Romano Schmid è una delle chiavi del sorprendente avvio del Frosinone, e in una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport il trequartista austriaco ha aperto le porte dello spogliatoio ciociaro. Arrivato in estate per circa dieci milioni, Romano Schmid ha impiegato poche settimane per lasciare il segno: intensità, dribbling negli spazi stretti e già tre assist in sette giornate di Serie A, un bottino che in campionato solo un giocatore ha superato. Un metro e sessantotto di talento e carattere al servizio di una squadra che oggi occupa il sesto posto.

ALVINI E GLI ALLENAMENTI - Il primo pensiero va all'allenatore, di cui Schmid apprezza soprattutto la schiettezza: «Una grande persona, simpatico». Un rapporto fondato sull'onestà reciproca, con un tecnico che trasmette energia già dal riscaldamento. Poi, con un sorriso, arriva l'avvertenza: «C'è solamente un problema con lui». Quale? «Gli allenamenti. I più duri della mia vita». L'austriaco, aggregatosi a metà agosto, racconta di aver scambiato la sua prima settimana di lavoro per una seduta di preparazione estiva, e ne trae una conclusione eloquente: «Il precampionato con Alvini dev'essere un incubo». Una fatica che si traduce in campo, come dimostra il ricordo della sfida con il Como, rivissuta immaginando lo stupore degli avversari: «Chi sono questi 11-12 pazzi che lottano su ogni pallone?». La firma di Massimiliano Alvini, insomma, si vede nelle gambe.

RAIMONDO, «UNA SPECIE DI CR7» - Sul centravanti, rivelazione assoluta del campionato, Schmid sceglie un paragone impegnativo: Antonio Raimondo è «una specie di CR7 per la fiducia che ha nelle sue possibilità». Non una questione di tecnica, dunque, ma di testa: la convinzione di poter segnare in qualsiasi momento. E soprattutto la disponibilità ad ascoltare, merce rara tra gli attaccanti con cui l'austriaco ha condiviso il campo. Il dettaglio che lo colpisce di più è l'atteggiamento dopo l'errore: l'attaccante «sorride anche quando sbaglia, convinto che una nuova chance arriverà». Un ritratto che spiega più di tante statistiche la parabola del giovane bomber.

IL SEGRETO DEL FROSINONE - Alla domanda su cosa renda speciale questo gruppo, la risposta è immediata: «Siamo una famiglia. Non dico che siamo un Leicester». Una squadra consapevole delle proprie origini e dei margini di crescita, che trova in Giacomo Calò l'emblema: un regista con un passato quasi interamente in cadetteria che, nelle parole del compagno, «sembra che abbia 100 partite in Serie A». Poi due nomi su cui scommettere. Ghedjemis lo ha impressionato più di tutti, tecnica, uno contro uno e tiro, tanto da meritarsi una profezia: «È un top top player». E Masini, che Schmid definisce scherzosamente «il mio bodyguard», per la ferocia con cui vince i duelli. Ingredienti che spiegano perché i ciociari siano diventati una delle rivelazioni di questo avvio di Serie A.

OBIETTIVI: SALVEZZA, EUROPA E DIECI ASSIST - La salvezza con un mese d'anticipo, ad aprile? «Sì, certo, ma dobbiamo lavorare». E sull'Europa, Schmid non si nasconde dietro la prudenza: concede un 1% di possibilità, perché il contrario sarebbe un errore di approccio. «Se dici di no, non hai la mentalità giusta», spiega, convinto che nel calcio nulla sia precluso. Anche il traguardo personale è ambizioso: arrivare in doppia cifra negli assist. «Si può fare, è realistico», assicura, pur ribadendo che la priorità resta la crescita sua e della squadra.

IL MITO DYBALA - Il legame con il fantasista argentino, unico davanti a lui nella classifica degli assistman, non è casuale. Da adolescente, a sedici o diciassette anni, i suoi riferimenti erano tre creativi: Messi, Götze e Paulo Dybala. Con l'ultimo il rapporto è quasi un'ossessione giovanile: «Volevo diventare come Paulo». Al punto da imitarlo anche fuori dal campo, con lo stesso tatuaggio sul polpaccio, un pallone sormontato da una corona.

IL «NANO VELENOSO» - Quello di «Messi delle Alpi» è solo uno dei tanti soprannomi collezionati in carriera. Il ct dell'Austria Ralf Rangnick lo chiama «giftzwerg», nano velenoso, per la combinazione di statura ridotta e aggressività. E Schmid ne va fiero: «Quelli grossi non amano giocare contro di me». Da bambino, invece, era il «mago»: parola che a quindici anni, al primo allenamento con la prima squadra, si fece scrivere sugli scarpini, incassando le prese in giro dei compagni senza farsi deviare dalla propria strada.

LA FAMIGLIA AL PRIMO POSTO - Oggi sulle scarpe ci sono i nomi dei figli, ai quali l'austriaco ha dedicato anche la scelta di vivere a Roma, dove frequentano una scuola internazionale: ogni giorno due ore d'auto per raggiungere il campo. Un sacrificio vissuto con naturalezza, perché la paternità gli ha cambiato le priorità: «Non puoi pensare solo a te stesso». E anche il carattere: oggi è più equilibrato, al punto da confessare di essere «meno emotivo», capace di lasciare fuori dalla porta di casa le tensioni della partita.

Fatica, famiglia e fantasia: nel Frosinone che stupisce la Serie A, Schmid è il piccolo grande motore delle idee.

© Riproduzione Riservata

© foto di www.imagephotoagency.it
Sezione: Rassegna Stampa / Data: Sab 24 ottobre 2026 alle 07:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture