37 anni festeggiati oggi, da direttore sportivo dello Sporting Lisbona, con un sorriso a spegnere le candeline. Pensando, con un ghigno a bocca spalancata, a quei dirigenti fasciati di nerazzurro compiutamente gabbati come allocchi nel passato recente. Inculcando loro l'idea fallace di essere un calciatore di grido. La Lamborghini gialla, spesso lucidata a specchio dall'inserviente in tuta di turno nel parcheggione interno del Centro Bortolotti. I vestiti all'ultimo grido, stile gangster in permesso premio. I sacchetti al braccio, di ritorno dalle boutique più disparate. Le valigie lasciate in albergo in zona via Montenapoleone a Milano, dopo il solito shopping sfrenato, e mandate a prendere tramite il malcapitato fattorino. Infine, last but not least, un'unica presenza a giustificare - si fa per dire - uno stipendietto annuo da 750 mila euro a botta. Istantanee nitide e forse non note a tutti, ma più che esaustive per illustrare il senso profondo dell'avventura bergamasca di Franciso Josè Rodrigues da Costa, professione calciatore. Chi si cela dietro questo nome da Odissea del pallone? A futura memoria, valga la citazione semiseria del messaggino inviato dall'ufficio stampa di Zingonia ai cronisti sportivi che si occupano di Atalanta e dintorni quel non troppo lontano 23 febbraio 2010: "Risoluzione consensuale per Costinha. Ciao".

Poche parole, permeate di un'ironia nemmeno velatissima, per liquidare l'oneroso triennale dal sapore della beffa con cui la società dei Ruggeri aveva deciso di ricoprire d'oro uno degli eroi del Porto dell'epopea di Josè Mourinho. Il mediano mulatto, nato a Lisbona il primo dicembre 1974, si limitò a cinquantaquattro minuti alla seconda giornata del suo primo - e ultimo, di fatto - campionato italiano di serie A con la maglia della Dea. Quel 2 settembre 2007, Gigi Delneri a presidiare la tolda di comando, il Parma fu battuto a Bergamo grazie ai gol di una coppia di pazzi scatenati, Riccardo Zampagna e Moris Carrozzieri. Discussi e sopra le righe finché si vuole, ma nondimeno giocatori veri. Al contrario del nostro, con tutto il rispetto. Assillato da non meglio specificati problemi fisici, il nazionale portoghese - due titoli nel suo Paese, una Champions League e una Coppa Intercontinentale, l'argento agli Europei 2004 tra gli altri trofei in bacheca: un miracolato dello Special One, a farla breve, anche se aveva vinto uno scudetto e due coppe di Francia col Monaco - ci mise ben poco a sparire o quasi dalla circolazione.

Quel che è certo è che il campo non lo vide più, se non in allenamento, prima di essere inghiottito nella bella vita al soldo di un front office sempre più contrariato per la fregatura solenne presa in saccoccia. E poi? Presenze a Zingonia per onor di firma e obbligo contrattuale, contrassegnate dalle "fatiche" illustrate al primo paragrafo. Salutando la truppa nell'inverno della retrocessione, con Gregucci, Conte e Mutti a non sapere che farsene. Tanti auguri, bidone.

Sezione: Auguri a... / Data: Gio 01 dicembre 2011 alle 10:00
Autore: Simone Fornoni
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