Edy Reja compie oggi 81 anni. Nato a Lucinico, alle porte di Gorizia, il 10 ottobre 1945, è stato l'allenatore dell'Atalanta dal 4 marzo 2015 al giugno 2016: quindici mesi che il tifoso ricorda come la parentesi tra la paura e la rivoluzione.

Quando arrivò, la squadra era a tre punti dalla zona retrocessione e aveva appena salutato Colantuono. Reja la prese in mano con la calma di chi aveva già portato in Serie A Brescia, Vicenza, Cagliari e Napoli, e la portò alla salvezza senza drammi. L'anno dopo, l'unico pieno sulla panchina nerazzurra, fece lo stesso: cinquantatré panchine complessive, quattordici vittorie, venti pareggi, diciannove sconfitte, e due salvezze che a Bergamo, in quegli anni, erano ancora l'obiettivo dichiarato.

Il momento che lo lega alla memoria del tifoso non è una partita, è una consegna. Nel giugno 2016 la società scelse di cambiare e di affidare la squadra a Gian Piero Gasperini: Reja lasciò un gruppo sano, ordinato, abituato a soffrire con dignità. Su quella base è cominciato tutto il resto. Chi oggi racconta l'Atalanta d'Europa dimentica spesso che il primo mattone è stato la normalità restituita da un allenatore di settant'anni.

Dopo Bergamo, Reja non si è fermato: commissario tecnico dell'Albania dal 2019 al 2022, poi un ultimo passaggio sulla panchina del Gorica, in Slovenia, nella primavera del 2023, a settantasette anni, nella terra delle sue origini familiari. Un uomo di confine, in tutti i sensi.

Oggi che l'Atalanta vive un altro passaggio di epoca, con Sarri chiamato ad aprire un nuovo ciclo e a spiegare cosa cambia nel suo calcio, la lezione di Reja torna utile: prima si rimette in ordine la casa, poi si pensa a quanto renderla bella.

Auguri, Edy: Bergamo non dimentica chi l'ha tenuta a galla prima di insegnarle a volare.

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Sezione: Auguri a... / Data: Sab 10 ottobre 2026 alle 07:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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