L'Atalanta torna da Amsterdam con una sconfitta che non compromette né il percorso in Conference League né il progetto di ricostruzione, ma che impone una riflessione seria. Ogni ko nasconde qualcosa che non ha funzionato, e un cantiere tecnico ambizioso come quello nerazzurro si misura anche dalla capacità di guardare in faccia i propri limiti, soprattutto nei periodi più complicati.

IL VERO ERRORE DELLA DEA - Gli sbagli individuali sui due gol olandesi sono evidenti. Relja Obrić si lascia scalzare da Tolu Arokodare anziché prendere tempo, Raoul Bellanova viene superato da Ouazane, Marco Carnesecchi si fa battere sul proprio palo. Ma ridurre tutto a questi episodi sarebbe fuorviante. Allargando lo sguardo alla gara intera, e al percorso di cui fa parte, la colpa principale è stata un approccio troppo remissivo, che ha richiamato da vicino la trasferta di Roma di circa sei settimane fa.

IL PARALLELO CON L'OLIMPICO - È proprio questa somiglianza a preoccupare di più: a distanza di un mese e mezzo, ci si ritrova a discutere degli stessi problemi. Contro un Ajax inferiore alla Roma, l'esito poteva essere migliore e un pareggio era alla portata. Il calcio, però, ha seguito una logica tutta sua e il passivo è stato persino più netto, 2-0 in Olanda contro il 2-1 nella capitale. In entrambi i casi la squadra è crollata negli istanti conclusivi o addirittura nel recupero, dopo una ripresa in cui era cresciuta. Eppure, a ben vedere, un doppio svantaggio già all'intervallo non avrebbe sorpreso nessuno.

LA MEZZ'ORA INIZIALE - Nella prima parte della serata di giovedì i lancieri avevano già avuto l'occasione per indirizzare la partita: al 6' la conclusione di Rosa era stata deviata sul palo da Gianluca Gaetano, alla mezz'ora Marcos Leonardo aveva fallito clamorosamente a tu per tu con il portiere. Alla fine a risolvere la contesa sono stati due uomini entrati dalla panchina di Míchel, e anche qui emerge un tema delicato: l'incidenza dei cambi, nettamente a favore degli olandesi.

LE OCCASIONI SPRECATE - Il nodo, tuttavia, resta l'equilibrio complessivo, sbilanciato in modo vistoso verso la protezione della propria area a scapito delle rare iniziative offensive. Anche in questo caso le analogie con Roma sono evidenti: ad Amsterdam il sinistro impreciso di Gaetano allo scadere del primo tempo, all'Olimpico l'errore di Nikola Krstović dopo il vantaggio firmato da Ederson. In entrambe le partite, poi, due o tre ripartenze promettenti sono andate sprecate per un dettaglio, come quella partita da un'iniziativa di Nicola Zalewski e rifinita male da Lazar Samardžić per Eljif Elmas, rimasto completamente solo.

IL PREZZO DEL CONTENIMENTO - Le due reti finali possono sembrare frutto della sfortuna. Oppure no. Una squadra costretta a difendersi per quasi tutti i novanta minuti consuma energie fisiche e nervose in quantità, e quando la fatica comincia ad annebbiare lucidità e attenzione gli errori diventano quasi inevitabili. È esattamente ciò che è accaduto, prima nella capitale e poi in Olanda.

DE KETELAERE E IL PRESSING - C'è poi una seconda considerazione, che riguarda un ruolo solo apparentemente offensivo come quello del trequartista centrale. Charles De Ketelaere ha mostrato la sua classe, lanciando per due volte Davide Zappacosta nel cuore della difesa avversaria sulla fascia sinistra, ma – come evidenzia L'Eco di Bergamo – è venuto meno in un compito essenziale nel 4-2-3-1: aggredire la prima costruzione per sostenere la coppia Ederson-Gaetano, sempre in inferiorità contro i tre centrocampisti dell'Ajax, con Amrabat lasciato troppo libero davanti alla difesa. Nell'Atalanta dei giorni migliori quel lavoro spettava a uomini di sostanza adattati, come Mario Pašalić, Bryan Cristante o Jasmin Kurtić, ma anche a un talento offensivo come Alejandro Gómez. Ed è lo stesso compito che oggi si chiede a chi agisce alle spalle della punta.

IL CASO ROWE - Resta un altro interrogativo: lo spazio ridotto concesso a Rowe. Anche a Roma l'inglese era rimasto in panchina per tutta la gara: era arrivato da poco, è vero, ma nella stessa condizione si trovava Franck Kessie, che invece entrò. Un giocatore così particolare, pur con una conoscenza limitata dei meccanismi, avrebbe potuto colpire negli spazi concessi da una squadra alta come quella giallorossa, o quantomeno dare respiro alla retroguardia. Uno scenario che si è ripetuto giovedì, quando un Ajax attaccato in profondità avrebbe potuto soffrire. Valutazioni, però, che appartengono al territorio dei giudizi a posteriori, dove ogni tesi trova la sua smentita.

ATALANTA-FROSINONE - Di concreto, invece, c'è l'impegno di domani alle 15 alla New Balance Arena, dove arriva un Frosinone che in classifica ha quattro punti più dei nerazzurri, 13 contro 9. Un avversario dal calcio estremamente dinamico e aggressivo, capace di mettere in difficoltà gli uomini di Maurizio Sarri, reduci da una serata dispendiosa e da un lungo viaggio, con poche alternative a disposizione soprattutto nel reparto arretrato. E giovedì sera, alle 20.45, ci sarà già la trasferta di Firenze.

Serve stringere i denti e ritrovare quell'identità atalantina che va oltre qualsiasi schema.

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Sab 24 ottobre 2026 alle 08:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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