosa, che non rinuncia mai a giocare il pallone, e indicando in André Silva, Samu, Pepê e Gabri Veiga le principali minacce per la difesa azzurra. Elogi anche per Francesco Farioli, descritto come un tecnico «moderno, stakanovista, maniacale», destinato a una grande carriera. Ma il paragone con Mourinho non regge: per l'ex centrocampista lo Special One era all'epoca vent'anni avanti a tutti nella comunicazione e nella gestione del gruppo, e il segreto di quel Porto vincente era lo spirito di famiglia, ancora vivo oggi, al punto che i due si sentono ogni settimana. Nel pronostico, nessuna certezza, ma una preferenza: se dovesse scommettere, punterebbe sulla squadra di Farioli.

Un'unica presenza, un trasferimento negato e un Triplete solo sognato: a distanza di anni, la ferita di Costinha con l'Atalanta è ancora aperta.

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Sezione: L'angolo degli ex / Data: Mer 04 novembre 2026 alle 22:56
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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