Chi ha frequentato una camera oscura sa che la fotografia non appare di colpo: il foglio bianco galleggia nel bagno di sviluppo, poi un contorno, poi un'ombra, e solo alla fine il volto. Se la tiri fuori troppo presto resta un fantasma; se la lasci troppo a lungo si brucia. Charles De Ketelaere è da settimane in quel bagno, e l'Atalanta di Maurizio Sarri lo guarda galleggiare con la pazienza di chi sa che l'immagine c'è, ma non riesce ancora a vederla. Domani pomeriggio alla New Balance Arena, contro il Frosinone, scade il tempo di posa.

I numeri di Amsterdam sono quelli di una presenza soffice, e il termine non è mio ma è esatto: nessun tiro in porta, otto palloni persi e cinque recuperati, nessun fallo subito. Un trequartista che non viene mai falciato è un trequartista che gli avversari non sentono il bisogno di fermare. Il gol manca dal 10 gennaio, ma Sarri ha ragione a derubricarlo: il problema di Charles non è la porta, è la benzina. Il Mondiale gli ha lasciato scorie addosso, e si vede nel passo. Stiamo parlando di condizione, non di talento: il talento, nel bagno di sviluppo, c'è ancora tutto.

Sarri l'ha accentrato, da ala a sottopunta, per fargli fare meno strada e togliergli i ripiegamenti esterni. Non il centravanti che fa nel Belgio, ma la posizione in cui il suo tocco può pesare di più e costare di meno. La scossa non è arrivata, e mercoledì sera il tecnico ha scelto le parole che un allenatore riserva ai giocatori a cui crede davvero: «Prima o poi farà una panchina anche lui, ma se vogliamo che faccia la differenza dobbiamo supportarlo in questo momento. Quando farà bene lo abbracceremo tutti e adesso ce lo stringiamo forte». È un abbraccio, ma contiene anche una clausola. Ve ne siete accorti, vero?

Perché l'Atalanta un credito con lui ce l'ha già. Nel 2023 gli tese la mano dopo l'anno a vuoto al Milan, che l'aveva pagato 36,5 milioni al Bruges per non vederlo segnare mai: prestito a 3 milioni, riscatto a 22, un investimento che a Bergamo allora pareva robusto e che la prima stagione, 14 gol e 11 assist, trasformò in un affare. La scommessa fu vinta subito, non fu un azzardo. Oggi la mano dovrebbe tenderla lui, perché il club ne ha bisogno più di quanto ammetta. Ma torniamo al presente, che è stretto.

Strettissimo. Sessantaquattro ore e spiccioli separano la beffa dell'Ajax dal Frosinone di Massimiliano Alvini, che non gioca dal 16 ottobre e arriva con nove giorni di gambe fresche: una seduta vera, un risveglio muscolare, lo stadio. Nessun infortunato recupera, e il reparto offensivo non è immune dai guai che hanno spolpato Sarri dei difensori centrali: senza Giacomo Raspadori e Kamaldeen Sulemana restano due centravanti, Gianluca Scamacca e Nikola Krstović, un'ala sinistra, Jonathan Rowe, e lui. Eljif Elmas e Nicola Zalewski sono esterni preziosi per gli equilibri, non per la fantasia. Il conto è presto fatto: la Dea che ad Amsterdam ha trovato un'applicazione difensiva finalmente sarriana ha prodotto un solo tiro nello specchio. Senza De Ketelaere, l'imprevedibilità non ha un altro indirizzo.

Avrei scommesso, a settembre, che la condizione post-Mondiale si sarebbe risolta in tre settimane? Sì, e ne sono passate sette. Me ne assumo la quota. Ma resto dell'idea che il foglio non vada tirato fuori dal bagno: il volto è lì sotto, lo abbiamo già visto una volta, e i volti non si disimparano. Titolare o da subentrato, domani riparte la caccia al vero Charles. L'unica cosa che l'Atalanta non può più permettersi è continuare a inseguire i contorni dei ricordi.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Copertina / Data: Sab 24 ottobre 2026 alle 12:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture